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domenica 23 marzo 2014

Intervista a Dolores Juliano di Itziar Abad




Da Intersezioni

Se la prostituzione non fosse accompagnata dal rifiuto sociale, potrebbe risultare allettante per molte persone

Intervista a Dolores Juliano di Itziar Abad. Traduzione di Serbilla Serpente revisione di feminoska, articolo originale qui.
Se la prostituzione non fosse accompagnata dal rifiuto sociale, potrebbe risultare allettante per molte persone
L’antropologa Dolores Juliano sostiene che, siccome “il modello di sposa e madre devota è davvero poco attraente, l’unico modo per ottenere che le donne vi si adeguino è assicurarsi che l’altra possibilità sia peggiore”.
Dolores Juliano (Necochea, Argentina, 1932) ha studiato a fondo le strategie culturali e di dominazione di genere contemporanee, così come i saperi e le pratiche delle collettività oppresse che le fronteggiano. El juego de las astucias. Mujer y construcción de mensajes sociales alternativos (1992); La prostitución: el espejo oscuro (2002); o Excluidas y marginales: una aproximación antropológica (2004) ce lo raccontano bene. Questa dottora in Antropologia e professora dell’Università di Barcellona ha fatto parte, fino al suo pensionamento, del progetto ‘Mujeres bajo sospecha. Memoria y sexualidad (1930-1980)’ condotto da Raquel Osborne. In esso, Juliano analizza i modelli di sessualità vigenti durante il franchismo e come l’omosessualità femminile fosse condannata al silenzio e all’invisibilizzazione.
I modelli di sessualità femminile sono cambiati rispetto a quelli dell’epoca della dittatura, oppure è cambiata la forma ma la sostanza è la stessa?
E’ cambiata la società. La chiesa cattolica mantiene i modelli sessuali tradizionali. L’idea di peccato o di devianza è molto presente in essa e nelle religioni monoteiste. Nel protestantesimo ci sono modelli puritani assolutamente fondamentalisti. Il dettato delle leggi religiose sembra ugualitario, ma nella pratica non è mai stato così.
Queste religioni sono più permissive con la sessualità maschile?
Sì, e ciò ha a che vedere con i modelli religiosi e l’organizzazione sociale. Le società patrilineari e patrilocali sono molto restrittive rispetto alla sessualità femminile.
Patrilineari e patrilocali?
Intendo dire che l’eredità, i beni, l’appartenenza al gruppo e il cognome si trasmettono per linea maschile e la patrilocalità, per parte sua, significa che le nuove coppie si stabiliscono, lavorano o convivono con il gruppo dell’uomo e non con quello della donna. E’ il modello che si è imposto attraverso conquiste e colonizzazioni. Lo status sessuale della donna è sempre sospetto, ed è soggetto a controllo. Dalla sua fedeltà dipende, ad esempio, che il titolo nobiliare venga trasmesso al figlio biologico del marito. Attraverso la donna si trasmettono i mezzi e l’appartenenza, ma resta sempre una straniera ambigua, una donna aliena che si è introdotta nella famiglia dell’uomo. Esiste un doppio standard di moralità.

giovedì 11 luglio 2013

“La scuola di Venere” il manuale sessuale dell’Inghilterra del XVII secolo

Da Intersezioni

Se una costante della maggiore letteratura medioevale e moderna è stata la misoginia, non mancano testimonianze positive del desiderio femminile (benché etero), riportato in testi che circolavano in Europa tradotti in più lingue.
Uno di questi è l’innovativo “L’escole des filles ou La philosophie des dames : divisée en deux dialogues”, tradotto in inglese con il titolo “La scuola di Venere”. In esso si fa descrizione delle parti anatomiche delle donne, dei benefici di una vita sessuale variegata e della relazione tra libertà sessuale e politica.
L’articolo che segue è una traduzione dallo spagnolo, buona lettura!
“La scuola di Venere” il manuale sessuale dell’Inghilterra del XVII secolo
L’Inghilterra del XVII secolo non era tanto puritana come si potrebbe pensare: manuali di questo tipo circolarono nelle librerie pubbliche e convissero con messali e sermonari, per gli amanti avventurosi.
Un secolo prima che il divin Marchese de Sade publicasse opere che ancora fanno arrossire le signorine, e quesi due secoli prima di Apollinaire e Pierre Lourys, fu pubblicato nel 1680 in Inghilterra la traduzione di un’opera francese chiamata  L’École des filles (“Scuola delle signorine”) con il titolo The School of Venus, or the Ladies Delight Reduced into Rules of Practice (“La scuola di Venere o del piacere delle dame ridotto in regole e pratiche”); si tratta di un’opera letteraria in forma di dialogo e con molte illustrazioni che sorprende per la propria modernità.
Dove si discutono i nomi popolari della vagina e del pene.
Vi sono due personaggi femminili che tengono una divertente chiacchierata sulle proprie abitudini sessuali: Katherine, “una vergine di mirabile bellezza” e sua cugina Frances, che è sposata ma è anche un po’ più liberale. Il suo dialogo ci mostra che la sessualità nel secolo XVII non era tanto puritana come si potrebbe credere in un primo momento, nonché la consapevolezza dell’autore (anonimo, certamente)  della relazione tra sesso e politica.

Dove Katy apprende che ci sono piaceri incomparabili e necessari, così lontani dalla sua immaginazione che sono come comparare acqua e vino.
Le cugine parlano dei benefici derivanti dall’avere più partner sessuali e di come non è necessario sposarsi con qualcuno per godere dei piaceri carnali; congetturano anche su cosa accadrebbe “se le donne governeranno il mondo e la Chiesa, come fanno gli uomini”, mescolando riferimenti all’orgasmo multiplo e all’esistenza della clitoride, alla quale si riferiscono come “la cima della Fica” che “sporge”.
Termini e concetti normali oggigiorno (come “amici con benefici”) vengono insinuati nella ricerca di uno “scopamico” con il quale si può “rompere il ghiaccio”, oltre a essere pieno di idee affinché le coppie del XVII secolo espandessero i propri orizzonti sessuali dunque, a dispetto dei pregiudizi contro il puritanesimo, non tutto era alla missionaria a quel tempo:
certe volte mio marito si mette sopra di me, e a volte io mi metto sopra di lui, a volte lo facciamo di fianco, a volte in ginocchio, a volte di lato, a volte da dietro… con una gamba sulle sue spalle, a volte lo facciamo sui nostri piedi …
A seguire una serie di illustrazioni provenienti dall’ultima sezione del manuale. Il libro si può consultare on line qui.
Traduzione e adattamento di Serbilla.
Articolo originale qui

mercoledì 12 dicembre 2012

Aborto: non importa ciò che scegli, non sei una persona cattiva

Mentre navigavo tra i tumblr sono capitata su questo post, scritto da una giovane donna che racconta del proprio aborto. Ha 23 anni studia per diventare assistente legale, è anche moglie e già madre di una bambina di due anni. Il suo scritto mi è sembrato interessante perchè è onesto e chiaro. Mi sembra anche una di quelle testimonianze che dimostrano quanto la presunta Sindrome post-aborto, non sia affatto una vera sindrome ma una questione del tutto personale. Il tumblr si chiama One at a time, la versione originale di questo scritto si trova a questo indirizzo t0ddlersteps.tumblr.com e in fondo a questo post.
Scusate se la traduzione non è perfetta.

ph google

La storia del mio aborto

Dunque, ho sentito un sacco di gente smerdare chi ha avuto un aborto. Mi piacerebbe molto mettere le cose in chiaro. Sono sposata, ho 23 anni, e ho una bambina di 2 anni. Due mesi fa, ho avuto un aborto. Ero di circa 6-7 settimane. Non me ne pento, e questo non fa di me una persona cattiva. Non voglio un altro bambino. Mio marito ed io non abbiamo fatto molta attenzione durante il sesso. L'ho scoperto [di essere incinta] il giorno in cui ho ripreso il college, riuscivo solo a piangere e piangere. Ho detto a mio marito che o lo facevo o mi sarei uccisa. Mi è stato di grande aiuto.

La procedura è stata difficile. Sono stata sveglia tutto il tempo. Mi hanno dato un solo calmante, quindi è stato incredibilmente doloroso. Il mio medico è stato gentile, molto premuroso. Accidentalmente ho visto il feto nell'ecografia (obbligatoria nella mia zona). Nemmeno in quel momento mi sono sentita in colpa. Un infermiera mi ha tenuto la mano durante la procedura, parlandomi della scuola, di mia figlia. L'unica parte della procedura che in realtà è stata dolorosa è stata quella dell'aspirazione, che però è durata solo ... direi circa 5 minuti. In seguito mi sono sentita molto depressa, per lungo tempo, a causa della fluttuazione ormonale, ma ancora non ho sentito nessun senso di colpa.

Dopo la procedura ho avuto dei crampi intensi per, forse, 10 o15 minuti, mio padre mi è venuto a prendere e sono tornata a casa, ho fatto un test per la scuola, sono andata a lezione, quella sera stessa ho ripreso la mia vita normalmente.

Sono così felice di aver potuto eseguire questa procedura, anche se mi costerà 300 dollari. Di tanto in tanto penso "e se?", sono certa che sia normale. Rimarrà con me per sempre, ma ho dovuto prendere questa decisione per me, per la mia famiglia, per lo studio in vista del lavoro e della mia futura carriera, per il nostro reddito, e anche per il potenziale bambino. Non potevo finanziariamente o mentalmente prendermi cura di un altro figlio in questo momento. E va bene così, perché io sono una buona madre con la figlia che ho già fatto.

Sono qui per ascoltare chiunque debba affrontare i dubbi sulla decisione di abortire, chiunque voglia seguire la via dell'adozione o voglia avere un figlio. Tutte queste opzioni sono difficili, e, in definitiva, solo tu puoi fare questa scelta per te. Non importa ciò che scegli, non sei una persona cattiva.


My Abortion Story

venerdì 27 maggio 2011

Una tragedia italiana: il lusso che non possiamo permetterci

Lo riprendo da i vari blog sui quali è stato pubblicato, perché mi sembra rappresentativo dell'informazione e della cultura italiana. Si unisce ai commenti di solidarietà verso lo stupratore, anche di quelli che gridano al complotto.La questione di genere è la questione sulla quale si modellano tutte le altre, la discriminazione di genere è la discriminazione sulla quale si modellano tutte le altre, se non si affrontano la questione e ladiscriminazione di genere, tutte le altre rimarranno in sospeso, irrisolte. Infatti in Italia la questione di genere è considerata un tema di secondo piano.
...
Sono uno scrittore professionalista e giornalista, ritornato in Italia da qualche mese dopo una permanenza di 22 anni all’estero, in California, per la precisione, dove lavoravo come corrispondente estero.
Ho incorporato quindi un modello culturale difficile da comunicare in Italia, oggi divenuto un paese regredito.
Qui di seguito un articolo che doveva uscire sul corriere della sera ma è stato definito “inappropriato”. Mi hanno spiegato che di questo argomento “è meglio non parlarne” e soprattutto “è meglio che non sia un maschio a parlarne”.
Mi piacerebbe sapere il perchè.
Sergio Di Cori Modigliani

(in calce all’intervento di Maria Laura Rodotà)

Roma. 23 maggio 2011.
Sex, lies, arrogance: “Sesso, bugie a e arroganza: che cos’è che trasforma i maschi, quando diventano potenti, in porci?”. Questo è il titolo in copertina di un numero speciale dell’autorevole settimanale americano Time, oggi in edicola. Affronta di petto un tema che da molto tempo è diventato centrale nel dibattito sociale in corso nelle democrazie occidentali più evolute, dalla Germania alla Gran Bretagna, dai paesi scandinavi agli Usa e alla Francia: come affrontare l’aumento spaventoso di aggressioni sessuali, violenza contro la persona, e abusi personali contro le donne che –ed è questo il tema dell’articolo e del dibattito oggi in prima pagina su tutti i media statunitensi- si sta diffondendo come moda perniciosa tra gli uomini potenti, la maggior parte dei quali appartiene e proviene da un ceto sociale privilegiato e da un censo superiore?
In Italia, la notizia è stata pubblicata e diffusa da tutti i media, nessuno escluso, che hanno scelto di destinargli un ruolo marginale rispetto alle telefonate tra Bossi e Berlusconi, gli indici di ascolto di Sgarbi, o gli ormai triti e ritriti commenti sui festini ad Arcore. Ma qualche giorno fa, una scrittora italiana di origine spagnola, Carmen Llera Moravia, ha pubblicato sul Corriere una breve lettera, davvero encomiabile nella sua cifra sentimentale, quanto pericolosa nella sua irresponsabilità sociale dal lieve ma palpabile taglio gossip, che non ha suscitato eco alcuna, sostenendo che Strauss Kahn è un gentiluomo dolce, generoso, incapace di atti come quelli che gli sono stati imputati.
Dopo qualche giorno, sempre su questa testata, è apparsa una risposta a quella lettera, firmata Maria Laura Rodotà. Tutt’altro stile e motivazione. L’intervento della Rodotà, infatti, conteneva diverse enunciazioni forti –vere e proprie esche pepatissime- presentate con garbo, con solida argomentazione, e con una qualità di raziocinio che offrivano un’ottima scusa per dare inizio a un dibattito sulla violenza sessuale da parte dei maschi potenti sulle donne che occupano un ruolo socialmente e professionalmente subalterno.
Dopo aver letto con estremo piacere intellettuale la lucida argomentazione della Rodotà, immaginavo già (nella mia fantasia utopistica) che sul tavolo del direttore si sarebbero rovesciate una valanga di lettere, commenti, interventi, provenienti dai settori più disparati della nostra società civile: dalla Santanchè alla Finocchiaro, dalla Bonino alla Polverini, dalla Marcegaglia alla Camusso, dalla Maraini alla Murgia, dalla Perini alla De Gregorio, dalla Moratti alla Mafai, e così via dicendo. Un’ottima occasione per essere testimone di un bel confronto trasversale destinato a discutere su un argomento ostico –ma reale- che riguarda l’intera società occidentale. Fino a quindici anni fa sarebbe stato così, non ho alcun dubbio al riguardo. Esattamente come da dieci giorni sta accadendo in tutte le democrazie occidentali, sulle prime pagine dei loro quotidiani, in tutti i loro talk show televisivi, per radio, sulla rete, su facebook e su twitter.
Invece, non è accaduto nulla.
Da noi, la stimolantissima miccia innescata dalla Rodotà non ha preso fuoco perché nessuno ha voluto accenderla. Mi sono chiesto, naturalmente, il perché. Soprattutto in un paese come il nostro dove basta poco o niente (e spesso per motivazioni risibili e irrilevanti) scatenare polemiche e zuffe tra intellettuali e pensatori di sponde opposte.
Ho girato questa mia perplessità a diverse persone, di cui alcune membri eccelsi della ricca pattuglia di opinionisti, e ne ho ricavato –pur nella loro differenza- una agghiacciante quanto tragica similitudine, questa sì drammaticamente trasversale, che sintetizzata dovrebbe suonare pressappoco così: “parlare dell’affaire Strauss Kahn e delle implicazioni che esso comporta è un lusso che noi non possiamo permetterci”.
Perché la nostra norma si è ormai abbassata, appiattita, e siamo quotidianamente obbligati ad occuparci di aspetti, fatti e accadimenti che –in verità- poco hanno a che fare con delle realtà psicologiche e sociali che invece appartengono alla collettività nazionale. Hanno anche aggiunto, in molti, il fatto che “in questo momento è meglio non parlare di quest’affare perché il rischio che finisca per riaprire la questione di Ruby & co. è troppo alto” (e questo davvero non riesco a comprenderlo.
A questa tragica considerazione va aggiunta la penosa marea di idiozie da vera e propria leggenda metropolitana sub culturale che identificherebbe Strauss Kahn in una vittima di un complotto anti-semita internazionale. Come intellettuale ebreo pensante protesto vivamente per queste stupidate che –e sia questo molto chiaro- disonorano chi le diffonde, chi le sostiene, chi le evoca. Sono scempiaggini pericolose. Si tratta di tutt’altro e di ben altro.
Il silenzio e la latitanza di risposte allo splendido intervento della Rodotà è invece il sintomo chiaro e inequivocabile che identifica la nostra società attuale come una società borderline, ovverossia squilibrata nelle sue facoltà di esercizio razionale.
Talmente abituati a vivere sull’orlo di una continua debacle, di catastrofi socio-politiche annunciate e di emergenze costanti e continue quotidiane, da essere ormai inconsciamente assorbiti da questa enorme pattumiera mediatica al punto tale da essere andati a finire completamente fuori dal dibattito mondiale delle società che contano.
Penso che sia questo, invece, “il lusso che davvero non possiamo permetterci” pena l’esclusione per sempre dalle palestre, circoli e ambienti che davvero contano. Dobbiamo ritornare a seguire l’autentica quotidianità, approfittando degli spunti che la cronaca ci offre per parlare dei problemi veri. Non è certo un caso che nel programma elettorale dell’avvocato Giuliano Pisapia e in quello della signora Letizia Moratti non vi sia neppure un rigo destinato a spiegare come intendano affrontare lo spaventoso aumento della violenza sessuale sulle donne nella città di Milano e nel suo hinterland, dove i dati ufficiali ci spiegano che nell’ultima decade sono aumentati del 456%. Neppure una parola. L’evento, non è neppure menzionato.
Come se, invece, accadesse soltanto a New York, Parigi, Berlino, Londra e non anche da noi.
E’ l’atroce silenzio degli italiani e delle italiane che pensano, questo è il lusso che non possiamo più permetterci.
E’ necessario manifestare la propria opinione. Perché su questo argomento ci si giocano, ma per davvero, le possibilità di aderire o non aderire al consesso delle società avanzate che a pieno titolo potranno domani sostenere di poter essere definite evolute.

mercoledì 1 dicembre 2010

Il profilattico - consigli per l'uso

Il profilattico, usato correttamente, è un mezzo efficace di prevenzione dall’Hiv e dalle Infezioni Sessualmente Trasmissibili in genere

Fonte immagine:http://www.ilfoglio.it/media/uploads/profilattico1.jpg

L'uso dei preservativi è una questione di esercizio. Se manca l'esperienza meglio procurarsene una confezione ed esercitasi un po' da soli. Dopo due o tre tentativi, diventerà più naturale e facile.
Portarlo sempre con sé: nonostante sia venduto ovunque, non lo si trova mai quando serve! Ma non conservarlo vicino ad oggetti taglienti e fonti di calore (portafoglio, cruscotto dell’auto).
Come prima cosa, controllare la data di scadenza sulla confezione. Aprire, strappando attentamente l'involucro senza danneggiare il condom. Fare attenzione anche alle unghie che potrebbero strapparlo.
I preservativi coloratissimi con o senza rilievi, al gusto di fragola o di menta e tanti altri ancora danno forse un po' di colore alla vostra stanza da letto, mamolti di questi sono privi dei controlli di qualità. Se i preservativi normali sono troppo stretti o troppo grandi (per il tuo pene o quello del tuo partner), in commercio se ne possono trovare di diverse grandezze. La lunghezza, il diametro, lo spessore e altre caratteristiche cambiano secondo la marca e il tipo: provarne diversi per scegliere quello più adatto è un ottima strategia!
Per indossarlo occorre appoggiare sul glande il preservativo con l'anello rivolto verso l'esterno e srotolarlo fino in fondo.
Se il pene non è circonciso, tirare indietro il prepuzio.
Alcuni profilattici hanno sulla punta un serbatoio per lo sperma. Questo spazio non è indispensabile. È invece importante che sulla punta del preservativo non ci siano delle bolle d'aria, poiché in quei punti la sottilissima guaina potrebbe essere sottoposta ad una sollecitazione maggiore e potrebbe indebolirsi.
Per evitare il formarsi di bolle d’aria sarà sufficiente tenere il serbatoio o la punta del preservativo tra due dita nel momento in cui lo si srotola sul pene.
Durante i rapporti anali usare sempre un quantitativo sufficiente di lubrificante solubile in acqua che, diminuendo l'attrito tra le mucose e il preservativo, riduce il rischio di lesioni ed impedisce al profilattico di rompersi.
E' sconsigliato usare la saliva: non lubrifica a sufficienza ed è troppo scarsa.
I lubrificanti contenenti grassi, quali lozioni per il corpo, Nivea, Vaselina, Crisco, oli per massaggi, rendono il preservativo permeabile e fragile, compromettendone la sicurezza al pari di una cattiva conservazione.
Il preservativo va utilizzato dall’inizio del rapporto perché il coito interrotto non protegge dal virus Hiv, si usa una volta sola e con una sola persona. Anche dopo un rapporto anale è importante cambiarlo perché non c’è solo il pericolo dell’Hiv, ma germi e batteri presenti nell’ano possono infettare la vagina.
Ritirare lentamente il pene quando é ancora eretto, tenendo il preservativo all'altezza dell'anello di gomma per evitare che si sfili restando all'interno.
Poi gettatelo nella spazzatura - non nel WC o per strada.

Un consiglio in più: una goccia di crema lubrificante solubile in acqua sul glande può aumentare il piacere. Prova, ma fai in modo che il resto del pene rimanga asciutto.
Condom e prevenzione dell’Hiv

Il rapporto di penetrazione vaginale è a rischio.
Il preservativo, se utilizzato correttamente e dall'inizio del rapporto, protegge.

Il rapporto di penetrazione anale è a rischio. La mucosa anale è delicata e soggetta a lesioni, inoltre nel rapporto anale vi è meno lubrificazione, quindi maggior possibilità di frizione e conseguenti microtraumi.
Anche in questo caso il preservativo, usato correttamente, dall'inizio del rapporto e con un lubrificante adatto, protegge.

Per chi pratica la fellatio (pompino), ovvero per la persona che stimola con la bocca il pene di altri c’è un rischio di contrarre l’hiv se la sua bocca viene in contatto con lo sperma dell’altro o, per alcuni, se entra in contatto con il liquido prespermatico. Su quest’ultimo punto nella comunità scientifica vi è dibattito tra chi considera il liquido prespermatico capace di trasmettere l'HIV e chi sostiene invece che la possibilità è solo teorica (plausibilità biologica) poiché la quantità di virus presente nel liquido prespermatico è ridotta.
È più sicuro praticare la fellatio con il preservativo, ma nel caso non lo si utilizzi è necessario evitare lo sperma in bocca.
Non c’è invece nessun rischio per la persona che riceve la stimolazione.

Il cunnilingus è la stimolazione orale dell'organo genitale femminile (baciare, leccare). Le secrezioni vaginali possono contenere il virus HIV, pertanto esiste una possibilità (solamente teorica, perché nella realtà non esistono casi accertati) di trasmissione dell'infezione. Il cunnilingus è da evitare in presenza di sangue mestruale. L'utilizzo della diga interdentale (dental dam) o comunque di uno strato in lattice (che si può ottenere da un preservativo) applicato come barriera elimina ogni rischio.

Il profilattico deve essere usato anche su oggetti (sex toys) utilizzati per la penetrazione se usati in comune tra più persone: in alternativa è anche possibile disinfettare l’oggetto tra un utilizzo e l’altro.

Possibili allergie
I profilattici disponibili in Italia generalmente sono prodotti in lattice. Se siete sicuri di avere un’allergia al latex, o lo temete (prurito locale, bruciore o dolori), potete usare preservativi di poliuretano. Chiedete presso i rivenditori specializzati o le farmacie quali sono i prodotti disponibili in poliuretano.
Spesso però non è il latex a causare disturbi ma lo spermicida contenuto in alcuni tipi di profilattico che viene chiamato nonoxinolo 9. In questi casi basta utilizzare un preservativo che non contenga un lubrificante spermicida.
Altre volte i problemi di allergia possono insorgere anche a causa del silicone contenuto in molti lubrificanti. Se avete il sospetto di qualche allergia è comunque consigliabile rivolgersi al proprio medico per fare accertamenti più accurati.

Fonte: lila

Giornata modiale per la lotta all'AIDS


Oggi 1 dicembre è la giornata modiale per la lotta all'AIDS.
Quanti milioni di malati ci sono nel mondo, in Europa e in Italia lo potete trovare tranquillamente (mica tanto) su Google.

Invece Nata femmina oggi vi consiglia di cercare la farmacia più vicina a casa vostra, anche i supermercati, e di andare a coprare dei preservativi, condoms, cappuccetti, goldoni o come vi pare a voi, se siete lesbiche delle dental dams e di usarli facendo l'amore con chi vi pare e piace, ovviamente è importante che chi vi pare e piace sia d'accordo!

Fate il test per l'HIV!

Di AIDS si muore, oggi si può essere sieropositivi per molti anni e vivere abbastanza bene, prima di sviluppare la malattia, che purtroppo non è stata ancora sconfitta, esiste, l'AIDS ESISTE, alzo la voce perchè l'impressione che la gente se ne dimentichi è molto forte. Quando ero bambina, diciamo circa venti anni fa, di AIDS si parlava, me ne ricordo bene, sono certa di averne sentito parlare anche a scuola, noi avevamo paura di ammalarci, a noi dicevano che se ti ammali di AIDS muori e se fai sesso devi usare il preservativo, a voi lo dicono? non lo so, ho finito la scuola dell'obbligo da un po' e anche gli anni Ottanta e Novanta sono finiti. Ma l'AIDS E' ANCORA QUI. Siamo medici ricercatori? credo di no, la maggior parte di noi, non lo è, l'unico modo che abbiamo per fermare l'AIDS è proteggerci, l'unico modo che abbiamo per amarci è proteggerci, l'unico modo che abbiamo per amare è proteggere tutto questo lo possiamo fare solo ed esclusivamente attraverso i preservativi, condoms, cappuccetti, goldoni e le dental dams.

Se non avete qualcuno da amare oggi, qualcuno con cui sperimentare i diversi modi d'infilare un preservativo, condom, cappuccetto, goldone, per giocare con una dental dam, non disperate, prima o poi arriverà!

Nel frattempo impiegate quell'amore che avete dentro da dare in qualche altro modo, perchè l'amore, al contrario di tutte le altre cose, aumenta e migliora quando lo si dà, quindi cercate un'associazione che si occupa di assistenza ai malati di AIDS, andate alla loro sede e chiedete se hanno bisogno di qualcosa, magari hanno bisogno di materiale sanitario di base, quello scarseggia sempre, forse hanno bisogno di un paio di ore a settimana, non le avete o avete paura che per essere buoni vi inguaiate? allora chiedete informazioni, chiedete come si mischia l'AIDS? come si fa a restare vivi il più a lungo possibile? si possono avere dei figli quando si è malate/i di AIDS?

Un'altra opzione, di ritorno dalla visita all'associazione succitata, è quella di comprare lo stesso dei preservativi, condoms, cappuccetti, goldoni e le dental dams e di usarli creativamente!
Potreste farci degli irriverenti ed eticissimi vestiti:

Fonte immagine: http://tribes.tribe.net/laactivists/photos/a7b2c897-b450-4947-9bce-72557f78e605

Oppure
potreste confezionarli come fiori:

Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/ladylong/2090922762/

Farvici un cappello per la pioggia

Fonte immagine: http://www.today.az/news/interesting/62319.html

Ma soprattutto i preservativi, che sono anche contraccettivi, metteteli sul pene eretto prima di un rapporto sessuale, anche per i rapporti orali con persone sconosciute, e le dental dams appoggiatele sulla vagina o sull'ano prima di un rapporto orale sia etero che omosessuale, secrezioni vaginali, liquido pre-eiaculatorio, sperma, sangue vi trasmettono la malattia, proteggetevi tutte le volte in cui avete il dubbio che quella persona con cui siete pelle a pelle, abbia corso il rischio di contrarre la malattia con rapporti non protetti, di cui non sapete nulla, e pure se il dubbio non ce lo avete!

Lila

Anlaids

Preservativi

Dental dams

venerdì 20 agosto 2010

GIRO DI ESCORT Assessore leghista si dimette gestiva un sito di squillo

Alla luce del sole faceva il vigile e l’assessore alla Sicurezza. Ma dietro le quinte gestiva un sito di annunci per escort e girava su una Porsche Cayenne fiammante. Alessandro Costa, 38 anni, di Barbarano Vicentino, accusato di favoreggiamento della prostituzione, ha presentato le dimissioni al sindaco Roberto Boaria
di Enrico Ferro

BARBARANO VICENTINO. Le tre vite dell'uomo che non ti aspetti. Il modesto vigile che ogni giorno raggiunge il posto di lavoro con un vecchio fuori strada, l'ambizioso assessore alla Sicurezza che ostenta la sua appartenenza alla Lega Nord e l'uomo d'affari che gestisce un sito di annunci per escort e prostitute e gira in Porsche Cayenne. In un colpo solo le tre vite di Alessandro Costa, 38 anni, residente a Barbarano Vicentino, si sono sgretolate sotto il peso di un'indagine per favoreggiamento della prostituzione. Dopo quello che hanno scoperto i carabinieri dell'aliquota operativa di Padova, coordinati dal tenente Luca Bordin, Costa ha dato le dimissioni. Le ha presentate al sindaco di Barbarano, Roberto Boaria, che le ha accettate.

Il primo cittadino ha assunto temporaneamente le deleghe assegnate a Costa, in attesa delle decisioni che saranno assunte nel consiglio comunale convocato per il 3 settembre. Ora Costa è un ex a tutti gli effetti: ex assessore, ex vigile sospeso da servizio, ex uomo d'affari visto che la sua attività è stata smantellata e ora anche ex leghista cacciato dal partito.

L'INDAGINE. L'indagine «Escort Ungheria» era iniziata un anno fa da un'attività informativa a Padova. Da lì è scattata la caccia ai gestori dei siti www.bestannunci.us e www.bestannunci.in. L'altro ieri, all'alba, la svolta: i militari hanno compiuto una serie di perquisizioni a carico di Costa e di uno dei suoi due collaboratori. I militari si sono spinti sull'Altopiano di Asiago, dove il vigile-assessore si trovava provvisoriamente in servizio distaccato. Le perquisizioni sono state eseguite nei locali del comando di polizia locale di Gallio, nell'abitazione che lo ospita a Cesuna e nella sua casa a Barbarano. I carabinieri hanno sequestrato due computer e alcune chiavi usb, in cui sono stati trovati archivi con nomi e foto osé delle prostitute, i contatti telefonici e gli scadenziari dei pagamenti. Nel portafogli gli sono state trovate anche carte magnetiche, tra cui un Postapay collegato ad un conto dove, secondo i carabinieri, confluivano i proventi dell'attività.


I SITI WEB. Secondo quanto ricostruito Costa sarebbe il gestore dei siti internet con sede legale in Ungheria, di qui il nome dell'operazione. Le denominazioni richiamano il sito www.bestannunci.com (che non ha nulla a che fare) già chiuso dall'autorità giudiziaria nel 2009. Costa ne avrebbe approfittato per inserirsi nel proficuo mercato degli annunci hot, proponendo canoni più bassi. Era riuscito ad accalappiare prostitute e trans stranieri di Padova e Vicenza.

IL GIRO D'AFFARI. I militari ritengono che inizialmente procacciasse le clienti in prima persona. Le contattava, da altri siti o direttamente, e siglava di suo pugno i contratti: 150 euro al mese, un prezzo vantaggioso rispetto alla concorrenza, moltiplicato per centina di clienti tra Veneto, Friuli ed Emilia.
(19 agosto 2010)

mattino padova

sabato 27 marzo 2010

"Sesso con 14enne è sempre stupro"

Cassazione: "Anche se consenziente"

Fare sesso con chi ha meno di 14 anni è sempre un grave stupro, anche se il minorenne si mostra consenziente. Lo sottolinea la Cassazione, annullando la condanna di un 40enne a cui erano state riconosciute le attenuanti. Dato "l'incompleto sviluppo psichico dei minori - si legge nella sentenza - l'approfittare dei rapporti di simpatia per avere dei rapporti sessuali costituisce una corruzione della loro personalità".

Si tratta quindi sempre, senza eccezione, di violenza aggravata. Anche nel caso in cui il, o la minore si mostri consenziente alla cosiddetta "fuitina" d'amore. Tale circostanza non può quindi mitigare la condanna.

La Cassazione, accogliendo il ricorso della Procura della Corte d'appello di Milano, ha dunque annullato con rinvio la condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione inflitta lo scorso maggio a un uomo di 40 anni, sposato e con due figli, che aveva compiuto atti sessuali con una minore di quasi 14 anni ospitata nella sua abitazione.

All'imputato i giudici di secondo grado avevano ridotto la pena, che in primo grado era pari a 3 anni e 8 mesi, ritenendo che il consenso della minore alla "fuitina" rendesse l'abuso meno grave perché la libertà sessuale della minorenne era stata compromessa in maniera più lieve.

Ma i Supremi giudici hanno rilevato che la legge "punisce gli atti sessuali con persona che non abbia compiuto i 14 anni anche nel caso in cui si svolgano senza violenza, minaccia o abuso d'autorità. E il consenso della minore si ritiene del tutto irrilevante perché le norme tutelano, di per sé, l'integrità psicofisica di chi non ha ancora compiuto i 14 anni".

La condanna può essere ridotta, aggiunge la Cassazione nella sentenza 11252, solo quando "gli atti non comportino una rilevante compromissione dell'integrità fisica e psichica della persona offesa, come nel caso di fuggevoli toccamenti lascivi".

In questa vicenda invece l'imputato aveva avuto rapporti sessuali completi con la ragazzina affidatagli dai genitori. "Occorre considerare - ammonisce la Suprema Corte dando ragione alla Procura di Milano - che, dato l'incompleto sviluppo psichico dei minori, specie in materia sessuale, l'approfittare dei rapporti di simpatia, di confidenza, di affetto o addirittura di affidamento, per avere dei rapporti sessuali, costituisce un inquinamento ed una corruzione della loro personalità, ben lungi dall'essere reputato un fatto di minore gravità, trattandosi di un subdolo approfittamento della loro immaturità". La minore era stata affascinata dal "maturo" amico di famiglia che aveva addirittura reso pubblica la loro relazione proponendo la "fuitina" che, secondo lui, avrebbe legittimato il suo comportamento.

Fonte: tgcom

domenica 1 febbraio 2009

Godersela

Si che il manifesto l’ho visto, dico quello dei poliziotti che infilano le mani sotto la gonna alle ragazze, si che ho provato una sensazione di incontrovertibile schifo e disagio, disagio di vivere in questo paese che colleziona stupri e idioti e volgarità, sensazione che non mi abbandona e non mi abbandonerà mai più.
Solo che ormai è un gioco facile, è il gioco più antico della comunicazione, da quando la comunicazione esiste, cioè da sempre, cioè da sempre si stupisce e provoca per vendere un’idea o un prodotto o aria fritta che faccia girare danaro e lasci residui oleosi solo sulle mani di chi i soldi se li vede scivolare dalle mani, tra una bolletta e l’altra, ma cammina per strada, magari di notte torna a casa dopo aver fatto l’infermiera, la badante, la baby sitter, la ballerina, l’operaia, la spazzina, la puttana e si ritrova proiettata in un mondo parallelo dove la sua dignità è palesemente derisa.

Un manifesto che si sipira la messaggio evangelico viene rifiutato e l’altro che inneggia alla violenza di genere, di dimensioni mastodontiche, si impone dagli spazi pubblicitari del comune della tua città.
Mentre una ragazza viene stuprata da cinque uomini.

lunedì 26 gennaio 2009

Belladonna

Molestia stupro e violenza non sono attestazioni di stima.
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*La bella donna dove Amor si mostra.
Guido Cavalcanti.

mercoledì 27 agosto 2008

60 milioni di spose bambine

Hanno tra gli 8 e i 14 anni

Lo scorso aprile, in Yemen, una bambina di 8 anni di nome Nojoud si presentò da sola in tribunale, dicendo che era stata costretta dal padre a sposare un uomo trentenne che l’aveva picchiata e forzata ad avere rapporti sessuali. Ci sono 60 milioni di «spose bambine » nel mondo, secondo le Nazioni Unite. Il giorno delle nozze arriva in genere tra i 12 e i 14 anni, a volte anche prima. Il marito è spesso un uomo più anziano, mai incontrato prima. Ad aprile Nojoud ha chiesto e ottenuto il divorzio. Ma per la maggior parte delle piccole spose come lei non c’è via d’uscita.

CLASSIFICA
L’organizzazione americana International Center for Research on Women (Icrw) ha compilato una «Top 20» dei Paesi in cui i matrimoni di minorenni sono più diffusi: il Niger è al primo posto (il 76,6% delle spose hanno meno di 18 anni), seguito da Ciad, Bangladesh, Mali, Guinea, Repubblica centrafricana, Nepal, Mozambico, Uganda, Burkina Faso, India, Etiopia, Liberia, Yemen, Camerun, Eritrea, Malawi, Nicaragua, Nigeria, Zambia. La «classifica » è basata su questionari standardizzati che non sono però disponibili per tutti i Paesi. Resta fuori dalle statistiche, ad esempio, gran parte del Medio Oriente.

POVERTÀ
I Paesi della Top 20 sono i più poveri del mondo. In Niger e Mali, rispettivamente il 75% e il 91% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno. Le spose bambine vengono dalle famiglie più povere in questi Paesi. Spesso i genitori ritengono di non avere altra scelta. «Sono viste come un peso», spiega al Corriere Saranga Jain, ricercatrice dell’Icrw. Nutrirle, vestirle e istruirle costa troppo. E c’è un forte incentivo economico a darle in spose presto. «Nei Paesi in cui vige la pratica della dote (Sud Asia e specialmente India), la famiglia dello sposo è disposta ad accettarne una più ridotta se la ragazza è giovane — dice Jain —. Così i genitori danno in spose le figlie da bambine per pagare di meno. E c’è un incentivo anche in alcuni Paesi africani nei quali sono i genitori della bambina a ricevere un pagamento: più è giovane, più alto è il prezzo». Uno studio condotto in Afghanistan (mancano dati standardizzati ma si ritiene che il 52% delle spose siano bambine) mostra che questi matrimoni vengono praticati anche per sanare debiti o ottenere, in cambio, una moglie per un figlio maschio. «La maggior parte dei genitori non vuole fare del male alle figlie», dice la fotografa americana Stephanie Sinclair, che ha conosciuto tante di queste bambine in Afghanistan, Nepal, Etiopia. «Pensano di proteggerle facendole sposare quando sono vergini: è molto importante in queste società. Ho però incontrato anche una donna che non sembrava dare molto valore alla figlia. "Perché nutrire una mucca che non è tua?", mi rispose quando le chiesi perché, dopo averla promessa in sposa, non la faceva più andare a scuola».

IL MARITO
Le minorenni tendono ad essere date in moglie a uomini molto più vecchi di loro. In Africa centrale e occidentale, un terzo delle bambine spose dichiarano che i mariti hanno almeno 11 anni più di loro. In tutti i Paesi della Top 20 ci sono poi casi in cui la differenza d’età è di decenni: anche 70 anni. Come si spiega? Quando c’è un «prezzo per la sposa», occorrono anni di lavoro perché un uomo possa permettersene una giovane. Nelle unioni poligame, inoltre, man mano che il marito invecchia le nuove mogli sono sempre più giovani. «Uomini più anziani tendono a scegliere ragazze molto più giovani per far sesso — aggiunge Jain—anche perché è più probabile che non abbiano l’Hiv e malattie sessualmente trasmesse o per via di superstizioni secondo cui le vergini possono curare l’Aids; e perché saranno fertili più a lungo».

CONSEGUENZE
Le spose bambine si vedono negare la possibilità di studiare e di lavorare: continuano così ad alimentare il ciclo di povertà da cui provengono. Non possono lasciare il marito perché non hanno i soldi per restituire la dote, e il divorzio è spesso considerato inaccettabile. Il problema non è solo il matrimonio precoce, ma anche il parto precoce. La morte di parto è 5 volte più probabile per le bambine al di sotto dei 15 anni che per le ventenni, secondo l’agenzia per la popolazione dell’Onu (Unfpa). Il rischio di morte del feto è del 73% maggiore che per le ventenni. Non essendo le bambine fisicamente pronte alla gravidanza, le complicazioni sono frequenti: 2 milioni di donne sono affette da fistole vescico- vaginali o retto-vaginali, in seguito a lacerazioni prodotte dalla pressione della testa del feto. Le fistole causano incontinenza. «Le ragazze vengono ostracizzate dai loro mariti e dalla comunità — spiega la dottoressa Nawal Nour, direttrice del Centro per la salute delle donne africane di Boston —. L’odore di urina che proviene dalla fistola è così forte che le ragazze sono piene di vergogna. Sono scansate, abbandonate, sole». Nell’Africa sub-sahariana, inoltre, diversi studi mostrano che le ragazze sposate hanno più probabilità di contrarre l’Aids rispetto a ragazze single e sessualmente attive: perdono la verginità con mariti malati e non hanno il potere di negarsi o chiedere loro di usare il preservativo.

LA LEGGE
Dal 1948 l’Onu e altre agenzie internazionali tentano di fermare i matrimoni di minorenni. Tra gli strumenti più importanti: la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e la Convenzione sui diritti del bambino. L’Unicef definisce ogni matrimonio di minorenni un’unione forzata, perché i bambini non hanno l’età per acconsentirvi in modo «pieno e libero». Quasi tutti i Paesi della Top 20 hanno fissato un’età minima per il matrimonio, molti a 18 anni. Ma la legge non viene rispettata. A volte mancano le risorse, altre volte la volontà politica. Spesso vi sono spinte al cambiamento dall’interno, ma anche resistenza. In Yemen, dove la legge non stabilisce con chiarezza un’età minima, alcuni leader religiosi e tribali criticano la pratica delle spose bambine, ma altri la appoggiano e ricordano che anche il Profeta Maometto sposò Aisha quando lei era una bimba. In Etiopia, secondo il Times di Londra, nonostante la Chiesa ortodossa si dica contraria, alcuni preti continuano a celebrarli. «Sposiamo le ragazze così giovani per assicurarci che siano vergini—ha detto uno di loro al giornale —. Se fossero più grandi, qualcuno potrebbe averle stuprate». «La religione in alcuni casi può essere un fattore—spiega Kathleen Selvaggio, ricercatrice dell’Icrw —. Ma i matrimoni di bambine non sono legati a nessuna fede in modo specifico. Sono parte della cultura, tra i cristiani come tra i musulmani ». Quella delle spose bambine è una tradizione antica, radicata. La soluzione? Per l’Icrw l’unica via è alleviare la povertà, istruire le bambine e collaborare con i leader locali per cambiare le norme sociali.
Viviana Mazza

Fonte:corriere.it

lunedì 21 gennaio 2008

Stupra la moglie Due anni di carcere

MILANO

Costringere a fare sesso una donna è sempre reato, anche quando quella donna è la moglie. Lo ha capito ieri A.L., una guardia giurata, denunciata dalla moglie per violenza sessuale. L'uomo, malgrado la richiesta della pubblica accusa che aveva sostenuto l'assoluzione in considerazione del rapporto coniugale, si è visto condannare ugualmente a due anni e sei mesi in appello. È stato invece condannato a una pena ben più pesante - nove anni - un docente universitario messicano, Felix Lerme, accusato di maltrattamenti aggravati e violenza sessuale nei confronti della moglie italiana, con cui vive in Messico e ha due figli. Quando la moglie è scappata in Italia con i figli è partita l'indagine, che ha portato all'arresto del docente, a Milano per un convegno al Politecnico, nel marzo scorso.

Fonte: city

domenica 20 gennaio 2008

Amnesty International precisa la propria posizione sull’aborto e replica al Cardinale Martino:

(13/06/2007)

mai ricevuti finanziamenti da Vaticano o da organizzazioni che dipendono dalla Chiesa Cattolica

La Sezione Italiana di Amnesty International, in relazione alle dichiarazioni del cardinale Renato Martino (rif: comunicato stampa del 13 giugno del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace), secondo cui a seguito della “presa di posizione arbortista di Amnesty International (…) conseguenza inevitabile di tale decisione sarà la sospensione di ogni finanziamento a Amnesty da parte delle organizzazioni ed anche dei singoli cattolici”, precisa di non aver mai ricevuto finanziamenti dal Vaticano o da organizzazioni che dipendono dalla Chiesa Cattolica.

Lo Statuto internazionale dell’organizzazione per i diritti umani recita, all’art. 1: “Amnesty International è indipendente da governi, partiti politici, chiese, confessioni religiose, organizzazioni, enti e gruppi di qualsiasi genere e svolge la propria attività prescindendo da ogni tendenza a loro propria”.

Rispetto alle altre affermazioni del cardinale Martino, Amnesty International precisa che nell’aprile 2007 ha adottato una propria policy su alcuni specifici aspetti riguardanti l’aborto.

Questa policy ha avuto origine nel contesto della campagna “Mai più violenza sulle donne”, che ha messo in luce la drammatica realtà di donne e bambine vittime di violenza sessuale e che subiscono ancora oggi le conseguenze della violazione dei loro diritti sessuali e riproduttivi. La sua adozione è stata preceduta da una lunga consultazione internazionale tra le Sezioni Nazionali, i Gruppi e i soci dell’associazione.

La policy adottata consentirà all’associazione di occuparsi di questioni specifiche riguardanti l’aborto, nella misura in cui queste sono direttamente legate alle attività di Amnesty International sul diritto alla salute e sulla violenza contro le donne.

Amnesty International pertanto chiederà agli Stati di:

• fornire a uomini e donne informazioni complete riguardanti la salute sessuale e riproduttiva;
• modificare o abrogare le leggi per effetto delle quali le donne possono essere sottoposte a imprigionamento o ad altre sanzioni penali per aver abortito o cercato di abortire;
• garantire che tutte le donne con complicazioni sanitarie derivanti da un aborto abbiano accesso a trattamenti medici adeguati, indipendentemente dal fatto che abbiano abortito legalmente o meno;
• garantire l’accesso a servizi legali e sicuri di aborto a ogni donna la cui gravidanza sia dovuta a una violenza sessuale o a incesto o la cui gravidanza presenti un rischio per la sua vita o la sua salute.

Sulla base della policy adottata, Amnesty International:

• non svolgerà campagne generali in favore dell’aborto o di una sua generale legalizzazione;
• non giudicherà se l’aborto sia giusto o sbagliato;
• non consiglierà a singole persone di proseguire o interrompere una gravidanza;
• non prenderà posizione sul fatto che una donna debba o meno abortire nelle circostanze sopra descritte, ma chiederà agli Stati di assicurarle la possibilità di ricorrere all’aborto in maniera sicura e accessibile e di prevenire gravi violazioni dei diritti umani correlate alla negazione di questa possibilità;
• naturalmente, proseguirà a opporsi a misure di controllo demografico coercitive come la sterilizzazione e l’aborto forzati.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 13 giugno 2007



Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

domenica 13 gennaio 2008

Sesso per curare le malattie mentali indagini e polemiche nelle Marche

Il caso a Ancona coinvolge anche uno psichiatra dipendente della Regione
Il Metodo della salute è una prassi del medico foggiano Mariano Loiacono
L'assessore Mezzolani: "E' uno scontro di dottrine che attraversa l'Italia"
La denuncia: "Malati di mente si toccano nudi come pratiche della vita rigenerativa"

Sesso per curare le malattie mentaliIndagini e polemiche nelle Marche

Almerino Mezzolani, assessore alla Salute della Regione Marche
ANCONA - Toccarsi, meglio se nudi e in compagnia, fa bene alla salute, specie quella mentale. Gli effetti migliorano se il tutto è accompagnato da canti ossessionanti e così ripetitivi da annullare sempre di più le individualità. Si chiama "Metodo della salute", fa parte di un progetto più generale "Nuova specie" e ha un suo guru, il medico foggiano Mariano Loiacono. Da oggi "Il metodo della salute" ha anche qualche guaio giudiziario. L'assessore alla Salute della Regione Marche Almerino Mezzolani ha avviato un'inchiesta interna. E Roberto Boldrini, responsabile del centro e vicepresidente dell'Associazione onlus "Alla salute" che ospita il nuovo e rivoluzionario metodo, è stato sospeso.

La vicenda, al di là delle solite pruderie, è molto seria e coinvolge persone con problemi psichici e coinvolge una questione di dottrina e di psicoterapia che sta attraversando l'Italia dividendo pareri e umori. Mezzolani (Pd) è molto cauto. "Ho avviato l'ispezione interna e abbiamo sospeso Roberto Boldrini, psichiatra e collaboratore di Loiacono - spiega - ma solo perché è un dipendente della Regione Marche e abbiamo ritenuto opportuno, soprattutto nel suo interesse, vederci chiaro in questa vicenda".

La vicenda nasce con una segnalazione del consigliere di An Daniele Silvetti. Secondo il suo esposto "il Metodo della Salute" propugnato dall'onlus "Alla salute" e sperimentato nel centro diurno Soledalia sarebbe "in totale contrapposizione con le tradizionali terapie farmaceutiche e le prassi psicoterapeutiche e riabilitative". Silvetti parla di "un non meglio identificato percorso rigenerativo, in cui i pazienti sarebbero assistiti con canti ossessionanti, coinvolti in riti o manifestazioni di totale annullamento dell'individuo", "spogliati e incoraggiati a toccamenti sessuali come normali pratiche della vita rigenerativa".

Per capire qualcosa di più occorre visitare il sito "Verso una nuova specie" dove il dottor Mariano Loiacono spiega di cosa si tratta. Innanzitutto il curriculum di Loiacono: 60 anni, una laurea in medicina alla Cattolica del Sacro Cuore di Roma, specializzato in psichiatria e dal 2001 dirigente del Centro di medicina sociale per alcoldipendenza, farmacodipendenza e disagio diffuso dell'Azienda ospedaliero-universitaria ospedali Riuniti di Foggia. Il metodo "Alla salute" è una "psicoterapia atipica che supera il solo livello di setting tradizionale". Si propone di "creare una dinamica rigenerativa complessa tra tutte le persone in trattamento, superando la settorializzazione e la divisione delle varie tipologie di disagio". Il metodo, che esclude l'uso dei farmaci, è "aperto a tutte le forme di espressioni di vita e di disagio asintomatico e sintomatico", comprese le sindromi psicotiche.

Insomma, un approccio un po' diverso rispetto "alle pratiche di tipo sessuale a scopo rigenerativo" di cui parla Silvetti nel suo esposto. A cui farà seguire, ha annunciato, un dossier su quelle che, a suo avviso, sono le "turbative" create da questo metodo "sperimentale" usato in una struttura pubblica, e che lo stesso Loiacono "definì eversivo in una conferenza nel gennaio scorso".

Per tutti questi motivi, che sono tanti e complessi, l'assessore Mezzolani ha avviato l'ispezione interna. "Ma questa vicenda è uno scontro che attraversa l'Italia e dubito che potremo avere noi la competenza per stabilire fin dove arriva il lecito e se e dove comincia l'abuso".

(9 gennaio 2008)
Fonte: repubblica.it

giovedì 10 gennaio 2008

Scambi di coppie, il parroco denuncia la moglie se ne va, marito indagato

CRONACA

Inchiesta nel Salentino: coinvolti alcuni professionisti
di Lecce. L'accusa è sfruttamento della prostituzione

LECCE - Per il Salento è una storia a luci rosse da prima pagina. Un giovane artigiano abitante in un paese dell'entroterra è indagato dal sostituto procuratore di Lecce Angela Rotondano, per sfruttamento della prostituzione. Il suo computer è già stato messo sotto sequestro. Lo ha denunciato la moglie, giovane come lui e casalinga, dopo un violento litigio seguito alla paternale fatta dal parroco del paese circa sei mesi fa.

La donna ha riferito ai carabinieri che il marito la costringeva a rapporti con persone contattate via Internet per un generico scambio di coppie: lei era costretta a concedersi, mentre lui stava a guardare ed a fotografare, salvo poi mettere le sue foto su Internet.

L'uomo ha invece denunciato la moglie per abbandono del tetto coniugale. Dopo il litigio, infatti, la moglie è andata via da casa. La donna ha raccontato di essere stata costretta a rapporti sessuali con un dentista ed il suo assistente, che avrebbero poi curato i denti a lei ed al marito gratuitamente, con un ingegnere salentino ed alcuni commercianti. Gli incontri avvenivano nell'abitazione della coppia.

(2 gennaio 2008)

Fonte: repubblica.it

sabato 17 novembre 2007

Non stuprò l´amica minorenne: assolto

Due anni fa il presunto aggressore era stato preso di peso da casa dallo zio della giovane e portato ai carabinieri

Franca Selvatici

Vent´anni lui, quindici lei. Michele e Giulia (i nomi sono di fantasia) fanno parte di una stessa comitiva di amici, si ritrovano nella piazza di un paese della provincia di Firenze. Lui sta con un´altra ragazzina, ma una sera - è l´8 ottobre 2005 - gli amici li vedono allontanarsi insieme in macchina. Qualcuno dice che sono abbracciati. Quando rientrano, circa mezz´ora più tardi, sembra tutto normale, salvo le lacrime della fidanzatina di Michele, che sospetta Giulia di averglielo soffiato.

Quattro giorni dopo, però, all´interno della piccola compagnia di adolescenti scoppia la bomba. Giulia accusa Michele: «Mi ha violentata, io non volevo neppure baciarlo ma lui mi ha costretto con la forza, mi ha immobilizzato e ha fatto il suo comodo senza curarsi del fatto che piangevo, che ero disperata e che schiacciandomi mi aveva anche fatto male a una spalla». Un´accusa gravissima che scombussola i ragazzini, sconvolge i genitori, manda nel panico il presunto colpevole, che viene addirittura prelevato in casa a notte fonda dallo zio di Giulia, strapazzato, minacciato e consegnato ai carabinieri perché lo arrestino (cosa che non accadrà).

Come si vede, è materia da maneggiare con la massima cura. Una ragazzina di 15 anni che piange e denuncia di aver sperimentato la brutalità nel suo primo rapporto sessuale. Un ragazzo di venti anni che nega di aver abusato di lei e rischia una dura condanna, quasi un marchio a vita. Il tribunale ha lavorato con estrema attenzione. Alla fine Michele è stato assolto.

Per due anni Michele, operaio, una infanzia difficile e una famiglia affidataria che lo adora, è stato sotto inchiesta per violenza sessuale e lesioni. Da due anni Giulia sostiene di aver subito un trauma gravissimo, tanto da aver abbandonato la scuola e da non essere più riuscita, in seguito, ad avere relazioni serene con i coetanei. Gli amici, disorientati, si sono divisi fra l´uno e l´altra.

Il tribunale si è mosso con scrupolo. L´istruttoria è stata minuziosa, ma alla fine è bastata una camera di consiglio di mezz´ora per concludere: i fatti non sussistono. Michele, difeso dall´avvocato Lucia Mininni, è stato assolto con formula piena. Alla lettura della sentenza gli occhi gli si sono riempiti di lacrime. Essere stato creduto, questo era fondamentale. Fin dal primo giorno lui non ha negato di aver avuto un rapporto con Giulia. Ha detto però che era stata lei, quella sera, ad avvicinarsi e a salutarlo con un bacio sulle labbra e che era andata ben volentieri in auto con lui. Era depressa per la fine di un altro piccolo grande amore, ma non era stata affatto contraria a fare petting, aveva avuto una crisi di tristezza ma poi aveva ripreso a baciare e ad accarezzare Michele e non si era opposta a un rapporto ancora più intimo. Però dopo quegli abbracci sperava che Michele si mettesse con lei e quando, qualche giorno più tardi, aveva capito che non sarebbe andata così gli aveva detto che gliela avrebbe fatta pagare.

Al processo, attraverso le testimonianze dei ragazzi della compagnia, sono venute alla luce delle conferme al racconto di Giulia ma anche le piccole crepe alla sua versione. Mentre era in corso la presunta violenza aveva risposto al telefonino senza manifestare turbamento. Dopo il ritorno in piazza era sembrata agli amici piuttosto tranquilla e tonica. La scuola, in verità, l´aveva lasciata prima del grande trauma. Anche del dolore alla spalla si era lamentata prima. E dopo il presunto stupro aveva continuato a frequentare la compagnia e nel corso di una festa per Halloween, circa venti giorni più tardi, aveva dormito con un gruppetto di amici e amiche.

In precedenza la visita ginecologica in ospedale non aveva rilevato tracce di violenze.
D´altra parte si può ben capire come - nel giorno della grande confessione - il pianto disperato di Giulia abbia sconvolto la sua famiglia. La notte del 12 ottobre 2005 lo zio, presso il quale la ragazzina era ospite, si fece accompagnare dal figlio e da un altro adolescente a casa di Michele, lo svegliò e gli ordinò di seguirlo così come si trovava, in pigiama e maglietta. In macchina gliene disse di tutti i colori. Lo portò a casa, dove nel frattempo era arrivata la madre di Giulia, che infuriata e sconvolta spalancò lo sportello dell´auto e strapazzò il ragazzo, avvertendolo che la sua vita era rovinata e rovesciandogli addosso il suo disprezzo. Poi lo zio rimise in moto la macchina, raggiunse la caserma dei carabinieri e consegnò il ragazzo al maresciallo. Soltanto allora Michele, ormai nel panico, capì che Giulia lo accusava di averla violentata. Ora lo zio della ragazzina è sotto accusa per sequestro di persona. Il processo è fissato in febbraio.
(15 novembre 2007)
Fonte: espresso.repubblica.it

domenica 28 ottobre 2007

"Assisteremo chi ha sana sessualità"

La frase è contenuta nel provvedimento discusso in commissione Sanità. "Così si escludono i gay" di Laura Asnaghi
L´assistenza? Solo a chi pratica una "sana e responsabile sessualità". La Regione approva un articolo del piano del welfare lombardo ed è subito polemica. Nel mirino dell´opposizione c´è il provvedimento, discusso ieri dalla commissione regionale della Sanità, che riguarda il "Governo della rete dei servizi alla persona in ambito socio-sanitario".

Già una settimana fa questo documento aveva provocato una bufera politica. La frase incriminata era quella relativa alla "tutela della vita fin dal suo concepimento", giudicata un attacco alla 194, la legge sull´aborto. E ora, lo stesso documento, torna a scatenare un caso politico con un articolo, definito dai Verdi «di stampo medievale», in cui si precisa che «le prestazioni sanitarie e sociali sono finalizzate a sostenere la persona e la famiglia, con particolare riferimento allo sviluppo di una sana e responsabile sessualità». L´Unione al gran completo e il consigliere Alessandro Cè hanno proposto di stralciare la parte relativa alla "sana e consapevole sessualità". Ma l´emendamento è stato bocciato e la maggioranza ha votato all´unanimità la proposta, contenuta nell´articolo 5.

«Questa legge sta diventando ultrabigotta, prima attacca l´aborto e adesso chi fa scelte sessuali diverse - denuncia Carlo Monguzzi, consigliere dei Verdi - questo provvedimento lascia spazio alla discrezionalità degli operatori che potrebbero negare assistenza a chi non rientra nei parametri di una sana sessualità». Monguzzi si domanda «cosa succederà quando ai servizi socio sanitari busseranno persone che non sono eterosessuali. Verranno discriminati gli omosessuali? E le lesbiche, i voyeristi, i feticisti che fine faranno? Ci sarà la messa al bando dei sadomaso? Qualche adultero verrà lapidato? E i baci, quali saranno considerati sani e quali no? Siamo davvero alla follia».


I Verdi e tutta l´Unione sono pronti a dare battaglia in consiglio regionale, ma di fronte a questa levata di scudi non batte ciglio Margherita Peroni di Fi, relatrice del progetto. «Io non metto in discussione l´identità sessuale di nessuno - spiega - quella frase non è discriminatoria. Omosessuali che stanno bene con se stessi hanno una sana e responsabile sessualità. E lo stesso vale per le lesbiche. Ecco perché ritengo che le polemiche siano inutili». E aggiunge: «La frase tanto discussa è contenuta nella legge 44 del '76, quella che istituisce i consultori. È lì da più di 30 anni e nessuno l´ha mai contestata. E poi quando si parla di sana e responsabile sessualità, ci si riferisce non alla pura genitalità, ma a quella dimensione più ampia che comprende l´affettività e la capacità di relazione. Questo è il senso delle parole che abbiamo scelto».

«Basta polveroni - taglia corto Stefano Galli, il capogruppo della Lega - i termini sono giusti e corretti». «Quella della sinistra è una polemica con autogol - replica Giancarlo Abelli, l´assessore all´Assistenza - da quando esiste la legge sui consultori non è mai stato discriminato nessuno. Tutti i nostri interventi sono a tutela della maternità, del concepimento, della famiglia e dell´umanità che c´è in ogni uomo, al di là di qualsiasi distinzione di sesso o altro».

La maggioranza ha votato a favore del discusso provvedimento ma c´è chi, come Carlo Saffioti, consigliere di Fi, che ritiene che «quella frase sulla sana sessualità andava evitata perché si presta a equivoci. Io l´avrei tolta». Contro il provvedimento è Ardemia Oriani, consigliere regionale dei Ds. «Che cosa si intende per "sana sessualità"? Questa è una legge oscurantista che va cambiata». Dello stesso parere Susanna Camusso, il segretario generale della Cgil lombarda: «Qui si cancella chi manifesta un diverso orientamento sessuale».
(26 ottobre 2007)
Fonte: repubblica.it

venerdì 13 luglio 2007

Cassazione:"Stupro non sempre reato

CRONACA

La Corte suprema annulla la condanna di un giovane di Latina
accusato di aver violentato l'ex fidanzata minorenne



ROMA - Una sentenza della Cassazione riguardo ad un caso di stupro è destinata a far discutere: non è sempre reato se il rapporto inizia con l'assenso di entrambi i partner, ma non viene poi interrotto su richiesta di uno dei due. La Corte suprema lo ha decretato annullando la condanna del Tribunale di Latina e della Corte d'appello di Roma a quattro anni di reclusione per un giovane ventenne di Latina, accusato di violenza su una minorenne.

La storia risale al 2000, quando i due fidanzati si erano appartati per scambiarsi effusioni, sfociate in un rapporto completo. La ragazza aveva allora 16 anni e poco dopo la sua prima volta ha denunciato il fidanzato: dopo un primo consenso la ragazza avrebbe chiesto invano al partner di fermarsi, senza però essere ascoltata.

Dopo le due sentenze di condanna l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione denunciando vizi di
motivazione e, in particolare, una erronea ricostruzione dei fatti e l' inattendibilità della minorenne. E con la sentenza 24061 la Corte ha dato ragione al ragazzo. La motivazione riguarda proprio quel "sì" iniziale della ex fidanzatina: "I giudici non hanno adeguatamente tenuto conto del fatto che la ragazza avrebbe accettato di avere un rapporto
sessuale con l'imputato, ma si era opposta nel momento in cui aveva iniziato a sentire forti dolori nella zona vaginale".

La Cassazione crede poi al ragazzo che dichiara di aver agito "nella certezza di avere un rapporto consentito" e che quindi "poteva non aver percepito quel disagio che la ragazza avrebbe successivamente manifestato". Considerato indicativo del fatto che la ragazza fosse consenziente il suo comportamento il giorno successivo alla presunta violenza: "Era tranquillamente andata in macchina con l'imputato".

(12 luglio 2006)
Fonte: LaRepubblica.it

lunedì 20 febbraio 2006

Stupro, sentenza choc: Cassazione divisa

Lo ha sentenziato la Terza sezione penale della Cassazione
Stupro, sentenza choc: Cassazione divisa
Accolto ricorso di un uomo che violentò la figlia della convivente. Verdetto bocciato dai piani alti dell'Alta Corte: «Uno sbaglio»

ROMA - È polemica, forte, univoca, trasversale a tutti gli schieramenti politici, il mondo civile e gli esperti, contro la sentenza dei giudici della Terza Sezione penale della Cassazione per i quali lo stupro di una minorenne è meno grave se la ragazzina ha già avuto rapporti sessuali. Insomma, se non è vergine il «danno è più lieve». Un verdetto choc, che immediatamente scatena reazioni di stupore e di condanna molto dure, finchè inserata arriva anche una presa di distanza della stessa Corte di Cassazione: «E' stato uno sbaglio, questa sentenza sarà seppellita con ignominia».

LA SENTENZA - La terza sezione penale della Suprema Corte ha stabilito che lo stupro di una minorenne non è grave in sé, ma è meno grave se la vittima ha già «avuto rapporti sessuali». «È lecito ritenere» - sostiene la sentenza che ha creato le proteste - che siano più «lievi» i danni che la violenza sessuale provoca in chi ha già avuto rapporti con altri uomini prima dell'incontro con il violentatore.

LA REAZIONE - Ma il verdetto ha creato una spaccatura tra i giudici che l'hanno deliberato e il resto della Corte di Cassazione. «Questa sentenza, come avvenne per quella dello stupro e i jeans, sarà seppellita con ignominia dalla stessa Corte di Cassazione: ossia non troverà mai spazio nel Massimario e, anzi, verrà citata come esempio negativo di come una sentenza non dovrebbe mai essere scritta nè motivata» è l'assicurazione che arriva direttamente dai piani alti della Suprema Corte. «La nostra giurisprudenza è costante - sottolineano dalla Suprema Corte - nel senso di dare la massima tutela alle vittime della violenza sessuale, compreso il caso in cui a subirla siano le prostitute: questa sentenza è uno sbaglio. E potrà essere corretto dagli stessi giudici della Corte di Appello di Cagliari che hanno lo spazio - si fa notare - per ribadire il no, nel giudizio di rinvio, alla richiesta di attenuanti avanzata dal violentatore».

IL CASO - Come si è arrivati al dioscusso verdetto? La terza sezione ha accolto il ricorso di Marco T., allevatore 41enne cagliaritano, ex tossicodipendente, che violentò e minacciò la figlia di 14 anni della sua convivente e fu condannato in primo grado a Cagliari a tre anni e quattro mesi, sostenendo che la ragazza non era più vergine. La sentenza sostiene che in questo caso la personalità della vittima, «dal punto di vista sessuale, è molto più sviluppata di quanto ci si può normalmente aspettare da una ragazza della sua età». Ma con questi argomenti chi violenta una minorenne vissuta in un ambiente socialmente degradato e difficile come quello in oggetto, e della quale abusa essendo per di più il convivente della madre, può ottenere il riconoscimento di una «attenuante». La ragazzina aveva acconsentito a un rapporto orale dopo aver rifiutato un «rapporto completo», richiestogli con la minaccia, ritenendo quello orale «meno rischioso» conoscendo i problemi dell'uomo con la droga.
LA TESTIMONIANZA DELL'UOMO - «Ero molto affezionato alla ragazza. Mi ha stupito la sua denuncia» racconta Marco T. dopo aver saputo il verdetto della Cassazione che ha accolto la sua richiesta di attenuanti. «È sciocco - dice il legale che lo ha assistito in Cassazione, Giovanni Biccheddu - scandalizzarsi per questa decisione. È la ragazza stessa ad ammettere che aveva avuto questo rapporto orale con il patrigno. Certo può colpire la differenza di età, ma questa ragazzina aveva già avuto molti altri rapporti simili con altri quarantenni. La Cassazione non ha fatto altro che applicare la legge».

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