mercoledì 18 agosto 2010
"100 uomini al giorno" CONTRO la violenza sulle donne
"100 uomini al giorno" CONTRO la violenza sulle donne
lunedì 16 agosto 2010
Stupro, confessioni dal carcere
Repubblica — 15 agosto 2010 pagina 1 sezione: NAPOLI
«DA QUELLA notte vivo sospeso nel vuoto». È la frase che G. F., il diciassettenne che una settimana fa ha stuprato una coetanea francese a Capri, ripete al consigliere regionale Giuseppe Russo, capogruppo del Partito democratico, che ieri pomeriggio ha visitato il carcere di Nisida assieme al radicale Andrea Furgiuele. Un breve colloquio con G. F., rampollo di una famiglia di commercianti del centro residenti da qualche anno a Posillipo, durante una visita nella struttura in cui sono rinchiusi 65 minorenni tra cui dieci ragazze di origini rumene. UN CARCERE minorile sovraffollato in cui dal 10 agosto, dopo la decisone del Gip di convalidare il fermo emesso dalla Procura dei minori, è rinchiuso lo stupratore napoletano G. F. «A Nisida ho avuto modo - commenta il consigliere regionale Giuseppe Russo - di incontrare anche il diciassettenne accusato di aver stuprato la minorenne francese. Un ragazzo confuso, preoccupato per l'attenzione mediatica che si è creata attorno a lui e per la sua carriera scolastica. È disorientatoe non sta studiando». Iscritto all'Istituto Iervolino, G. F è stato rimandato in una materia. All'alba del7 agosto, dopo aver bevuto l'intera notte, ha violentato la ragazza francese in via Ignazio Cerio, una traversa di via Camerelle a poche decine di metri dalla Piazzetta di Capri. Individuato grazie a telecamere e testimonianze e fermato dopo poche ore in una villa di Anacapri G. F, che tra pochi giorni compirà diciotto anni, è stato portato nel centro di prima accoglienza ai Colli Aminei e successivamente a Nisida. Russo racconta di un ragazzo preoccupato per il proprio futuro che non nomina la diciassettenne francese ricoverata sabato scorso al Capilupi dove è stato necessario intervenire con cinque punti di sutura prima che tornasse rapidamente in Francia. «Ho trovato - spiega il consigliere Russo - un ragazzo molto chiuso, terrorizzato dal suo futuro. Ho trovato anche una struttura sovraffollata con cinquantaquattro minorenni maschi in un'area che potrebbe ospitarne al massimo quaranta. Meno problemi per le donne che sono undici, di cui una sola italiana. A Nisida ci sono laboratori di ceramica e arte presepiale oltre a un biennio per pasticcieri. Presto presenterò un disegno di legge che possa costruire incentivi per aiutare questi minorenni a diventare artigiani, ma anche operatori culturali e del turismo». All'iniziativa "Ferragosto in carcere" promossa dai radicali ha aderito anche un altro consigliere regionale del Pd, Rosetta D'Amelio, che ha visitato le strutture di Bellizzi, Ariano Irpino e Sant'Angelo dei Lombardi: «Ho visto bambini di due o tre anni che vivono rinchiusi in carcere assieme alle madri. Un fatto inconcepibile. Bambini che escono per l'ora d'aria, che vivono circondati da persone in divisa, che non hanno mai visto il mare, la montagna o una strada piena di gente. Su questo aspetto tutti abbiamo il dovere di intervenire e, pertanto, preso atto della situazione presenterò proposte concrete e utili». - OTTAVIO LUCARELLIhttp://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/08/15/stupro-confessioni-dal-carcere.html
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A leggere certe riflessioni ti domandi: perchè per la vittima tutta questa preoccupazione non c'è?
Ragazza accusa un vigilantes "Drogata e violentata in un parcheggio"
VENEZIA - Una studentessa trevigiana di 22 accusa un vigilantes di 39 anni di averla drogata e stuprata nel parcheggio di una discoteca a Jesolo. L'uomo, denunciato a piede libero per violenza sessuale, ha parzialmente ammesso, secondo indiscrezioni, le le proprie responsabilità, respingendo l'accusa di aver drogato la giovane donna ma ammettendo un rapporto sessuale con una partner che riteneva ubriaca.
Alla guardia giurata, come indicano alcuni quotidiani locali, i carabinieri hanno sequestrato l'arma in dotazione e la prefettura di Venezia ha sospeso licenze e autorizzazioni.
E' successo a fine luglio, ma la giovane si è decisa a sporgere denuncia ai carabinieri di Treviso solo qualche giorno fa. Ai militari ha detto di essere uscita dal locale molto stanca e di essersi addormentata nella propria auto, risvegliata da un uomo in divisa che l'ha violentata.
(15 agosto 2010)
Fonte:repubblica.it
domenica 15 agosto 2010
Stuprata sulla spiaggia, preso clandestino
FERRARA - Era stata una serata di festa, come tante altre nel cuore della movida a Lido delle Nazioni, sulle spiagge ferraresi: musica, le chiacchiere con gli amici del mare, forse qualche bicchiere. Ma all' alba, l' incubo: una turista milanese di 26 anni, addormentata sul lettino di un bagno in riva all' Adriatico,è stata aggredita e violentata da un immigrato. La giovane donna è stata salvata da una guardia giurata: Oreste Bulgarelli, della Securpol di Ferrara, poco prima delle cinque del mattino stava facendo il solito giro di controllo quando ha sentito le grida d' aiuto della ragazza dall' arenile del bagno Aloha. S' è avvicinato, ha visto tutto e ha tentato di bloccare l' aggressore, che ha cercato di scappare.A quel punto il vigilante ha esploso tre colpi in aria e l' uomo, spaventato, si è fermato e subito dopo è stato bloccato da una pattuglia di carabinieri. Il presunto autore dello stupro alla vigilia di Ferragosto sulla spiaggia di Lido delle Nazioni, la più frequentata dai giovani del litorale ferrarese, è un ragazzo senegalese di circa vent' anni, clandestino. Quando i carabinieri lo hanno bloccato ha detto di essere minorenne, sperando forse di limitare i danni. Ma il racconto della vittima e la testimonianza della guardia giurata sono contro di lui. Inevitabile, a quel punto, l' arresto per violenza sessuale. La ragazza, sotto choc, è stata portata all' ospedale di Lagosanto, dove gli accertamenti clinici hanno riscontrato i segni di un rapporto violento. E adesso gli investigatori hanno avviato accertamenti per verificare se il giovane, che ha nominato un legale di fiducia, fosse già stato colpito da provvedimenti di espulsione dall' Italia. Sull' episodio è intervenuto su Facebook il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. «Le testimonianze - scrive il Governatore - dicono che queste cicatrici resteranno per tutta la vita: le porterà con sé chi ha subito l' abuso, camminando silenziosamente per le nostre strade accanto a noi. Mi chiedo il perché di questo orrore e se non sia il caso di inasprire le pene».
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/08/14/stuprata-sulla-spiaggia-preso-clandestino.html
giovedì 12 agosto 2010
SE A FERRAGOSTO IL CELLULARE DI VOSTRO MARITO SUONA, E’ UNA DI NOI, NIGERIANA, VITTIMA DELLA TRATTA A CHIAMARE
DONNE ITALIANE, SE A FERRAGOSTO IL CELLULARE DI VOSTRO MARITO SUONA,
E’ UNA DI NOI, NIGERIANA, VITTIMA DELLA TRATTA A CHIAMARE… LUI E’ UNO
DEI NOSTRI CLIENTI….
Oggi, 15 agosto 2010, noi, nigeriane, vittime della tratta,
clandestine, prostitute, ricordiamo che LA TRATTA NON VA IN VACANZA
Siamo in balia di almeno 10 mila maman che vivono in Italia e
prendono i nostri soldi; loro non sono clandestine, non si
prostituiscono. Un tempo erano come noi, ma ora no…Legate fra di loro,
mettono insieme ingenti somme di denaro. Non è difficile: noi paghiamo
a loro 50-60 mila euro e anche di più.
Noi rischiamo il fermo, l’arresto, l’invio in un CIE, il rimpatrio,
loro NO, loro sono libere e se qualcuna di noi le denuncia, loro se la
cavano in fretta. Anzitutto perché sono legali, sono italiane, al
massimo sono considerate colpevoli di favorire la nostra
clandestinità, ma quanto a sfruttarci… …dicono che ci lasciano in mano
parte dei nostri guadagni e si prendono solo i soldi per l’affitto, la
luce, il gas, le spese di condominio.
Ognuna di loro ha tante donne e uomini che le aiutano e vivono alle
nostre spalle. Le associazioni e le comunità del nostro paese sanno
tutto, ma non dicono e non fanno niente. Neanche i pastori delle
chiese nere fanno qualcosa, anzi, molti aiutano le maman.
E così anche oggi, per noi, è una giornata di “lavoro”. Sì perché alla
fin fine siamo considerate e diventiamo soltanto delle prostitute. Ce
n’è poco di “lavoro” in giro: oggi i bravi maschi italiani sono in
ferie con le loro famiglie e con i loro figli. Dieci milioni di
clienti in giro per l’Italia…c’è la crisi, ma loro vanno in vacanza lo
stesso.
I più assidui sono passati da noi qualche giorno fa e ci hanno
lasciato qualche soldo, chi venti, chi 25 euro, qualcuno addirittura
50 euro, per il nostro “ferragosto”…così facciamo festa anche noi,
magari un gelato, poi da lunedì torna tutto come prima.
Ma oggi noi li chiameremo ad uno ad uno questi nostri “clienti”…giusto
uno squillo, tanto perché le loro mogli possano interrogarsi e
chiedere “ma chi è che disturba anche oggi” e i mariti siano costretti
a far finta di niente. E se qualche donna vorrà verificare il numero
che ha chiamato, beh quello sarà il nostro “numero verde”, il numero
di “Joy”, l’amore mio, la bellissima, la fighetta nera dei loro
mariti. Siamo comunque qui, anche oggi in strada o nelle case, a
disposizione dei maschi più disperati e soli e degli stranieri senza
famiglia.
Oggi noi chiameremo al telefono anche tutti i numeri che ci sono stati
dati dalle unità di strada, dagli operatori, dai clienti, dai preti,
da persone di buona volontà con il suggerimento “chiama qui, vedrai
che ti aiutano”…Non ci risponderà nessuno. Oggi, Ferragosto 2010,
anche se la tratta non va in ferie, ma gli italiani si, e anche le
loro associazioni contro i trafficanti e i mafiosi.
Speriamo, allora, che i giornali, le radio, le tv… trasformino questo
nostro testo di protesta in una notizia di cronaca di questo
Ferragosto italiano 2010.
Associazione vittime ed ex vittime della tratta - Progetto la ragazza
di Benin City
Isoke Aikpitanyi
martedì 10 agosto 2010
Per tutte. Stop al femminicidio!
Per tutte quelle donne, figlie, sorelle, amiche, madri, nipoti, nonne, amanti della musica e delle passeggiate, del gelato alle more e del pesce al cartoccio, donne che ridevano e adesso stanno in una bara, donne che avevano una vita, persone che avrebbero potuto salvarsi se qualcuno non le avesse uccise prima con l’indifferenza e poi con le botte, i calci, le coltellate, torture, fuoco. Morte di paura e poi di dolore – forse di stupore. Stuprate prima da un uomo e poi dai commenti della gente, assassinate da un marito, fidanzato, compagno, conoscente, belva inferocita, ragazzino annoiato. Assassinate dalle famiglie dei carnefici che dovrebbero solo tacere e vergognarsi, dai commenti al bar, dai commenti su facebook, nei forum, nei blog, dai commenti sull’autobus. Ogni volta che qualcuno dice: “Però poteva stare più attenta” quella donna, una qualsiasi di quelle stuprate o uccise, ritorna in vita e viene ammazzata e violata un’altra volta.
Riempiamo i nostri balconi, le nostre finestre, di lenzuola macchiate di sangue, risemantizziamo quel rito barbaro che era l’esposizione del sangue della vergine, facciamoci sentire, perchè solo mettendo un freno alla cultura maschilista, misogina e violenta che paralizza il nostro paese può accendersi la speranza del cambiamento.
Quel cambiamento di cui abbiamo così grande necessità.
La violenza di genere è alla base di tutte le violenze, smantellata quella, le smantelleremo tutte.
L’iniziativa è partita dalla mailing list di Fas, adesso c’è un gruppo su facebook che la porta avanti qui.lunedì 9 agosto 2010
Capri, il padre del 17enne accusato di stupro: non ci credo
09 agosto, 2010
Lo stupro - Lei, sotto choc, è andata via. A Capri, dove ha subito una violenza sessuale a soli 17 anni, ha rivolto un ultimo sguardo, pieno zeppo di brutti ricordi. Con una promessa, di non tornare, non subito. Lui, suo coetaneo, accusato di stupro e in stato di fermo, agli inquirenti è apparso 'tranquillo'. Ha solo detto, questa la sua versione, di aver avuto un rapporto sessuale con la ragazza francese. Intanto l'isola azzurra non si spiega come tutto questo sia potuto accadere.
L'alcool - Non si spiega, tanto per iniziare, come mai due minorenni erano così ubriachi, quando agli under 18 è vietata la vendita di alcol. E' per questa ragione che già dalle prossime ore partiranno controlli a tappeto per verificare, in discoteche e in locali notturni, le modalità di vendita di alcol, soprattutto al fine di accertare se vengono messi in atto tutti i controlli necessari nei confronti di utenti minorenni.
Elementi a carico del 17enne - Ora il 17enne di Posillipo accusato dello stupro è nel Centro di prima accoglienza per i minori dei Colli Aminei, a Napoli. Già nella villa dove si trovava ad Anacapri aveva dato la sua versione dei fatti, parlando di un rapporto sessuale consumato con la francese. Poi, tono e sguardo tranquillo, lo ha ripetuto anche al commissariato.
Tra gli elementi di prova della violenza sessuale, èerò, oltre alle immagini estrapolate dalle telecamere di sorveglianza dell'hotel Quisisana e di alcuni negozi, ci sarebbe anche la testimonianza di addetti alla lavanderia dell'albergo ai quali il ragazzo chiese di lavarsi le mani sporche di sangue.
Il papà: non ci credo - "Mio figlio non può aver fatto quello di cui lo accusano, almeno per come lo conosco io. E' un ragazzo tranquillo, studente che non ci ha mai dato motivo di preoccupazione. E poi, lo dicono anche i suoi amici, è stato sempre un grande timido". Lo afferma in un colloquio con il quotidiano 'Il Mattino', il padre del diciasettenne di Posillipo.E aggiunge: "Speriamo che la ragazza stia bene, ci spiace davvero che abbia avuto conseguenze fisiche così traumatiche. Volevamo vederla, parlarle, ma non è stato possibile - hanno detto Ermanno e la mdre Sonia - faremo di tutto per sapere con precisione cosa è successo, vogliamo saperlo. Ma per come conosciamo nostro figlio, rifiutiamo l'idea che possa essersi macchiato di violenze".
Fonte: http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2010/08/09/stupri_capri_ragazza_francese_sotto_choc.html
Violenza sessuale: turista 17enne va via, Capri sotto choc
08 agosto, 19:51
NAPOLI - Lei, sotto choc, e' andata via. A Capri, dove ha subito una violenza sessuale a soli 17 anni, ha rivolto un ultimo sguardo, pieno zeppo di brutti ricordi. Con una promessa, di non tornare, non subito. Lui, suo coetaneo, accusato di stupro e in stato di fermo, agli inquirenti e' apparso 'tranquillo'. Ha solo detto, questa la sua versione, di aver avuto un rapporto sessuale con la ragazza francese. Intanto l'isola azzurra non si spiega come tutto questo sia potuto accadere. Non si spiega, tanto per iniziare, come mai due minorenni erano cosi' ubriachi, quando agli under 18 e' vietata la vendita di alcol. E' per questa ragione che gia' dalle prossime ore partiranno controlli a tappeto per verificare, in discoteche e in locali notturni, le modalita' di vendita di alcol, soprattutto al fine di accertare se vengono messi in atto tutti i controlli necessari nei confronti di utenti minorenni. Ma, intanto, restano le conseguenze di una notte brava che non c'entra niente con quelle che dovrebbero essere le serate di un'allegra estate. Tutt'altro. Ieri sera la 17enne turista francese, capelli biondi, vestito nero, ha lasciato con l'ultimo aliscafo Capri. Al porto e' stata accompagnata, insieme con le sue amiche, dall'amico napoletano - compagno del 17enne accusato di stupro - che le aveva ospitate in un hotel extra lusso. Poco prima della partenza, il 'buio' dettato dallo choc, aveva ceduto il passo ai ricordi, a quanto accaduto: il vicoletto poco distante dalla storica piazzetta, la violenza sessuale, il sangue. Scene e un volto che ha descritto agli agenti di polizia, diretti da Stefano Iuorio, che hanno, anche cosi', potuto individuare il presunto autore di tutto. Fondamentali anche le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza. E poi alcune persone, addette di un hotel, alle quali il 17enne si sarebbe rivolto per lavare le mani sporche di sangue. Elementi, centrali, che ieri sera hanno fatto scattare lo stato di fermo. Ora il minorenne e' nel Centro di prima accoglienza per i minori dei Colli Aminei, a Napoli. Gia' nella villa dove si trovava ad Anacapri aveva dato la sua versione dei fatti, parlando di un rapporto sessuale consumato con la francese. Poi, tono e sguardo tranquillo, lo ha ripetuto anche al commissariato. E dire che quella doveva essere una serata di divertimento. I due ragazzini si erano conosciuto in una delle discoteche che quella sera avevano frequentato. Poi si sono allontanati, forse entrambi ubriachi. E poi ancora lo stupro. C'e' ora attesa per la decisione della Procura dei minori sulla convalida o meno del fermo. Ma che sia stato proprio lui, ragazzo conosciuto sull'isola, figlio di persone per bene, anch'esse conosciute, ad aver fatto quello di cui e' accusato, ha scosso ancora di piu' Capri. Il 17enne, al pari della sua famiglia, ha quasi sempre trascorso sull'isola le sue vacanze. Ieri, dopo che le richieste si erano concentrate su di lui, a Capri e' arrivato anche il padre, un commerciante napoletano. Anche lui e' apparso tranquillo a chi ha avuto modo di incontrarlo. Ora saranno soprattutto le immagini delle telecamere a ricostruire quanto successo. E a dire, forse, la parola fine ad una violenza che ha segnato un'isola intera.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/08/07/visualizza_new.html_1878968582.html
domenica 8 agosto 2010
Alle turiste straniere stuprate in Italia: vi chiediamo scusa!
Quando l'artista Pippa Bacca fu violentata e uccisa mentre svolgeva la sua performance artistica in abito nuziale, molti furono indignati e dissero che c'era una ragione etnica, il fatto che lei si trovasse in turchia, un posto così retrogrado e inospitale per le donne, specialmente per quelle che come lei pretendevano di poter attraversare il mondo esigendo rispetto per sè e pace per tutti.
Questa estate fatta di delitti tutti italiani contro le donne in quanto donne, morte di violenza maschile, perseguitate, massacrate di botte e stuprate, chissà se all'estero parleranno di noi come il paese più maschilista d'europa.
Arrivano in italia, zaino in spalla, piene di sogni e convinte di poter esercitare il diritto al turismo che tutti esercitano in giro per il mondo. Un mondo nel quale puoi girare per ostelli, in bicicletta, con la tenda, senza che nessuno mai ti torca un capello.
In italia no, se arrivi con il tuo ragazzo e monti una tenda vicino alla capitale ti stuprano. Se arrivi da sola poi non ne parliamo. In campeggio, in città, a Firenze, Venezia, Capri, Roma.
Non devi essere a bordo di una strada a fare l'autostop. Figuriamoci. In quel caso i "te la sei cercata" ti seppellirebbero. Puoi essere ovunque: nella tua tenda, nella tua stanza d'albergo, in giro per un'isola votata al turismo, dentro un semplice bagno di un bar della capitale. Qualunque luogo è buono, in ogni caso, tu donna, straniera, che vieni a incrementare l'economia di questo paese strapieno di misogini, troverai nel tuo pacchetto vacanze uno stupro, una molestia, una giornata da dimenticare, una prova provata che il machismo dei cosiddetti latin lovers italiani è un vero schifo, una formula per venderti una illusione che tu sconterai sulla tua pelle, perchè il macho italiano non è un prodotto che dovresti apprezzare. Dovresti invece scartarlo a priori.
Dunque, cara turista straniera, dato che se verrai in italia e qualcuno deciderà di stuprarti ti scontrerai con i commenti più sessisti del mondo, con una difesa per lo stupratore, con la condanna per te che sei stata stuprata, con un clima culturale che giustificherebbe perfino il tuo omicidio se capitasse l'occasione e se a commetterlo fosse un uomo, cambia il luogo delle tue vacanze, scarta l'italia e chiedi a questo paese che se vuole che le donne arrivino a portare i loro soldi per fare andare avanti l'economia italiana bisogna che le turiste abbiano garanzia di civiltà e rispetto in ogni senso.
Noi qui, in un certo senso, ci siamo nate e cresciute, dobbiamo rimanere per forza, scegliamo di rimanere perchè qui abbiamo affetti e lavoro, spesso scegliamo di andarcene perchè non ne possiamo più. Ma tu, cara sorella straniera, cosa ci vieni a fare qui se quando denunci uno stupro poi c'è qualcuno che dirà sempre che eri ubriaca, che l'hai voluto tu, che sei perfino un po' puttana, e giù gli insulti e le umiliazioni?
Cosa ci vieni a fare in italia se il posto da cui provieni è sicuramente più civile di questa nazione in cui ancora gli uomini stanno a fare elucubrazioni mentali della domenica invece che partecipare concretamente alla difesa dei dirtti civili delle donne, il genere più bistrattato in assoluto in ogni parte del mondo?
Cara sorella, te lo dico con il cuore: in italia ci sono tante donne che tentano di fare qualcosa di utile, ci sono tante persone che tentano di fare del proprio meglio, tanti uomini che lavorano per tentare di costruire una alternativa sociale a quella che ti ha così disastrosamente accolto ma non è sufficiente e noi ci vergogniamo molto. Ci vergogniamo perchè sappiamo che tu potresti pensare che in italia siamo tutti così, che non c'è nessuna persona civile, che non c'è nessuno che lotta contro quello che hai subito o potresti subire.
Ci vergogniamo e ci sentiamo responsabili come dovrebbero sentirsi responsabili tutti, perchè se in italia l'unica cultura vincente è quella che fa delle donne degli oggetti sessuali da usare, è responsabilità di tutti, perfino delle persone che come noi lottano ogni giorno perchè tutto questo cambi.
Ci dispiace molto, ti abbracciamo moltissimo, siamo solidali con te e credici se ti diciamo che tutto quello che hai subito a noi succede ogni giorno e ti comprendiamo profondamente avendo piena coscienza di quali sono i nostri diritti e di quello che dovrebbe esserci garantito e che invece ci viene perennemente negato.
Ti chiediamo scusa. Lo facciamo noi perchè nessuno lo farà mai. Ti chiediamo scusa e speriamo tu possa perdonarci per non esserci state quando avevi bisogno di noi e per non aver fatto, forse, abbastanza perchè tu potessi arrivare qui in italia e fare una vacanza senza dover subire uno stupro.
Fonte: femminismo a sud
Genova, donna uccisa con un coltello dal marito carabiniere
Un carabiniere, sottufficiale di 40 anni in servizio presso il palazzo di Giustizia, ha ucciso nel primo pomeriggio la moglie nella loro abitazione di via Vespucci a Pegli, nel ponente di Genova, ed è poi fuggito.
La donna, 38 anni, è stata uccisa da diversi colpi di coltello. Sospettato un maresciallo dei carabinieri, che è ricercato dopo essere fuggito scalzo in moto.
Secondo le prime informazioni, la coppia era in via di separazione. Il carabiniere, in base alle prime ricostruzioni, si sarebbe scagliato contro la moglie con un coltello durante un violento litigio.
Sul posto i carabinieri del Nucleo investigativo di Genova. Ricerche del militare sono in corso da parte di numerose pattuglie dell'Arma.
radiorai
Lettera di due vicini sull'omicidio di Elisa Beatrice Rattazzi a Torino Quante volte le statistiche e i fatti di cronaca ci dovranno ricordare che la
Gentile testata ci rivolgiamo voi inoltrandole una lettera sull'omicidio commesso dalla guardia giurata domenica pomeriggio scorso.
Si tratta di una lettera indirizzata a tutte le ministre del governo italiano perchè racconta il lato oscuro di questa vicenda: quello della violenza digenere.
Come vicini di questa famiglia e avendo i figli più o meno della stessa eta'abbiamo avuto modo di conoscere Raffaele, Elisa e i loro due figli, difrequentarli e vedere come si deteriorava il loro rapporto, le prime botte dilui e le prime denuncie di lei.
Non pensiamo di poter dire che questo delitto si sarebbe potuto evitare, ma che nella nostra Italia, nella nostra societa' civile non c'è spazio e ascolto peruna donna che ha paura e che denuncia suo marito, una donna che non ha potutofuggire al suo destino.
Allora il nostro vuole essere un interrogativo per tutti, in modo che una morte assurda non cada nel nulla.
Le chiediamo perciò di pubblicare la nostra lettera in qualche forma lei ritienga opportuna, non vogliamo diventare famosi ne cerchiamo notorieta' o interviste: chiediamo solo che si parli senza ipocrisia di questa vicenda!
Gentili Ministre Mara Carfagna, Giorgia Meloni, Mariastella Gelmini e Stefania Prestigiacomo,
ci rivolgiamo a voi perche’ siete donne e forse potrete comprendere il dramma che e’ successo a Torino.
Domenica pomeriggio è stata uccisa una donna di 32 anni, una mamma di due bambini. È l’ennesima assurda vittima della violenza di genere, della guerra che quotidianamente si consuma all’interno delle mura domestiche di tante troppe “famiglie”. Conoscevo Elisa Beatrice Rattazzi ho vissuto vicino a lei ed al suo assassino per anni e i nostri figli sono cresciuti assieme.
Elisa è una donna che ha subito per anni violenze e soprusi, e con lei i suoi figli, senza riuscire a ribellarsi al suo destino, senza che nessuno abbia saputo o voluto aiutarla. Per anni ha denunciato le violenze commesse dal marito su di lei e sui figli, per anni ai litigi domestici seguiva l’arrivo delle forze dell’ordine e le ambulanze, per anni le richieste disperate d’aiuto rivolte alle istituzioni a tutti i livelli (forze dell’ordine, servizi sociali, scuola), sono rimaste grida inascoltate strozzate nella gola.
Al coraggio delle denunce, si risponde con qualche pacca sulle spalle.
L’incompetenza delle nostre forze dell’ordine in materia di violenze familiari è cronica: la maggior parte delle volte qualche schiaffo alla moglie non viene neanche considerata violenza. L’Italia ha un parlamento che, si sa legifera su tutto, ma non esiste nessuna legge specifica, a differenza degli altri paesi europei e civili, sulla violenza di genere.
Quando sono chiamate ad intervenire durante le liti familiari le forze dell’ordine mostrano questa incapacità senza vergogna e sono solo un ulteriore e secco schiaffo morale per la donna: invece di essere protetta e tutelata dalla violenza, le viene indicata la via della conciliazione, del “volemmose bene” e la minimizzazione dei “battibecchi che succedono nelle migliori famiglie”.
Cosa deve fare una donna per essere creduta? A cosa servono le denunce, i referti dell’ospedale?
Ma soprattutto a cosa serve proporre di inasprire le pene per chi commette reati di violenza sulle donne, se poi una moglie che denuncia più volte suo marito per questo motivo non viene mai creduta?
Elisa aveva paura, aveva paura di quello che sarebbe diventato il suo assassino, di quello che per tanti anni è stato suo marito.
In questa sottocultura da italietta fascista i mariti sembrano intoccabili, devono fare i “mariti” e se qualche volta si arrabbiano avranno pure le loro ragioni. Non ci sono orecchie per il dolore che avviene tra le mura di casa, ma solo per le macabre notizie sangue. Credeteci anche se il delitto d’onore è stato cancellato dal codice penale, non lo è dalla testa degli italiani!
Il boomerang mediatico, cavalcando il dolore dei famigliari, sembra che abbia già voglia di trovare giustificazioni al più aberrante dei delitti. Aveva lasciato il marito, si era portata via i figli, aveva addirittura un altro uomo… e avanti con la cavalleria rusticana.
Elisa è stata uccisa in mezzo alla strada, alla luce del giorno sotto gli occhi di tutti, da una mano assassina che la tormentava da anni.
Una esecuzione in piena regola che si vorrebbe quasi far strisciare via silenziosa, senza porsi troppe fastidiose e giuste domande. Un delitto bastardo, ma talmente comune da non fare quasi notizia. Non ci sono extracomunitari ubriachi, rom alla guida di fuoristrada rubati, spacciatori negri dal coltello e dalla pistola facile in questa storia. È solo la storia di una normale famiglia tutta italiana e come dobbiamo rassegnarci a sapere quello che conta in Italia è sempre e solo la famiglia.
Questa ignoranza, questo fascismo di facciata permettono che follie come questa accadano; una stampa e un’opinione pubblica poco sensibile permettono che episodi come questo vengano letti e archiviati attraverso la griglia mafiosa del codice d’onore.
Quando capiremo che la sicurezza va costruita per prima nelle famiglie? Quante volte le statistiche e i fatti di cronaca ci dovranno ricordare che la maggior parte delle violenze sui minori e sulle donne avvengono tra le mura domestiche?
Fino a quando dovremo attendere per vedere una legge specifica, una sezione di un tribunale, dei magistrati e degli uffici di polizia con competenze specifiche sulla violenza di genere? Queste cose esistono già nel resto dell’Europa!
L’indifferenza pensa a fare il resto, in fondo vedere una donna nei panni vittima è normale perché nella nostra sudicia cultura la donna non si può difendere.
Chi lo spiegherà ai suo figli di 7 e 4 anni?
Fonte: il pane e le rose
Uomo, accusato di aver massacrato di botte la convivente incinta di 4 mesi
Viterbo, 8 ago. -(Adnkronos) - Violenza famigliare dentro le mura di casa, vittima una donna di origine paraguaiana residente a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo. Dopo l'ennesima lite tra due conviventi, il compagno l'ha massacrata di botte per tutta la serata di ieri al punto che i vicini di casa sentendo le urla, hanno avvertito i carabinieri che si sono precipitati presso l'ospedale di Tarquinia, dove la donna era gia' stata trasferita dal personale medico del 118.La donna, al quarto mese di gravidanza, aveva il viso completamente avvolto da una maschera di sangue con profondi tagli. I medici hanno riscontrato alla vittima gravi lesioni al volto, tanto che e' stato necessario il trasferimento della donna presso il reparto maxillo facciale dell'ospedale Belcolle di Viterbo.
Durante la notte i carabinieri della stazione di Tarquinia che con due pattuglie presidiavano il litorale, sono intervenuti con l'ausilio dei Vigili del fuoco per riuscire ad entrare nell'abitazione dei coniugi, dove hanno trovato il compagno nel proprio letto, come se nulla fosse accaduto.Accompagnato in caserma dopo le formalita' di rito l'uomo F.M.C. 44enne e' stato arrestato e portato alla casa circondariale di Civitavecchia a disposizione dell'Autorita' Giudiziaria. Per lui gravano pesanti accuse per maltrattamenti in famiglia e lesioni gravissime. Grazie alle prime cure del reparto di ostetricia dell'ospedale di Tarquinia, il bambino in grembo alla donna e' in buone condizioni. Proseguono ora le indagini da parte dei carabinieri di Tarquinia e Montalto di Castro per delineare i precedenti retroscena riconducibili ai maltrattamenti familiari.
libero
venerdì 6 agosto 2010
In Afghanistan ogni anno 2.300 donne si tolgono la vita per sfuggire a violenza e matrimoni forzati
Oltre alla condizione di subalternità a padri, fratelli, mariti, che le sottopone alla schiavitù dei matrimoni forzati o a violenze tra le mura domestiche, le donne afghane sono spinte al suicidio, in particolare a ovest e a nord del paese, dalla costante condizione di insicurezza, oltre che da un aumento dei casi di stupro. Nella scelta di farla finita, una donna afgana ricorrerà, nella maggior parte dei casi, all'auto-immolazione. Fenomeno particolarmente diffuso nella zona di Herat, al confine con l'Iran, paese in cui è stato realizzato, nel 2002, il film Bemani, che narra la storia di una giovane che si dà fuoco per sfuggire a un matrimonio forzato.
Se la scelta dell'auto-immolazione può apparire incomprensibile, data l'atroce sofferenza fisica che precede la morte, dà allo stesso tempo la misura della disperazione che agita la popolazione femminile in Afghanistan. In molti casi poi, la bombola del gas e i fiammiferi, che una donna maneggia senza controlli in casa quotidianamente, diventano il mezzo più accessibile per compiere un gesto disperato, visto come unica, estrema, scelta di libertà.
Il sole 24 ore
La fidanzata lo lascia, uccide donna a pugni
L'aggressore e' un cittadino ucraino di 25 anni, regolare ma con un piccolo precedente per furto. A dare l'allarme per prima alla polizia è stata la madre del giovane, preoccupata dalla furia con la quale aveva preso le chiavi di casa ed era uscito. Ma la sua telefonata al 113 non ha comunque potuto impedirgli di realizzare i suoi propositi.
"E' da due giorni che va dicendo di voler far fuori qualcuno", avrebbe riferito per telefono la donna, che vive con il figlio in viale Gran Sasso, chiedendo aiuto. Lui, però, una volta sceso in strada, ha fatto poche decine di metri e, in viale Abruzzi, ha subito aggredito la passante, morta poi in ospedale.
Libero.it
giovedì 5 agosto 2010
Milano: ragazza violentata nella notte, quattro fermati
Milano, 4 ago. - (Adnkronos) - Sono quattro le persone fermate per lo stupro avvenuto questa notte in un appartamento in via Pasteur a Milano. Secondo quanto trapela si tratta di quattro ecuadoriani, fra i 20 e i 30 anni, fermati dai carabinieri del nucleo radiomobile. I quattro sono accusati di aver violentato una ragazza romena di 22 anni che e' riuscita a fuggire dopo l'aggressione e a dare l'allarme chiamando i soccorritori del 118. Al momento, i militari mantengono il massimo riserbo sull'identita' dei quattro stranieri fermati.
(Afe/Ct/Adnkronos)
mercoledì, 4 agosto 2010
domenica 1 agosto 2010
"Pedofili sfruttano lavoro minori"
Un tribunale del lavoro dello Stato brasiliano del Paraba ha condannato 11 persone per aver fatto sesso con prostitute minorenni in quanto sfruttatori di lavoro minorile. La condanna, la prima del genere in Brasile, non risparmierà gli accusati un'eventuale condanna a livello penale per pedofilia, stupro e corruzione di minorenni, ha precisato un componente del collegio. I condannati dovranno pagare allo Stato una multa pari a 230 mila euro.
Fonte:tgcom
sabato 31 luglio 2010
Festeggia a Venezia i 18 anni violentata in hotel dal cameriere
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Una turista norvegese, rientrata dopo una festa per il compleanno, è stata raggiunta in camera nel cuore della notte e violentata da un cameriere del bed and breakfast in cui alloggiava. L'uomo, un iraniano di 31 anni, è stato arrestato
Aveva appena festeggiato a Venezia il suo diciottesimo compleanno la giovane turista norvegese violentata la notte tra giovedì e venerdì da un cameriere del bed & breakfast in cui alloggiava. L'uomo, un iraniano, K.S.M., 31 anni, regolare, è stato arrestato dalla polizia della questura lagunare.
La giovane, sotto choc, è stata ricoverata in ospedale. Era arrivata a Venezia con tre amici il 27 luglio scorso e giovedì sera tutti assieme erano andati a festeggiare i suoi 18 anni in un ristorante veneziano. Poi sono rientrati nel bed and breakfast "Absolute Venice", ognuno nella propria camera.
La ragazza, ha preso sonno subito. Alle 3,30, si è svegliata di soprassalto, trovandosi un uomo nel letto. Non ha potuto sottrarsi alla violenza. La giovane ha tentato invano di divincolarsi, chiedendo aiuto a squarciagola: l'appello è stato raccolto dai suoi amici che però non sono riusciti ad entrare nella camera della connazionale perchè l'iraniano, entrato usando un passpartout, aveva chiuso a chiave la porta.
La reazione decisa della vittima ha fatto infine fuggire il cameriere che, aperta la porta, ha travolto i soccorritori trovando riparo in una foresteria accanto. Sul posto sono arrivati agenti delle 'volanti' e della squadra mobile di Venezia che hanno bloccato il violentatore nel suo alloggio, in un edificio attiguo al b&b, portandolo in carcere a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Il senatore Piergiorgio Stiffoni, Lega Nord, commentando la vicenda, ha chiesto alla magistratura veneziana "di adempiere in tutto e per tutto contro il cameriere iraniano". "La magistratura deve dare un segnale alla cittadinanza - ha aggiunto Stiffoni- e rispedire l'iraniano al suo paese dove sicuramente troverà la giusta pena per questi delitti".
(30 luglio 2010)
Fonte:nuovavenezia
giovedì 29 luglio 2010
La reazione mascolinista e la violenza contro le donne
Si tratta di un documento prodotto da un collettivo canadese maschile contro il sessismo.
Ringraziamo Olympe per aver scovato questo ottimo materiale e per averlo tradotto in pochissimo tempo:
(nota: alcune parti molto specifiche sulla situazione canadese sono state tralasciate nella traduzione, gli/le interessate/i possono fare riferimento all'originale)
La reazione mascolinista e la violenza contro le donne
In questa conferenza, svoltasi davanti al Consiglio federale della Federazione interprofessionale della sanità del Quebec il 6 dicembre 2007, all’occasione della commemorazione del tristemente celebre “massacro del Politecnico” (compiuto da un pazzo assassino che voleva dimostrare il suo odio nei confronti del femminismo ammazzando quattordici donne), l’autore dimostra come il mascolinismo, il quale si fonda sul malessere identitario che sarebbe generato negli uomini dalle rivendicazioni di parità tra uomini e donne e dei diritti delle donne, sia un discorso di destra: un integralismo che bisogna analizzare politicamente e globalmente, e non come una resistenza psicologica e personale. Inoltre, in quest’occasione, l’autore analizza diverse manifestazioni della resistenza antifemminista nell’ambito della sanità.
Voglio innanzitutto ringraziarvi per l’immenso onore che fate a un semplice militante come me nell’invitarmi qui. La FIQ è un sindacato modello in Quebec per ciò che riguarda la sua pratica rispettosa dello spazio delle donne e allo stesso modo solidale circa le rivendicazioni pertinenti.
Quando gli antifemministi hanno cercato di far “cadere” il Consiglio dello statuto della donna, tre anni fa, l’Intersindacale delle donne lanciò una petizione, e noi, del Collettivo maschile contro il sessismo – con qualche alleato in Quebec –, una petizione per affermare che il movimento mascolinista non parlava in nome degli uomini, non in nostro nome. Siete stati più di quattrocento uomini della FIIQ a firmare questa petizione e ci tengo a ringraziarvi calorosamente per l’appoggio. Questo fece la differenza e forzò il governo Charest a fare un passo indietro, come fa sempre quando gli si tiene testa con abbastanza forza. Gli uomini della FIIQ hanno avuto l’intelligenza di fidarsi della leadership delle donne, come l’hanno fatto altri sindacati in altre centrali. Voi siete, a questo titolo, un modello per il sindacalismo quebecchese e una forza per bloccare la deriva verso la Destra.
Presentazione del collettivo maschile contro il sessismo
Noi abbiamo innanzitutto tentato di sensibilizzare altri uomini sul ruolo giocato dalla pornografia nelle dinamiche di stupro. Abbiamo incontrato uomini che sapevano molto bene quello che facevano, degli uomini che si organizzavano con altri uomini per una politica antifemminista portata avanti in nome della “condizione maschile” – non tutti gli uomini, assolutamente, ma abbastanza uomini da nuocere gravemente alla parità tra i sessi, soprattutto grazie all’aiuto dei mass media. Degli uomini organizzati in reti a scala internazionale, che lavorano allo scopo di invalidare e bloccare i progressi delle donne e, soprattutto, per proteggere i privilegi degli uomini i più egoisti e violenti, certamente i meno meritevoli. Questi uomini lavorano per rinforzare e accrescere alcuni privilegi maschili abusivi. Per esempio, reclamano l’immunità per la violenza maschile all’interno della famiglia, per i pedofili soprattutto, e il “diritto” di tagliare i viveri alle donne e ai bambini dopo un divorzio.
I loro gruppi reclutano adepti anche in prigione, e se ne vantano; noi l’abbiamo costatato assistendo – a rischio della nostra vita – alle loro riunioni, dove uomini si vantavano di aver stuprato la loro moglie perché affermavano di averne il diritto, nello spazio privato della loro dimora.
I media parlano poco di questa natura iperaggressiva del movimento. A credere ai messaggi che ci indirizza la televisione, questi uomini sarebbero semplicemente “destabilizzati”: vivrebbero un “malessere” e sarebbero spinti all’angoscia e al suicidio dalla richiesta di un po’ più di equità tra uomini e donne. A credergli – e voi riconoscerete certamente in questo lo stesso discorso dei tenori della Destra –, sarebbe arrivato il tempo di invertire il corso e di opporre al femminismo un valore che si pretende simmetrico, la “parola degli uomini”, il “mascolinismo”. Ma, strano paradosso: i mascolinisti, che pretendono di parlare nel nome di tutti gli uomini, rappresentano soprattutto dei criminali…! Ammettiamo che non si tratta certo del ritratto il più lusinghiero degli uomini… e, contrariamente a ciò che spesso si spaccia, a proposito delle femministe che odierebbero gli uomini, queste associazioni di stupratori e picchiatori non vengono certo dal femminismo, ma dai loro oppositori. Bizzarro…
Per coloro i quali, tra voi, che sono genitori o che hanno intenzione di diventarlo, cercano di agitarvi insinuando che i vostri figli lasceranno la scuola o, quanto meno, avranno performance basse; e questo a causa delle donne, dominanti nel mestiere dell’insegnamento, e favorite da questo clima femminile nello studio e nel rendimento scolastico.
Ma se sono le donne a ritrovarsi insegnanti alle primarie e alle secondarie – come d’altra parte negli impieghi che implicano le cure degli altri – non è forse perché questi posti sono ancora sottopagati e che gli uomini sono abituati ad interessarsene molto meno, a trascurare questi “lavori da donne”? Questa è un’altra buona ragione per lottare – come voi lo fate – per una reale uguaglianza salariale, piuttosto che lasciare che gli antifemministi tolgano degli impieghi a delle insegnanti qualificate e calorose – delle eroine della vita quotidiana, che si spendono tutti i giorni generosamente per evitare che ragazzini e ragazzine lascino la scuola – e pagare di più degli uomini con idee maschiliste per convincerli ad insegnare alle primarie e alle secondarie.
D’altra parte, mi sembra che i vostri posti di lavoro siano minacciati da un discorso reazionario simile, a proposito della rete di cura della salute mentale. I mascolinisti pretendono che gli uomini non riescono a trovare aiuto oggi, sotto il pretesto che un vero uomo sarebbe incapace di parlare dei propri problemi ad una semplice donna – una notizia certamente sorprendente per tutte le donne che aiutano, incoraggiano, sostengono i loro compagni o mariti da anni…
Comprendiamo come, sotto l’involucro umanista e liberale, il mascolinismo è effettivamente un integralismo – un fondamentalismo come quello denunciato a proposito dei gruppi religiosi che vogliono riservare a un sesso piuttosto che all’altro i rapporti professionali con i loro adepti. A credergli, solo un uomo potrebbe rispondere ai bisogni di un uomo. Questi uomini reclamano, in quanto gruppo di pressione, degli accomodamenti irragionevoli contrari alle libertà fondamentali delle lavoratrici. Risultato: alcuni e alcune tra di voi, che siete realmente qualificati, rischiate di perdere il vostro lavoro a profitto di presunti specialisti della “condizione maschile”, per i quali bisognerà liberare dei posti, i vostri, quelli che vi siete meritati con la vostra reale esperienza e le vostre lotte sindacali nella rete sanitaria.
Questo movimento funziona così come alibi della strategia della privatizzazione della sanità, poiché il travaglio di ascolto e sostegno, oggi svolto da donne impiegate, rischia di essere rinviato ai privati: questo si farà in cliniche private, dove il medico ritroverà la sua posizione tradizionale di re e maestro, allora che il suo personale si ritroverà con un salario minimo e nell’impossibilità di negoziare le sue condizioni di lavoro. Un sistema privato. Private di diritti, di denaro e, sempre più, private d’aiuto contro la violenza domestica, poiché – voi lo sapete meglio di me – la rete sanitaria è, per donne isolate e terrorizzate, uno sportello d’accesso necessario alle risorse che possono salvare loro la vita.
Se gli antifemministi devono oggi giocare la carta della psicologia, è perché altri ostacoli, più concreti, si sono posti: alcuni ambiti hanno finalmente ceduto di fronte alle lotte delle donne. Accesso al lavoro salariato, al voto, alla contraccezione, all’educazione superiore, alle professioni liberali, ad un reddito garantito (anche se relativo), alla giustizia e ad un riconoscimento professionale per il lavoro d’educazione e di cura.
L’antifemminismo inizia a quest’epoca, come movimento di reazione a questi avanzamenti. Una resistenza prima passiva – poi attiva e violenta come quella di cui commemoriamo oggi il ricordo, rilevando come siano 850 – 665 donne e 185 minori – e non solamente 14, i decessi che bisogna imputare alla violenza sessista a partire dal 6 dicembre 1989 [N.d.R., il Quebec è una provincia canadese francofona autonoma che conta meno di 8 milioni di abitanti].
Per comprendere e disinnescare questa resistenza, credo che sia utile evitare di vederla come unicamente psicologica o personale – messaggio martellato dai media ad ogni nuovo omicidio. Quello che vi sto proponendo, è che non sia veramente a causa dello stress o di qualsiasi altra incomprensione, o di una cattiva educazione – ancora colpa delle madri – ma di uomini che resistono e si sono organizzati politicamente.
Come i padroni nel mondo del lavoro, il ricorso alla violenza – qui compresa la violenza verbale del discorso antifemminista – si spiega molto meglio – il film Nel nome del padre lo dimostra chiaramente – attraverso la volontà di non voler dividere il potere e il denaro, di non lasciarsi imporre nulla, di non voler negoziare insieme e rispettosamente il lavoro domestico – compresi i rapporti sessuali -, ecco che gli uomini riconoscono loro stessi nei gruppi dove si riuniscono per opporsi aggressivamente ai diritti delle donne. A cominciare dal diritto agli alimenti per i bambini.
Questo si è dimostrato particolarmente evidente quando abbiamo assistito alle riunioni di gruppi come Fathers for justice o il Mouvement pour le respect et la dignité o L’Après-Rupture.
Queste organizzazioni reclutano i loro membri nelle prigioni, ma anche attraverso i media e gli organismi comunitari. Insieme, si scambiano avvocati, tattiche, appoggi, statistiche e pseudo teorie menzognere – come la “sindrome del falso ricordo” o la “sindrome d’alienazione genitoriale” – che servono loro a discreditare in tribunale e nei media coloro che denunciano incesti o, semplicemente, le madri che chiedono l’affido.
I leaders di questi gruppi preconizzano una politica d’intolleranza e di rifiuto per il congiunto aggressore da qualsiasi riconoscimento dei propri torti. Ossessionati da una guerra dei sessi – una nozione che hanno inventato loro ma che attribuiscono al femminismo – gli antifemministi cercano dei soldati da inviare al fronte. Arrivano fino ad inserire nei loro siti web delle immagini pornografiche di donne presentate come minacciose, che “utilizzano i loro corpi per controllarci”.
Questi discorsi deliranti sono dannosi, per gli uomini stessi. Ne abbiamo visti suicidarsi perché mal consigliati da avvocati improvvisati, nella più completa illegalità, per i quali nessun accomodamento è mai ragionevole, di fronte alla “nemica”… addirittura nemmeno firmare un riconoscimento delle botte inflitte alla moglie. Degli uomini sono stati così spinti al suicidio da attese chimeriche, dal sentimento irreale di essere dalla parte della ragione che è stato loro inculcato da microgruppi mascolinisti.
Ma gli antifemministi recuperano anche i suicidi maschili. Sfruttano grossolanamente la condizione di uomini marginalizzati – giovani gay con problemi, autoctoni, giocatori compulsivi, uomini sofferenti di malattie mentali o croniche, anziani – per reclamare ancora più privilegi per i maschi alfa dominanti: gli adulti etero non immigrati, il cui unico problema è una pensione alimentare che rifiutano di versare ai loro figli o dei diritti coniugali che rifiutano di condividere.
Uno dei problemi peggiori, è che anche se questi gruppi non riuniscono che una manciata di paranoici, sempre più giornalisti, giudici, politici li riconoscono: la cantilena sulla mancanza affettiva che propagano nei media fornisce un alibi comodo al sistema, che si dà da fare anche lui – più discretamente ma anche più efficacemente – a bloccare i progressi delle donne verso una maggiore giustizia.
In effetti gli antifemministi guidano e definiscono le politiche dei partiti conservatori e di destra. La nozione di una discriminazione che subirebbero gli uomini nel momento in cui si appoggia una donna – stuprata dal compagno, per esempio – viene ad aggiungersi al mito di una parità che è andata già troppo oltre, messaggio ripetuto senza sosta dai media per scoraggiare le donne e soprattutto le ragazze da ogni lotta per i loro diritti.
Possiamo anche domandarci come gli uomini ordinari “ricevano” la propaganda mascolinista, la quale tenta di convincerli che sono vittime dei privilegi accordati ingiustamente alle donne. Noi sappiamo, grazie al messaggio di odio che ha lasciato, che è proprio per l’aver sposato quest’ideologia che un antifemminista armato è andato all’università di Montreal e ha ucciso 14 donne, il 6 dicembre 1989.
In seguito, altri antifemministi hanno moltiplicato le minacce e le aggressioni, senza essere realmente sanzionati. Il massacro del politecnico potrebbe riprodursi domani. La femminista americana Andrea Dworkin pone la questione della responsabilità collettiva, di ciò che possiamo fare, in Controllo e violenza sessista, un libro appassionante che ho tradotto quest’estate e di cui vi ho portato una ventina di esemplari.
Si presenta spesso il maschilismo come una reazione giustificata al femminismo… lo sapete da dove nasce questa propaganda d’odio indirizzata agli uomini? La scrittrice americana Barbara Ehrenreich ha scoperto che è nelle riviste per soli uomini – Playboy, Penthouse e Hustler – che questo discorso emerse a partire dal 1957, quindi PRIMA del movimento femminista attuale. Ehrenreich scrive, in The Hearts of Men (1987) che, ogni mese, dei cronisti mascolinisti invitavano gli uomini a ritrovare la loro vita da “playboy”, a pagarsi una Mustang o una Porsche piuttosto che una familiare, e a pagarsi un buon avvocato per far saltare gli obblighi di mantenimento o per far saltare un’accusa d’incesto. Nel suo sostegno esplicito agli aggressori sessuali, il magazine Hustler di Larry Flint ha addirittura pubblicato una lista di indirizzi di tutti i rifugi antiviolenza degli Stati Uniti. Pensateci la prossima volta in cui vi si dirà che la pornografia è inoffensiva… […]
Ci sono uomini pronti a tener testa, insieme alle donne, all’antifemminismo? Sì, e ne avete dato la prova quando il vostro appoggio ha salvato il Consiglio dello statuto della donna qualche anno fa. […] Merci. Martin Dufresne.
Annessi. Qualche esempio nella rete sanitaria
Ecco qualche esempio di dossier dove possiamo osservare chiaramente gli effetti dell’antifemminismo nella rete sanitaria.
--->>>La lotta contro l‘accesso all’interruzione di gravidanza. 19 anni fa, un picchiatore di donne di Montreal, Jean-Guy tremblay, trascinò in giustizia Chantale Daigle per imporle di portare a termine la gravidanza quando lei aveva deciso di abortire. Quello che poche persone notarono all’epoca, è che le spese processuali furono pagate dalle lobby antiabortiste. I Chevalier de Colomb (gruppo antiabortista) aveva dodici anni prima finanziato un altro ricorso giudiziario – il tentativo di censura di una pièce teatrale femminista che fu ritirata dai cartelloni per due settimane nel 1977. Con questo voglio dire che la lobby antifemminista non si limita a qualche strampalato; è ben finanziata e non possiamo esimerci dal combatterla. Ancora oggi sei ospedali canadesi su sette rifiutano di offrire servizi di contraccezione e aborto. Un’inchiesta della Coalizione per il diritto all’aborto segnala che questi ospedali portano spesso le richiedenti su false piste, dandogli informazioni errate o mandandole da gruppi antiabortisti. Il diritto all’aborto quindi, in Canada, non è fruibile che in qualche ospedale e cliniche autonome, costantemente molestate da militanti antifemministi organizzati, e che queste trovano sempre più difficoltà a reclutare nuovi medici, poiché le procedure d’aborto sono boicottate dalla maggior parte delle nostre facoltà di medicina, nelle nostre università cattoliche.
--->>>Si continua a combattere la presenza delle donne nella medicina in nome dello stereotipo virile del medico. Qualche anno fa, il rettore della facoltà di Medicina dell’Università di Montreal, si lamentò pubblicamente del “numero troppo elevato” di studentesse selezionate. Sentiamo dire regolarmente che le donne sono dei medici meno buoni, tenuto conto delle loro responsabilità familiari. Un modo indiretto di riconoscere che i mariti sono ancora lontani dal fare la loro arte a casa, nonostante il mito della “parità spinta troppo oltre”. Si accusano addirittura di essere troppo sensibili ai bisogni dei loro pazienti […].
--->>>Una delle tattiche antifemministe, a destra come a sinistra d’altra parte, è quella di contestare alle donne il diritto di associazione, il diritto a spazi non misti, la possibilità di esprimersi, discutere, scambiare informazioni e prendere decisioni fuori dal controllo degli uomini. Questo è un problema che emerge, tra l’altro, quando una vittima di violenza coniugale arriva in sala d’urgenza con suo marito e che questo insiste per ascoltare tutto quello che lei dice o addirittura per parlare al suo posto. […].
--->>>A questo proposito, è significativo come tutto il discorso “sostegno ai padri e ai coniugi violenti” sia stato messo in piedi dai primi ideologi dell’antifemminismo in Quebec, raggruppati attorno alla rivista Hom-Info durante gli anni ’80. La loro lotta inizia, all’epoca contro ogni tipo di sanzione giuridica per i padri e i coniugi aggressori, e prosegue ancora oggi tra gli antifemministi. Questo si fa, tra le altre cose, appoggiandosi alle “false accuse”. I gruppuscoli mascolinisti e in particolare uno di loro, installato all’Istituto di Statistica del Quebec, diffondono nei tribunali delle statistiche erronee, dove si fanno passare tutti i dossier che si chiudono senza un condanna per un caso di accusa menzognera, un procedimento di rara grossolanità.
--->>>Queste tecniche, per discolpare gli aggressori sessuali, si mettono in atto anche attraverso delle cosiddette “terapie per coniugi violenti”, sostituitesi alla giustizia un po’ ovunque, improvvisate da mascolinisti in Nord America da 25 anni. Tuttavia, i numerosi studi obiettivi che sono seguiti dimostrano l’inefficacità di questi programmi, tra le altre cose, a causa dell’assenza di patologie comuni tra gli uomini che picchiano le mogli. La lista di donne e bambini uccisi dagli uomini in Quebec dimostra che gli aggressori continuano a beneficiare di un’enorme tolleranza, un lassismo assassino per le vittime. Questa tolleranza emerge dall’antifemminismo di certi “terapeuti” ben impiantati nella rete sanitaria. Conoscete senza dubbio, come me, delle storie orribili a questo proposito. È ora di farne altrettanti scandali.
--->>>L’immunità reclamata per le violenze contro le donne non si limita alla famiglia. In parlamento, alcuni libertari di tre partiti d’opposizione federale sparano a zero sulle femministe che resistono alle nuove libertà reclamate dall’industria del sesso per vendere agli uomini delle donne povere e vittime di razzismo, costrette alla prostituzione. Si reclamano infatti per questi clienti-re nientemeno che la legalizzazione dello sfruttamento della prostituzione e dei bordelli. A quando il lavoro forzato di escort o massaggiatrici per le donne ridotte alla disoccupazione a causa della privatizzazione? Quando far prostituire la gente cesserà di essere illegale, nulla farà più ostacolo. La domanda maschile è là.
--->>>Vediamo poi degli antifemministi lottare con le unghie e con i denti contro le proposte e le modeste leggi di parità salariale. André Gélinas, autore de L’equità salariale e altre derive e danni collaterali del femminismo in Quebec, fa parte del gruppo antifemminista l’Après-Rupture (il Dopo-Rottura). Questo gruppo, che si dice un “gruppo d’aiuto”, attacca continuamente i finanziamenti, già insufficienti, ai centri per le donne stuprate.
--->>>Incesto. Un antifemminista americano, Warren Farrel, ha proposto all’Associazione dei sessuologi americani di rimpiazzare la parola “incesto”, con l’espressione “family sex”, col pretesto che il 50% dei “partecipanti” ad un incesto avrebbero trovato l’esperienza piacevole. Qualche anno prima, nel 1977, aveva fatto delle dichiarazioni inquietanti sull’incesto (“genitally caressing children”) a un giornalista di Penthouse.
--->>>Farrel non riuscì ad imporre questo cambiamento di nome, ma altri mascolinisti più abili sono riusciti a togliersi dai piedi la giustizia in gran parte dei casi d’incesto: fanno finanziare dalla rete sanitaria, in nome del “Giaretto model”, dei programmi di riunificazione familiare forzata, sotto il pretesto che questo genere di aggressioni implica sempre almeno due persone e che bisogna insegnare a perdonarsi e a vivere insieme perché, dopo tutto, un padre è essenziale e conserva dei diritti anche dopo uno stupro di un bambino o l’omicidio di una madre. Altrimenti, arriva la minaccia dei traumi provocati al figlio dall’assenza paterna.
Annessi. Uno smantellamento progressivo delle misure accordate alle donne divorziate
In reazione alla riforma che ha innalzato le tabelle delle pensioni alimentari dieci anni fa, la lobby dei padri ha già ottenuto – con l’aiuto di alcune donne presentate come l’Associazione delle nuove mogli del Quebec – uno smantellamento progressivo delle misure accordate alle donne divorziate:
--->>>è stata soppressa ad ogni fine pratico la cessione di una pensione alimentare alla sposa (anche nel caso in cui un lungo matrimonio l’abbia allontanata dal lavoro professionale;
--->>>se la prendono oggi con le pensioni alimentari per i bambini sostituendole con l’affido condiviso (che resta spesso al livello di principio, essendo la madre spesso forzata a recuperare ai mancamenti del padre);
--->>>si accorda un carattere sempre più assoluto ai diritti d’accesso paterni ai bambini e soprattutto al controllo di ogni spostamento dell’ex moglie, e questo per qualsiasi padre lo reclami, anche se disinteressato nei confronti dei figli o violento. La violenza dell’ex coniuge è raramente presa sul serio, le segnalazioni di minacce di morte si urtano al sacrosanto “diritto del padre” – una politica che è già stata sancita da numerosi morti, tutte scusate d’ufficio dai media in nome dello “stress maschile”;
--->>>infine, sapendo che il governo non vuole sanzionare i padri, il movimento antifemminista tenta sempre più di sostituirsi all’autorità poliziesca e giudiziaria con dei “rifugi” per questi uomini stressati, dei luoghi che non offrono alcun tipo di sicurezza alle persone minacciate, ma evitano agli aggressori qualsiasi perdita di libertà o privilegi.
Fonte: femminismo a sud
lunedì 12 luglio 2010
Litiga con moglie e poi strangola figlio di 2 anni
Il piccolo di soli due anni 30 giugno, 22:15
(di Paolo Melchiorre)
UGENTO - Incomprensioni nella coppia, incomprensioni tra le loro famiglie. Tante, troppe, sino a diventare una sorta di 'mix' esplosivo per un giovane di 25 anni, laureatosi in Economia nel marzo scorso e con un lavoro ancora saltuario. Oggi un semplice battibecco al telefono, l'ennesimo, con la convivente, ha scatenato in lui la follia omicida. E' andato in camera da letto, ha strangolato con una corda il figlioletto di due anni, che forse dormiva, e poi lo ha sgozzato con un coltello da cucina. Prima di compiere quel gesto il giovane aveva scritto una lettera ricordando le continue incomprensioni famigliari. Difficile al momento dire se avesse premeditato tutto. Tragedia consumatasi nell'abitazione estiva dell'omicida, in via Monte Pollino a Torre San Giovanni, sul litorale di Ugento. E' stato lo stesso giovane a far scattare l'allarme.
Dopo aver strangolato e sgozzato il figlioletto, infatti, ha telefonato alla convivente, ventitreenne, che era al lavoro e con la quale poco prima aveva avuto, sempre al telefono, un battibecco. "Vieni, ho ucciso tuo figlio" ha detto, poi ha riposto la cornetta e ha tentato di togliersi la vita. Si è tagliato le vene con lo stesso coltello da cucina usato per il delitto, ha ingerito dell'acido, infine si è cosparso il corpo di liquido infiammabile con l'intenzione di darsi fuoco. Tra i primi a raggiungere l'abitazione, il padre della ragazza e nonno del piccoletto, militare della Guardia di finanza. L'uomo aveva ricevuto la telefonata della figlia, terrorizzata dall'idea che al piccolo fosse stato fatto del male. Ma quando sul posto sono giunti i carabinieri e i primi soccorritori, per il bimbo non c'era più nulla da fare.
Agli investigatori l'omicida inizialmente non avrebbe detto la verità, raccontando che il bimbo aveva avuto un malore. Ma è bastato poco per capire cosa realmente fosse accaduto. L'omicida è stato trasportato all'ospedale di Casarano (Lecce), ma in serata era previsto il trasferimento al 'Vito Fazzi' di Lecce per ulteriori accertamenti clinici. Non è in pericolo di vita; è in stato di arresto con l'accusa di omicidio volontario. Una imputazione che, sulla base delle indagini dei carabinieri della Compagnia di Casarano, potrebbe anche diventare più pesante se si dovessero trovare riscontri all'ipotesi della premeditazione. La piccola vittima, infatti, si trovava dai nonni materni, e il padre l'ha prelevato nella tarda mattinata dalla loro abitazione portandolo nella sua casa estiva ad Ugento. Un semplice gesto affettivo oppure nella mente del giovane era già programmato il folle gesto? E poi c'é la lettera trovata in casa dai carabinieri e scritta dall'omicida, nella quale si parla delle incomprensioni che accompagnavano da oltre due anni quella convivenza. Frasi che farebbero capire che il giovane non ce la faceva più a reggere quella situazione.
Il pm della Procura di Lecce Guglielmo Cataldi disporrà nelle prossime ore l'autopsia sul corpo del bimbo, innanzitutto per accertare se al momento del delitto il piccolo stesse o no dormendo. Un eventuale elemento investigativo in più; un elemento che potrebbe rendere ancora più crudele la ricostruzione di quei terribili secondi.
(paolo.melchiorre@ansa.it)
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/06/30/visualizza_new.html_1848347346.html
Follia?
Stuprava convivente con martello, arrestato
30 giugno, 21:46
ENNA - Violentava la sua convivente con un martello e per pagare i debiti di gioco la costringeva anche a prostituirsi per poche decine di euro. Gli uomini della Squadra Mobile di Enna hanno arrestato un manovale di 39 anni, A. B., con l'accusa di violenza sessuale, lesioni e maltrattamenti. La sua convivente sarebbe stata sottoposta a continue aggressioni fisiche e verbali, minacce, sevizie e crudelta' di ogni genere. In particolare il manovale avrebbe violentato ripetutamente la giovane donna con i suoi attrezzi da lavoro, obbligandola a prostituirsi sotto la minaccia di farle togliere i figli. L'uomo, che ha il vizio dell'alcool e del gioco d'azzardo, avrebbe contattato alcuni anziani disposti ad elargire lauti compensi in cambio di rapporti sessuali con la sua convivente. Alla ennesima sfuriata, e davanti alla minaccia di essere sfregiata al volto con un taglierino, la vittima ha trovato il coraggio di fuggire e, dopo essere stata soccorsa dai medici dell'ospedale Umberto I, di denunciare il suo aguzzino. Gli investigatori hanno trovato numerose conferme al terribile racconto: oltre al contenuto di alcune intercettazioni telefoniche e' stato infatti riscontrato dalla scientifica il Dna della donna su un martello utilizzato per le violenze. L'attrezzo da lavoro, nascosto dall'uomo, e' stato trovato dalla Polizia durante una perquisizione.
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