lunedì 14 maggio 2007

Minorenne stuprata da un turco

FIRENZE, VIOLENZA SESSUALE NEL Bagno di un pub
Minorenne stuprata da un turco
Studentessa olandese di 17 anni l’ultima vittima dello stillicidio di abusi
Firenze - Ancora un episodio di violenza sessuale: la vittima, questa volta, è una minorenne olandese, in Italia per motivi di turismo. La ragazza ha denunciato ai carabinieri di essere stata stuprata, l’altra notte, in un bagno di un pub, nel centro di Firenze. La giovane ha raccontato di essere stata violentata, intorno alle 23, da un uomo straniero, probabilmente un turco, conosciuto poco prima nel locale. La 17enne è stata medicata all’ospedale di Careggi dove i sanitari l’hanno giudicata guaribile in due giorni.
La studentessa, in Italia con un gruppo di amici, ha raccontato ai militari di aver chiesto ad un uomo, forse un turco, dove si trovasse il bagno all’interno del pub. Dopo aver scambiato qualche parola, lui l’avrebbe seguita dentro la toilette e, una volta entrato, prima avrebbe cercato di baciarla per poi alzarle la gonna e abbassarle gli slip, violentandola. Dopo l’aggressione l’uomo è scappato, facendo perdere le sue tracce. Sotto choc, la ragazza in un primo momento non se l’è sentita di raccontare l’accaduto agli amici: si è confidata con loro solo una volta tornati in albergo. Intorno all’una e mezza della notte scorsa, la ragazza si è quindi presentata all’ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova da dove è stata trasferita al reparto di maternità di Careggi. I carabinieri, che stanno indagando sul caso, hanno raccolto la sua testimonianza, ascoltandola più volte. I militari le hanno anche mostrato una serie di foto di pregiudicati, fra le quali la ragazza non ha riconosciuto il volto dell’aggressore. La città di Firenze non è nuova, purtroppo, ad episodi simili. Almeno quattro le vicende analoghe accadute in città in poco più di un mese. Ad essere colpita il 5 maggio scorso un’altra turista, questa volta americana. La giovane, 19 anni, dopo essere stata spintonata da un malvivente fra alcune auto parcheggiate, le ha abbassato i fuseaux e gli slip, cercando di stuprarla. Due settimane prima era toccato ad una 45enne, aggredita e palpeggiata da uno sconosciuto sul pianerottolo di casa. Ma il fenomeno delle violenze sessuali non si ferma a Firenze: ci troviamo ormai a dover fronteggiare una vera e propria emergenza sull’intero territorio. Solo nelle ultime ore a Bologna è stato arrestato un marocchino 34enne, reo di aver violentato, sequestrato e picchiato ferocemente l’ex fidanzata, giudicata guaribile in ben 25 giorni. Come se non bastasse, si è venuti a sapere che l’uomo, tre anni fa, era già stato accusato per lo stesso reato.
Poche ore prima, a Bolzano, un indiano ha tentato di stuprare una donna incinta, entrando in casa sua e approfittando dell’assenza del marito. Quando la vittima si è ribellata alla violenza, lui l’ha picchiata ripetutamente. A Terni invece, ad essere “colpito” è stato un ragazzo, aggredito da un 36enne, dopo avergli chiesto un passaggio alle 5 di mattina. È finito nei giorni scorsi anche l’incubo per una maestra di Brindisi, violentata più volte dall’ex amante che non riusciva ad accettare la fine della loro relazione. Dopo la denuncia della donna, l’uomo è finito ai domiciliari.

Fonte:LaPadania

giovedì 10 maggio 2007

Ha fatto prostituire la figlia di 13 anni per due lunghi anni. Il tutto per pochi spiccioli

Bari.

Ha fatto prostituire la figlia, all'epoca 13enne, sottoponendola ad abusi e violenze inaudite, in cambio di pochi spiccioli. A volte persino per una birra o per alcune bottiglie di liquore. Due anni di questo calvario hanno fatto trovare la forza alla ragazza di ribellarsi e denunciare la triste vicenda ai carabinieri, ai quali un anno fa raccontò la sua storia.

L'uomo ora è stato arrestato al termine delle indagini dai carabinieri del Comando Provinciale di Bari. Con l'aiuto di una psicologa, i militari hanno ascoltato la ragazza, figlia unica, ricostruendo 24 mesi di sofferenze al quale il padre l'aveva costretta. In cambio di pochi soldi, la ragazzina ha subito per mesi sevizie della peggiore specie da parte degli amici del padre, e persino violenze di gruppo. L'uomo è finito in carcere, la figlia ha trovato accoglienza e protezione in una struttura protetta ed indagini sono in corso per individuare i "clienti" ed eventuali altri responsabili.

Ma non si tratta, purtroppo, di un caso isolato. Meno di un mese fa una simile notizia ha choccato la Sicilia. Una madre costringeva da più di due anni la figlioletta a prostituirsi.La donna, insieme a tre uomini, costringeva la bambina, che oggi ha 14 anni, ad avere rapporti sessuali con numerosi uomini dietro il pagamento di 30 euro a prestazione. Era prorpio la madre a gestire gli "incontri" della figlia. Il compenso in denaro, variava dai 15 ai 30 euro, a seconda della durata e
della natura della prestazione.

Fonte: libero.it

domenica 6 maggio 2007

Soldato americano condannato a 110 anni per stupro e omicidio

Ha violentato e ucciso una ragazzina irachena di 14 anni dopo aver sterminato la sua famiglia
BAGHDAD
Un soldato americano, Jesse Spielman, è stato condannato a 110 anni di reclusione per aver violentato e ucciso una ragazzina irachena di 14 anni dopo aver sterminato la sua famiglia. Lo ha annunciato in serata l’ esercito americano. Il crimine fu commesso il 12 marzo 2006 a Mahmudiya, un villaggio circa 30 chilometri a sud di Baghdad. «Il soldato di prima classe Jesse Spielman è stato condannato a 110 anni di carcere, con possibilità di liberazione condizionata, per il suo coinvolgimento, nel marzo 2006, nello stupro di una giovane irachena di 14 anni e l’assassinio di lei e di tre membri della sua famiglia», afferma l’esercito in un comunicato.

Al termine di un processo durato una settimana, la giuria militare aveva ieri riconosciuto Spielman colpevole di aver partecipato alla selvaggia aggressione nel corso della quale diversi militari americani, della prestigiosa 101/a divisione aviotrasportata, avevano ucciso un padre di famiglia, sua moglie e la loro figlia di 6 anni, prima di violentare e uccidere la loro figlia di 14 anni, Abeer Qassim Hamza al Janabi.

Dopo gli stupri e lo sterminio della famiglia, i militari diedero fuoco ai cadaveri con il cherosene, per cercare di occultare il crimine, prima di darsi alla fuga. Per la vicenda - una delle pagine più nere scritte dai soldati americani dall’inizio dell’intervento militare in Iraq, nel marzo 2003 - due militari sono già stati condannati a pesanti pene detentive (90 e 100 anni di reclusione). La posizione più grave è quella del soldato Steven Green, già radiato dall’esercito, che rischia la pena di morte. Fu lui a uccidere materialmente i componenti della famiglia di Mahmudiya.

Fonte: La Stampa.it

martedì 30 gennaio 2007

Udine, uccide la moglie poi si spara Terzo caso in Friuli in un mese

L'omicida-suicida aveva 52 anni, la donna 63. La figlia fa la macabra scoperta
Il 4 e il 15 dicembre tragedie simili in paesi vicini. Tra le vittime anche due bambini

UDINE - Omicidio-suicidio ad Attimis, paese della pedemontana friulana a pochi chilometri da Udine. Un uomo di 52 anni ha ucciso nella sua casa la moglie di 63, poi si è suicidato.

La pistola usata da Lino Giacomini era regolarmente detenuta. E' stata la figlia della coppia a dare l'allarme. Era andata a casa dei genitori ma non le avevano aperto. Aiutata dai vigili del fuoco è entrata nell'appartamento e ha fatto la macabra scoperta.

Quello di Attimis è il terzo caso di omicidio-suicidio in famiglia in Friuli in meno di un mese. Il 4 dicembre scorso a Tarcento, sempre in provincia di Udine, un uomo di 38 anni, Michele Peressotti, ha ucciso a colpi di pistola la moglie Delia, 35 anni, e il figlio di quattro anni prima di togliersi la vita.

Undici giorni dopo, il 15, alle porte di Udine, Molin Nuovo frazione del comune di Tavagnacco, Noemi Deslizzi, 41 anni, sofferente di gravi problemi psichici, ha ucciso a coltellate il figlio di sette anni e ferito la primogenita di nove anni che aveva disperatamente cercato di difendere il fratellino.

(28 dicembre 2007)
Fonte: repubblica.it

venerdì 12 gennaio 2007

Milano, branco stupra una ragazza Fermati due minorenni romeni

In cinque hanno sequestrato la giovane ed un suo amico
che è stato selvaggiamente picchiato. La polizia: "Fatto gravissimo"

Ricercate tre persone, al setaccio ambienti dell'immigrazione clandestina
Il questore: "Ho promesso a lei e a suo padre che li prenderemo"

MILANO - Due minorenni, probabilmente romeni, sono stati fermati la scorsa notte dagli agenti della squadra mobile di Milano, con l'accusa di far parte di un gruppo che nella notte tra venerdì e sabato ha violentato una studentessa di 22 anni, alla periferia della città, sotto gli occhi del fidanzato, immobilizzato e picchiato. I due minorenni, di 15 e 17 anni, sono accusati di violenza sessuale aggravata e sequestro di persona.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, nella notte fra venerdì e sabato, poco dopo le 3.30, la ragazza e il suo compagno, 24 anni, erano nei pressi di via Ripamonti a chiacchierare fuori dall'auto. Sono stati avvicinati da un'utilitaria con a bordo cinque extracomunitari, presumibilmente slavi (sulla base di quanto raccontato dai giovani agli inquirenti), che li hanno minacciati con dei coltelli, e costretti a seguirli.

In due sono saliti a bordo dell'auto della ragazza, e hanno condotto i giovani in una zona di campagna all'estrema periferia sud del capoluogo lombardo, frequentata da extracomunitari, in particolare da romeni. Qui i malviventi hanno bloccato con la loro macchina quella dei giovani, hanno picchiato e immobilizzato il ragazzo e lo hanno chiuso sulla loro auto. In quattro hanno cominciato a violentare la giovane, uno stupro di gruppo durato circa 45 minuti. I malviventi si sono poi allontanati a bordo della loro utilitaria rubata. I due, sotto choc, hanno poi dato l'allarme alla polizia.

Gli agenti sono arrivati ai due stranieri di 15 e 17 anni dopo aver individuato l'utilitaria a bordo della quale erano fuggiti i malviventi. La coppia è infatti riuscita a fornire il numero di targa della vettura, trovata poi in una via cittadina. I due indiziati sono accusati presso il Tribunale dei minori di violenza sessuale aggravata, sequestro di persona e minacce.

Insieme ai due, è stato fermato un altro straniero per ricettazione: stava per usare l'auto, risultata rubata al momento del blitz degli agenti. L'uomo tuttavia non risulterebbe coinvolto nello stupro di gruppo. Ancora ricercati invece altri tre immigrati, accusati d'aver preso parte alla violenza. Per questo gli agenti della mobile stanno battendo gli ambienti legati all'immigrazione clandestina.

"Un caso gravissimo", l'ha definito il questore Paolo Scarpis, sottolineando che la ragazza "è semplice ma forte", e precisando di aver promesso al padre di catturare i responsabili dello stupro. "Abbiamo mobilitato tutte le nostre risorse - ha aggiunto il questore - episodi del genere non devono e non possono accadere a Milano". Scarpis si è detto "perplesso e sconcertato" della pubblicazione della notizia mentre le indagini erano in corso. "I giornalisti fanno il loro dovere - ha commentato - sono sconcertato dal fatto che, però, possano uscire notizie che incideranno sul futuro delle indagini e probabilmente sull'arresto degli altri responsabili".

(5 giugno 2005)

Fonte: Repubblica.it

sabato 25 novembre 2006

Bologna, falso rito propiziatorio violentata a tredici anni

Arrestata una guardia giurata che millantava capacità esoteriche
Aveva conosciuto la madre dell'adolescente su una chat
Otto mesi fa il contratto: "In cambio di tua figlia avrai una casa popolare"

BOLOGNA - Una donna ha barattato la figlia di 13 anni per una casa popolare. Quella guardia giurata che aveva conosciuto in chat, le aveva fatto credere che se avesse compiuto un rito propiziatorio sulla figlia, lei avrebbe ottenuto una casa popolare. Ma la ragazzina, che proprio quel giorno compiva 13 anni, è stata picchiata e violentata. Un'aggressione che la minorenne ha tenuto segreta otto mesi finché qualche settimana fa, è riuscita a parlarne con una compagna di scuola.

L'autore dello stupro è stato arrestato con le accuse di violenza sessuale, sequestro di persona e violenza privata ai danni di minore. Antonio Laneve, quarant'anni, di origine pugliese, ma residente nel Bolognese, in chat si faceva chiamare "Kavajo". In un appartamento di Casalecchio di Reno, comune alle porte di Bologna, l'uomo aveva allestito un set permanente costituito da decine di maschere Maya affisse alle pareti, immagini sacre di vario genere, oggetti fallici e sostanze stimolanti.

La storia comincia nel giugno 2005, quando la madre della bambina, una cinquantenne modenese che, oltre alla ragazzina violentata, ha altre due figlie, una sposata e un'altra con problemi di salute, conosce su una chat la guardia giurata. Millantando di far parte di un fantomatico corpo speciale e di avere svolto missioni all'estero, "Kavajo" riesce in breve tempo a proporsi come figura di riferimento per la famiglia, che è seguita dai servizi sociali per alcuni problemi finanziari e aspetta da tempo una casa popolare dal comune.

Dopo alcuni mesi di frequentazione, secondo quanto ha ricostruito la polizia, il quarantenne convince la donna ad affidargli la figlia più piccola, per compiere un rito Maya che necessita di una vergine. In ottobre, nel giorno del suo tredicesimo compleanno, la donna manda la bambina in treno da Modena a Bologna. Ad accoglierla in stazione c'è la guardia giurata che l'accompagna nel suo appartamento di Casalecchio. Tra le maschere magiche, inscena il rituale: la spoglia, la picchia e, infine, la violenta.

Perchè non racconti a nessuno l'accaduto la spaventa con le minacce e cerca di comprare il suo silenzio regalandole per il compleanno un paio di scarpe da ginnastica acquistate in un centro commerciale. Tace per otto mesi la piccola violentata ma dopo una lezione di educazione sessuale a scuola, si confida con le lacrime agli occhi ad un'amica, poi racconta tutto ad una sorella e infine alla madre.

Un'amica di famiglia, improvvisandosi detective, si collega alla chat e riesce a contattare "Kavajo". Fingendosi appassionata di esoterismo, chiacchiera a lungo con l'uomo, che le invia con la posta elettronica una propria foto, in tenuta da combattimento, con passamontagna e fucile in pugno. Queste tracce, messe a disposizione della polizia, si riveleranno utili per individuare la guardia giurata, fino all'arresto di ieri.

Nella sua abitazione sono stati sequestrati anche due computer (uno fisso dotato di webcam e un portatile), due telefonini, un palmare, varie videocassette e dvd. Sul 'desktop' del pc fisso gli investigatori hanno trovato un file di collegamento a un documento elettronico scritto proprio il giorno della violenza sulla bambina. I computer saranno ispezionati dalla Polizia postale per accertare se la guardia giurata ha usato lo stesso stratagemma per violentare altre ragazzine.

(22 novembre 2006)

http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/cronaca/bologna-violentata-rito/bologna-violentata-rito/bologna-violentata-rito.html

venerdì 17 novembre 2006

Iraq, soldato Usa ammette stupro irachena e omicidio

Barker davanti alla corte marziale Usa. Eviterà esecuzione

ROMA. Un soldato americano ha ammesso ieri di avere stuprato una ragazzina irachena di 14 anni e di avere ucciso lei e tutti i membri della sua famiglia. James Barker, riferisce la Bbc online, ha ammesso le proprie colpe all'inizio del processo marziale a suo carico in corso negli Usa.

L'ammissione di colpevolezza permetterà all'imputato di evitare la pena capitale. Barker è uno dei quattro soldati Usa accusati dell'omicidio. Tutti i sospetti appartengono alla Seconda Brigata di Elite della 101esima Divisione Aerea.

L'avvocato di Barker, David Sheldon, ha spiegato che il suo assistito ha deciso di collaborare con al Corte e di testimoniare contro gli altri sospettati. I tre imputati che dovranno rispondere di stupro e omicuidio sono Jesse Spielman. Paul Cortez e Bryan Howard.

mercoledì 13 settembre 2006

Francia: 14enne torturata e violentata dalle compagne

Le tre ragazze sono incensurate. Avrebbero confessato senza però fornire alcuna motivazione. DUE DELLE AGGREDITRICI SONO MINORENNI.
PARIGI. Tre adolescenti sono state arrestate e messe in carcere per «violenze aggravate e stupro accompagnato da atti di tortura e di barbarie» su una loro compagna di scuola di 14 anni. Lo rivela oggi il quotidiano LeParisien/Aujourd'hui en France.

Secondo il quotidiano che cita «diverse fonti vicine al caso», i fatti si sono svolti il 4 settembre, primo giorno di scuola dopo le vacanze estive, verso le 22, al castello di Pinceloup, a Sonchamp (Yvelines), che ospita un centro di recupero di giovani in difficoltà, nel quale le quattro ragazze vivono.

Le tre adolescenti, dai 15 ai 18 anni, hanno confessato di aver inflitto schiaffi, pugni e calci alla loro compagna di camerata prima di schiacciarle sulle mani e sulle gambe mozziconi di sigarette e di violentarla con una gruccia appendiabiti, secondo Le Parisien. Il giorno dopo, l'amministrazione della scuola ha scoperto le ferite della minore. Le torturatrici sono state messe in guardina presso la brigata di polizia di Saint-Arnoult-en-Yvelines, dove le ragazze hanno ammesso i fatti senza dare alcuna spiegazione.

Nessuna aveva precedenti, e non c'era in precedenza alcun conflitto tra le quattro protagoniste giunte da qualche giorno soltanto al centro di Pinceloup, salvo una, iscritta da oltre un anno. Le tre ragazze sono state incarcerate nel carcere femminile di Versailles.

mercoledì 31 maggio 2006

Lo stupro nelle soffitte della vergogna

VIAGGIO NEL DEGRADO I DUE STABILI AI CIVICI 14 E 16 DI PIAZZA DELLA REPUBBLICA, ISOLE DI ILLEGALITÀ
Ogni sera drappelli di ragazzini salgono sui tetti e fanno
la spola tra le due case sfidando la gravità
Torino 30/5/2006
di Claudio Laugeri

La «casa-ascensore» e la «palazzina della vergogna». Civici 16 e 14 di piazza della Repubblica, edifici separati da qualche rete di metallo e un po’ di filo spinato. Un tentativo di rafforzare l’isolamento del caseggiato di proprietà comunale al civico 14, con finestre e portoni più volte murati negli ultimi 5 anni. Ogni sera, drappelli di clandestini «under 18» capeggiati da qualche maggiorenne sfidano le leggi della fisica e s’infilano in quelle stanze. Senza problemi, senza pudore.

«Fino a una settimana fa c’erano anche le parabole della tivù satellitare» racconta Bruna Vaccari, 80 anni, inquilina del civico 16. E’ la «casa-ascensore», dove i clandestini salgono le scale fino alle soffitte, salgono sul tetto e camminano fino alla «palazzina della vergogna». I meno audaci si accontentano di saltare da un ballatoio all’altro aggirando il filo spinato.
Le soffitte rappresentano la parte più «a rischio». Alcune sono affittate a gente che lavora, italiani e stranieri. Altre, sono sfitte. Oppure occupate in modo abusivo. Lucchetti spezzati, materassi immondi su pavimenti lerci, clandestini abituati a vivere come animali, tra rifiuti ed escrementi. E gli altri inquilini sono costretti ad abbozzare. Devono tacere, italiani e stranieri. «Fa paura» dice Abderahim Elkihal, 30 anni, marocchino, a Torino da 8 anni e con un lavoro da operaio a Rivoli. Per guadagnare qualcosa in più, fa il turno di notte. Paga 220 euro al mese per 20 metri quadrati, che divide con Anca Pascu, 23 anni, romena e di religione musulmana, come il compagno di vita.

I profumi di detersivo e di bucato attenuano la sensazione di disagio, in una casa dove l’umidità è un optional non richiesto come le passeggiate notturne sul ballatoio dei clandestini che hanno come mèta la «palazzina della vergogna». Abderahim parla la stessa lingua di quei giovani, ma gli serve soltanto per capire meglio le minacce. «Per non avere problemi, devo stare zitto» spiega.

«Il problema è legato soprattutto alle soffitte, utilizzate sovente come passaggio verso il tetto» raccontano ancora Loredana Iannuzzi, 43 anni, e Guido Redoano, di 46. Come loro, gli altri inquilini hanno segnalato più volte la situazione. Senza risultato. Il viavai sulle scale è favorito dal portone sempre aperto, complici una serratura rotta e un fermo di metallo strappato dal muro, diventato una sorta di «piede di porco» per far saltare altre serrature. «Abbiamo intenzione di rifare il portone, studieremo una soluzione che consenta di avere maggiore sicurezza» raccontano gli inquilini.

Non dicono di più, vogliono mantenere l’effetto sorpresa. Forse, un portone chiuso avrebbe salvato Alida, sequestrata per 15 ore e violentata nelle soffitte della «casa-ascensore». Di certo, complicherà l’accesso al civico 14, la «palazzina della vergogna».
Fonte: La Stampa.it

venerdì 24 febbraio 2006

FORMIGONI, DIREZIONE BUZZI HA SOSPESO PRATICA

MILANO, 7 LUG - La direzione generale dell'ospedale Buzzi di Milano ha ''immediatamente sospeso la pratica'' relativa alla pillola utilizzata nella struttura con la finalita' di agevolare l'aborto. Ad annunciarlo e' stato oggi il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine di una conferenza stampa: ''sembra configurarsi - ha affermato il governatore - una procedura in violazione della legge 194''.

La notizia relativa all'uso della pillola era stata pubblicata stamani dal quotidiano la Repubblica. ''Il primario - ha dichiarato ancora Formigoni - dice di usare questa tecnica da alcuni mesi. Ma non c'e' stata alcuna informazione ne' nei confronti della direzione dell'ospedale ne' della Regione. Il direttore generale dell'ospedale ha disposto la sospensione immediata della pratica e l'acquisizione della documentazione relativa al caso''. ''Sembra configurarsi - ha aggiunto Formigoni - una procedura in violazione della 194, in quanto l'aborto e' praticato fuori da una struttura pubblica, senza informazioni all'ospedale e alla Regione''.

Fonte: Ansa/Federfarma
Fonte: cybermed.it

lunedì 20 febbraio 2006

Stupro, sentenza choc: Cassazione divisa

Lo ha sentenziato la Terza sezione penale della Cassazione
Stupro, sentenza choc: Cassazione divisa
Accolto ricorso di un uomo che violentò la figlia della convivente. Verdetto bocciato dai piani alti dell'Alta Corte: «Uno sbaglio»

ROMA - È polemica, forte, univoca, trasversale a tutti gli schieramenti politici, il mondo civile e gli esperti, contro la sentenza dei giudici della Terza Sezione penale della Cassazione per i quali lo stupro di una minorenne è meno grave se la ragazzina ha già avuto rapporti sessuali. Insomma, se non è vergine il «danno è più lieve». Un verdetto choc, che immediatamente scatena reazioni di stupore e di condanna molto dure, finchè inserata arriva anche una presa di distanza della stessa Corte di Cassazione: «E' stato uno sbaglio, questa sentenza sarà seppellita con ignominia».

LA SENTENZA - La terza sezione penale della Suprema Corte ha stabilito che lo stupro di una minorenne non è grave in sé, ma è meno grave se la vittima ha già «avuto rapporti sessuali». «È lecito ritenere» - sostiene la sentenza che ha creato le proteste - che siano più «lievi» i danni che la violenza sessuale provoca in chi ha già avuto rapporti con altri uomini prima dell'incontro con il violentatore.

LA REAZIONE - Ma il verdetto ha creato una spaccatura tra i giudici che l'hanno deliberato e il resto della Corte di Cassazione. «Questa sentenza, come avvenne per quella dello stupro e i jeans, sarà seppellita con ignominia dalla stessa Corte di Cassazione: ossia non troverà mai spazio nel Massimario e, anzi, verrà citata come esempio negativo di come una sentenza non dovrebbe mai essere scritta nè motivata» è l'assicurazione che arriva direttamente dai piani alti della Suprema Corte. «La nostra giurisprudenza è costante - sottolineano dalla Suprema Corte - nel senso di dare la massima tutela alle vittime della violenza sessuale, compreso il caso in cui a subirla siano le prostitute: questa sentenza è uno sbaglio. E potrà essere corretto dagli stessi giudici della Corte di Appello di Cagliari che hanno lo spazio - si fa notare - per ribadire il no, nel giudizio di rinvio, alla richiesta di attenuanti avanzata dal violentatore».

IL CASO - Come si è arrivati al dioscusso verdetto? La terza sezione ha accolto il ricorso di Marco T., allevatore 41enne cagliaritano, ex tossicodipendente, che violentò e minacciò la figlia di 14 anni della sua convivente e fu condannato in primo grado a Cagliari a tre anni e quattro mesi, sostenendo che la ragazza non era più vergine. La sentenza sostiene che in questo caso la personalità della vittima, «dal punto di vista sessuale, è molto più sviluppata di quanto ci si può normalmente aspettare da una ragazza della sua età». Ma con questi argomenti chi violenta una minorenne vissuta in un ambiente socialmente degradato e difficile come quello in oggetto, e della quale abusa essendo per di più il convivente della madre, può ottenere il riconoscimento di una «attenuante». La ragazzina aveva acconsentito a un rapporto orale dopo aver rifiutato un «rapporto completo», richiestogli con la minaccia, ritenendo quello orale «meno rischioso» conoscendo i problemi dell'uomo con la droga.
LA TESTIMONIANZA DELL'UOMO - «Ero molto affezionato alla ragazza. Mi ha stupito la sua denuncia» racconta Marco T. dopo aver saputo il verdetto della Cassazione che ha accolto la sua richiesta di attenuanti. «È sciocco - dice il legale che lo ha assistito in Cassazione, Giovanni Biccheddu - scandalizzarsi per questa decisione. È la ragazza stessa ad ammettere che aveva avuto questo rapporto orale con il patrigno. Certo può colpire la differenza di età, ma questa ragazzina aveva già avuto molti altri rapporti simili con altri quarantenni. La Cassazione non ha fatto altro che applicare la legge».

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