Sulla pillola abortiva RU486 ti raccontano troppe bugie. Apri gli occhi! Un video e una campagna informativa e controinformativa delle Donne di Torino per l'autodeterminazione. Perché ogni donna deve poter scegliere liberamente.
sabato 19 gennaio 2013
Soffrire di meno è un diritto: Ru486
La verità è che ogni donna deve essere libera di scegliere.
Sulla pillola abortiva RU486 ti raccontano troppe bugie. Apri gli occhi! Un video e una campagna informativa e controinformativa delle Donne di Torino per l'autodeterminazione. Perché ogni donna deve poter scegliere liberamente.
Sulla pillola abortiva RU486 ti raccontano troppe bugie. Apri gli occhi! Un video e una campagna informativa e controinformativa delle Donne di Torino per l'autodeterminazione. Perché ogni donna deve poter scegliere liberamente.
Stuprata, in due cliniche cattoliche rifiutano di assisterla
A Colonia una donna viene stuprata, in due cliniche cattoliche rifiutano di prescriverle il contraccettivo di emergenza. Questo atteggiamento è in linea con i principi cattolici, ma di certo non è in linea con l'etica professionale e il diritto all'assistenza delle donne.
...
Stuprata, rifiutate le cure in due cliniche cattoliche
Polemica in Germania: niente pillola del giorno dopo alla vittima
Non sono bastati la droga prima e lo stupro poi. Il damma è proseguito in ospedale, dove ben due cliniche cattoliche si sono rifiutate di prescriverle la pillola del giorno dopo per bloccare un'eventuale gravidanza.
OBBLIGATORIO PRESCRIVERLA.
La vicenda, che ha visto protagonista una giovane ragazza tedesca, è avvenuta lo scorso 15 dicembre a Colonia, in Germania. Anche se si è saputo solo il 17 gennaio. Suscitando aspre polemiche: «Dopo una violenza sessuale dovremmo fare anche un colloquio per la pillola del giorno dopo e fornire la ricetta», ha risposto un medico della clinica Vinzenz a Irmgard Maiworm, la ginecologa dell'ambulatorio di pronto soccorso cui si era rivolta per prima la giovane, «ma ciò non è conciliabile con i valori cattolici e non lo possiamo fare». Per aver concesso la visita e prescritto la pillola in un caso simile, ha inoltre argomentato preoccupato il medico della clinica cattolica, una collega era stata licenziata.
VIOLENTATA DOPO UNA SERATA CON AMICI.
Stessa incredibile risposta anche dal secondo nosocomio, la clinica del Sacro spirito: «Per una questione morale sono state rifiutate le cure a una donna profondamente traumatizzata. Quale morale è mai questa?», ha commentato Maiworm, che ha denunciato il caso. La violenza era arrivata alla fine di una serata trascorsa con amici. Spaventata la donna aveva chiamato la madre, con cui era subito andata dalla dottoressa Maiworm, che dopo gli accertamenti e la denuncia alla polizia, voleva mandarla nel vicino ospedale per la pillola del giorno dopo e i prelievi utili anche per le indagini: «Per me», ha aggiunto Maiworm, «questa chiesa è medievale».
I VESCOVI: LA PRESCRIZIONE È VIETATA.
L'arcivescovado di Colonia ha negato che negli ospedali cattolici della città possano essere rifiutate le cure a donne che hanno subito violenza: «Presumibilmente ci sarà stato un malinteso». Vietata è solo la prescrizione della pillola del giorno dopo, è scritto in un comunicato stampa sulla vicenda. La giovane è infine stata accolta e curata dall'ospedale evangelico Kalk di Colonia.
Giovedì, 17 Gennaio 2013
Fonte: http://www.lettera43.it/cronaca/stuprata-cure-rifiutate-in-due-cliniche-cattoliche_4367580357.htm
OBBLIGATORIO PRESCRIVERLA.
La vicenda, che ha visto protagonista una giovane ragazza tedesca, è avvenuta lo scorso 15 dicembre a Colonia, in Germania. Anche se si è saputo solo il 17 gennaio. Suscitando aspre polemiche: «Dopo una violenza sessuale dovremmo fare anche un colloquio per la pillola del giorno dopo e fornire la ricetta», ha risposto un medico della clinica Vinzenz a Irmgard Maiworm, la ginecologa dell'ambulatorio di pronto soccorso cui si era rivolta per prima la giovane, «ma ciò non è conciliabile con i valori cattolici e non lo possiamo fare». Per aver concesso la visita e prescritto la pillola in un caso simile, ha inoltre argomentato preoccupato il medico della clinica cattolica, una collega era stata licenziata.
VIOLENTATA DOPO UNA SERATA CON AMICI.
Stessa incredibile risposta anche dal secondo nosocomio, la clinica del Sacro spirito: «Per una questione morale sono state rifiutate le cure a una donna profondamente traumatizzata. Quale morale è mai questa?», ha commentato Maiworm, che ha denunciato il caso. La violenza era arrivata alla fine di una serata trascorsa con amici. Spaventata la donna aveva chiamato la madre, con cui era subito andata dalla dottoressa Maiworm, che dopo gli accertamenti e la denuncia alla polizia, voleva mandarla nel vicino ospedale per la pillola del giorno dopo e i prelievi utili anche per le indagini: «Per me», ha aggiunto Maiworm, «questa chiesa è medievale».
I VESCOVI: LA PRESCRIZIONE È VIETATA.
L'arcivescovado di Colonia ha negato che negli ospedali cattolici della città possano essere rifiutate le cure a donne che hanno subito violenza: «Presumibilmente ci sarà stato un malinteso». Vietata è solo la prescrizione della pillola del giorno dopo, è scritto in un comunicato stampa sulla vicenda. La giovane è infine stata accolta e curata dall'ospedale evangelico Kalk di Colonia.
Giovedì, 17 Gennaio 2013
Fonte: http://www.lettera43.it/cronaca/stuprata-cure-rifiutate-in-due-cliniche-cattoliche_4367580357.htm
sabato 12 gennaio 2013
Non ti capisco, quindi sei sbagliato
| David Bowie cover di Hunky Dory, 'Andy Warhol' features |
Ossia: Fegiz fa la morale a David Bowie, articolo tratto da Rolling Stone.
...
Fegiz fa la morale a David Bowie
9 gennaio 2013
Sulla scia del (bellissimo) singolo uscito in Rete ieri, pesante
elzeviro del decano del 'Corriere' sulla 'moralità' del Duca Bianco (e
del R&R in generale). Ma siamo davvero nel 2013?
Di Franco Capacchione
Massimo rispetto per tutti, chiaro. Però. Ieri è uscito un nuovo singolo di David Bowie che avete molto apprezzato su questo sito. Un pezzo che annuncia l’uscita di un nuovo album il prossimo 12 marzo. E i quotidiani oggi si scatenano. In particolare colpisce il pezzo firmato da Mario Luzzatto Fegiz pubblicato sul Corriere della Sera. Un colonnino di spalla al pezzo portante di Andrea Laffranchi. Comunque. Il pezzo di Fegiz è un breve riassunto della carriera artistica e personale di Bowie. Circa a metà, a proposito del Duca Bianco, di Eno, Velvet Underground e Lou Reed, Fegiz scrive: «Nella loro poetica una rappresentazione dell’esistenza tormentata, una crisi di identità che sublimava nel travestitismo, nelle perversioni, nella sessualità malata in una sorta di tristezza autodistruttiva».
Le parole sono importanti, meglio non andare in automatico altrimenti oggi, 9 gennaio 2013, e sottolineo 2013, ci si ritrova a leggere ancora di «SESSUALITÀ MALATA», di SUBLIMAZIONE nel travestitismo, di PERVERSIONI. Si immagina che Fegiz si riferisca a una certa disinvoltura pansessuale degli artisti suddetti, reale o creata a tavolino poco importa. E il travestitismo è risolto velocemente come segnale di crisi di identità.
Tutto perfettamente conforme a principi rigorosamente cattolici. La chiesa esulta. E così facendo si fa piazza pulita, in poche righe, di tutti i discorsi portati avanti negli ultimi decenni sui superamenti dei generi sessuali, sulle identità sfumate, sulle libertà individuali. Temi studiati con passione non da movimenti marginali, ma da personalità importanti della cultura internazionale come Judith Butler, filosofa statunitense.
Per noi che viviamo in Italia e leggiamo giornali italiani, tutto questo diventa una sorta di sogno, una fantascienza, la creazione di un immaginario fatto di riflessione e di rispetto. La visione di una società aperta, libera. Non anarchica, solo libera.
Sogniamo, noi italiani, qualcosa che è realtà in molti altri paesi o che, almeno, è lotta e impegno politico e civile, è punto fondante di programmi politici, di candidati che si giocano i favori degli elettori anche sul campo delle lotte civili. Noi italiani, il 9 gennaio 2013, leggiamo sul principale quotidiano italiano di sessualità malate e simili automatismi. Il pezzo di Bowie è bellissimo e triste. Noi solo un po’ tristi.
Di Franco Capacchione
Massimo rispetto per tutti, chiaro. Però. Ieri è uscito un nuovo singolo di David Bowie che avete molto apprezzato su questo sito. Un pezzo che annuncia l’uscita di un nuovo album il prossimo 12 marzo. E i quotidiani oggi si scatenano. In particolare colpisce il pezzo firmato da Mario Luzzatto Fegiz pubblicato sul Corriere della Sera. Un colonnino di spalla al pezzo portante di Andrea Laffranchi. Comunque. Il pezzo di Fegiz è un breve riassunto della carriera artistica e personale di Bowie. Circa a metà, a proposito del Duca Bianco, di Eno, Velvet Underground e Lou Reed, Fegiz scrive: «Nella loro poetica una rappresentazione dell’esistenza tormentata, una crisi di identità che sublimava nel travestitismo, nelle perversioni, nella sessualità malata in una sorta di tristezza autodistruttiva».
Le parole sono importanti, meglio non andare in automatico altrimenti oggi, 9 gennaio 2013, e sottolineo 2013, ci si ritrova a leggere ancora di «SESSUALITÀ MALATA», di SUBLIMAZIONE nel travestitismo, di PERVERSIONI. Si immagina che Fegiz si riferisca a una certa disinvoltura pansessuale degli artisti suddetti, reale o creata a tavolino poco importa. E il travestitismo è risolto velocemente come segnale di crisi di identità.
Tutto perfettamente conforme a principi rigorosamente cattolici. La chiesa esulta. E così facendo si fa piazza pulita, in poche righe, di tutti i discorsi portati avanti negli ultimi decenni sui superamenti dei generi sessuali, sulle identità sfumate, sulle libertà individuali. Temi studiati con passione non da movimenti marginali, ma da personalità importanti della cultura internazionale come Judith Butler, filosofa statunitense.
Per noi che viviamo in Italia e leggiamo giornali italiani, tutto questo diventa una sorta di sogno, una fantascienza, la creazione di un immaginario fatto di riflessione e di rispetto. La visione di una società aperta, libera. Non anarchica, solo libera.
Sogniamo, noi italiani, qualcosa che è realtà in molti altri paesi o che, almeno, è lotta e impegno politico e civile, è punto fondante di programmi politici, di candidati che si giocano i favori degli elettori anche sul campo delle lotte civili. Noi italiani, il 9 gennaio 2013, leggiamo sul principale quotidiano italiano di sessualità malate e simili automatismi. Il pezzo di Bowie è bellissimo e triste. Noi solo un po’ tristi.
Lettera aperta sui danni del modello proibizionista per la regolamentazione dell’attività di sex workers
Con questo post sottoscrivo la lettera aperta sui danni del modello proibizionista per la regolamentazione dell’attività di sex workers, del Comitato per i diritti civili delle prostitute.
Aderisco con la precisa volontà di tutelare da ogni forma di discriminazione e persecuzione, diretta o indiretta, tutte le persone che svolgono un lavoro sessuale, sia volontario che coercitivo, per le quali ultime auspico e chiedo forme di tutela e interveto agite nell'ottica di una seria lotta allo sfruttamento e all'abuso.
Aderisco con la precisa volontà di tutelare da ogni forma di discriminazione e persecuzione, diretta o indiretta, tutte le persone che svolgono un lavoro sessuale, sia volontario che coercitivo, per le quali ultime auspico e chiedo forme di tutela e interveto agite nell'ottica di una seria lotta allo sfruttamento e all'abuso.
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Lettera aperta sui danni del modello proibizionista per la regolamentazione dell’attività di sex workers
La Lobby Europea delle Donne lancia una campagna antiprostituzione in tutta Europa e cerca di raccogliere consensi e sottoscrizioni con l’intento di orientare le politiche sul modello abolizionista.
La presentazione è equivoca nel metodo e nei contenuti, essa non analizza la realtà del fenomeno e non valuta l’impatto delle politiche, ma si sforza di dare una immagine stereotipata sulla volontà e autodeterminazione delle donne che lavorano volontariamente nel sex work vittimizzandole, esprimendo pregiudizi sulle abitudini sessuali delle persone di ogni genere sessuale. Pretendendo di far apparire immorale e negando la dignità alle lavoratrici e ai lavoratori sessuali anche dove essi sono per legge professionisti a tutti gli effetti.(1)
Quello che NON dicono queste signore della lobby antiprostituzione è che la loro campagna è in linea con le politiche antimmigrazione dell’Unione Europea.
Quando dicono “Insieme per un’Europa libera dalla Prostituzione” significa Europa libera dalle migranti. Perché è realtà visibile a tutti che nei Paesi europei la maggior parte delle donne che lavorano nel mercato del sesso sono donne straniere immigrate. (2)
Quando declamano che sono tutte vittime della tratta e si deve lottare contro il traffico di esseri umani esse non spiegano che la maggior causa del traffico di esseri umani sono le politiche di chiusura contro l’immigrazione che costringe milioni di persone nel mondo ad affidarsi a viaggi disperati e a pagare per entrare in Europa clandestinamente in cerca di un lavoro o per fuggire dalle guerre (anche guerre neocolonialiste). Così come non dicono che per molte donne, uomini e persone transessuali la prostituzione rimane l'unica alternativa per uscire da situazioni di povertà o emergenza economica.
La lobby dice che la prostituzione di donne e ragazze è una forma di violenza sessuale che ne pregiudica i diritti umani, e quindi auspica la punizione del cliente. Ma volutamente ignora che l’impatto delle leggi che criminalizzano il lavoro sessuale annullano anche il più elementare diritto umano delle sex workers alle quali viene impedito di circolare liberamente nelle strade e persino di parlare con le persone!(3) Vedi le ordinanze dei sindaci antiprostituzione! La lobby occulta consapevolmente le tragedia delle detenzioni ed espulsioni delle donne straniere fermate nelle retate e trattenute nei CIE. Ignora anche la violenza a cui vengono sottoposte per legge le sex workers in Svezia dove vengono trascinate in tribunale con lo scopo di farle testimoniare per condannare il compratore di servizi sessuali, (4) e dove vengono considerate dai servizi sociali delle malate da curare. La Lobby ignora anche che la salute delle sex workers viene messa in pericolo quando per dimostrare che vendono servizi sessuali la polizia sequestra i preservativi come prova del crimine, e questo avviene un po’ ovunque ed è stato ampiamente denunciato dalle attiviste e criticato dalle Agenzie per la salute (5) che si occupano della prevenzione di HIV/AIDS. Le agenzie internazionali per i diritti umani e la salute hanno avvisato che penalizzare il lavoro sessuale può aumentare il rischio di HIV e malattie a trasmissione sessuale perché fa sparire nel sommerso il lavoro sessuale e inoltre aumenta lo stigma verso le sex workers ed è stato dimostrato che di fatto crea barriere all’accesso ai servizi sanitari (6)
La lobby parla di femminismo ma pretende di negare il diritto all’autodeterminazione sessuale e la libertà di scelta a persone adulte e consapevoli. La lobby parla di lotta alla povertà e alla esclusione sociale ma esige di eliminare il lavoro sessuale escludendo così migliaia di donne povere e i loro figli dalla possibilità di avere un reddito. E per concludere visto che noi non neghiamo l’esistenza di un certo numero di criminali che si approfittano anche con violenza delle sex workers più vulnerabili accusiamo che impegnare la polizia per fare la caccia alle sex workers e ai loro clienti distoglie dai veri soggetti criminali che sono gli sfruttatori e i trafficanti.
Per queste e altre ragioni crediamo che la campagna “Insieme per un’Europa libera dalla Prostituzione” sia fortemente stigmatizzante e possa aumentare un sentimento di rifiuto sociale contro migliaia di donne in Europa. Il video-clip “For a change of perspective” a sostegno della campagna è volgare e incita a sentimenti di repulsione verso le donne.
Cosa questa che potrà solo avere l’effetto di aumentare la violenza contro il genere femminile.
ROMA 30 novembre 2012
Firmato e condiviso da:
Associazione Radicale Certi Diritti
Comitato per i Diritti civili delle Prostitute
Onlus
Movimento Identità Transessuale
Associazione S.Benedetto al Porto
Etnoblog Associazione Interculturale
Dedalus, Associazione Priscilla
Tampep Onlus
Piam Onlus
Ideadonna Onlus
Don Andrea Gallo
Vittorio Agnoletto
Maria Gigliola Toniollo
La Lobby Europea delle Donne lancia una campagna antiprostituzione in tutta Europa e cerca di raccogliere consensi e sottoscrizioni con l’intento di orientare le politiche sul modello abolizionista.
La presentazione è equivoca nel metodo e nei contenuti, essa non analizza la realtà del fenomeno e non valuta l’impatto delle politiche, ma si sforza di dare una immagine stereotipata sulla volontà e autodeterminazione delle donne che lavorano volontariamente nel sex work vittimizzandole, esprimendo pregiudizi sulle abitudini sessuali delle persone di ogni genere sessuale. Pretendendo di far apparire immorale e negando la dignità alle lavoratrici e ai lavoratori sessuali anche dove essi sono per legge professionisti a tutti gli effetti.(1)
Quello che NON dicono queste signore della lobby antiprostituzione è che la loro campagna è in linea con le politiche antimmigrazione dell’Unione Europea.
Quando dicono “Insieme per un’Europa libera dalla Prostituzione” significa Europa libera dalle migranti. Perché è realtà visibile a tutti che nei Paesi europei la maggior parte delle donne che lavorano nel mercato del sesso sono donne straniere immigrate. (2)
Quando declamano che sono tutte vittime della tratta e si deve lottare contro il traffico di esseri umani esse non spiegano che la maggior causa del traffico di esseri umani sono le politiche di chiusura contro l’immigrazione che costringe milioni di persone nel mondo ad affidarsi a viaggi disperati e a pagare per entrare in Europa clandestinamente in cerca di un lavoro o per fuggire dalle guerre (anche guerre neocolonialiste). Così come non dicono che per molte donne, uomini e persone transessuali la prostituzione rimane l'unica alternativa per uscire da situazioni di povertà o emergenza economica.
La lobby dice che la prostituzione di donne e ragazze è una forma di violenza sessuale che ne pregiudica i diritti umani, e quindi auspica la punizione del cliente. Ma volutamente ignora che l’impatto delle leggi che criminalizzano il lavoro sessuale annullano anche il più elementare diritto umano delle sex workers alle quali viene impedito di circolare liberamente nelle strade e persino di parlare con le persone!(3) Vedi le ordinanze dei sindaci antiprostituzione! La lobby occulta consapevolmente le tragedia delle detenzioni ed espulsioni delle donne straniere fermate nelle retate e trattenute nei CIE. Ignora anche la violenza a cui vengono sottoposte per legge le sex workers in Svezia dove vengono trascinate in tribunale con lo scopo di farle testimoniare per condannare il compratore di servizi sessuali, (4) e dove vengono considerate dai servizi sociali delle malate da curare. La Lobby ignora anche che la salute delle sex workers viene messa in pericolo quando per dimostrare che vendono servizi sessuali la polizia sequestra i preservativi come prova del crimine, e questo avviene un po’ ovunque ed è stato ampiamente denunciato dalle attiviste e criticato dalle Agenzie per la salute (5) che si occupano della prevenzione di HIV/AIDS. Le agenzie internazionali per i diritti umani e la salute hanno avvisato che penalizzare il lavoro sessuale può aumentare il rischio di HIV e malattie a trasmissione sessuale perché fa sparire nel sommerso il lavoro sessuale e inoltre aumenta lo stigma verso le sex workers ed è stato dimostrato che di fatto crea barriere all’accesso ai servizi sanitari (6)
La lobby parla di femminismo ma pretende di negare il diritto all’autodeterminazione sessuale e la libertà di scelta a persone adulte e consapevoli. La lobby parla di lotta alla povertà e alla esclusione sociale ma esige di eliminare il lavoro sessuale escludendo così migliaia di donne povere e i loro figli dalla possibilità di avere un reddito. E per concludere visto che noi non neghiamo l’esistenza di un certo numero di criminali che si approfittano anche con violenza delle sex workers più vulnerabili accusiamo che impegnare la polizia per fare la caccia alle sex workers e ai loro clienti distoglie dai veri soggetti criminali che sono gli sfruttatori e i trafficanti.
Per queste e altre ragioni crediamo che la campagna “Insieme per un’Europa libera dalla Prostituzione” sia fortemente stigmatizzante e possa aumentare un sentimento di rifiuto sociale contro migliaia di donne in Europa. Il video-clip “For a change of perspective” a sostegno della campagna è volgare e incita a sentimenti di repulsione verso le donne.
Cosa questa che potrà solo avere l’effetto di aumentare la violenza contro il genere femminile.
ROMA 30 novembre 2012
Firmato e condiviso da:
Associazione Radicale Certi Diritti
Comitato per i Diritti civili delle Prostitute
Onlus
Movimento Identità Transessuale
Associazione S.Benedetto al Porto
Etnoblog Associazione Interculturale
Dedalus, Associazione Priscilla
Tampep Onlus
Piam Onlus
Ideadonna Onlus
Don Andrea Gallo
Vittorio Agnoletto
Maria Gigliola Toniollo
1) la Corte di Giustizia CEE, con sentenza del 20.11.2001 ha riconosciuto che l'attività di meretricio deve essere qualificata come lavoro autonomo ".
2) TAMPEP International Foundation Prostitution mapping 2008 West, North, South Europe (old EU): 70% migrants (up to 90% Italy + Spain)
3) Comune di Verona ORDINANZA n. 81- 2-agosto-2008 “..in tutto il territorio comunale è vietato a chiunque contrattare ovvero concordare prestazioni sessuali a pagamento, oppure intrattenersi, anche dichiaratamente solo per chiedere informazioni, con soggetti che esercitano l’attività di meretricio su strada o che ...manifestano comunque l’intenzione di esercitare l’attività …“
4) Daniela Danna 2010 “Il tappeto svedese sulla prostituzione” http://www.ingenere.it/persone/danna
5) UNDP Global Commission on HIV and the Law, “Risks, Rights, and Health,” July,2012, p. 43.
6) UN General Assembly, Report of the Special Rapporteur on the on the right of everyone to the enjoyment of the highest attainable standard of physical and mental health, Anand Grover, A/HRC/14/20, April 27, 2010, http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/docs/14session/A.HRC.14.20.pdf (accessed November 18, 2012), para. 37 and para 39
4) Daniela Danna 2010 “Il tappeto svedese sulla prostituzione” http://www.ingenere.it/persone/danna
5) UNDP Global Commission on HIV and the Law, “Risks, Rights, and Health,” July,2012, p. 43.
6) UN General Assembly, Report of the Special Rapporteur on the on the right of everyone to the enjoyment of the highest attainable standard of physical and mental health, Anand Grover, A/HRC/14/20, April 27, 2010, http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/docs/14session/A.HRC.14.20.pdf (accessed November 18, 2012), para. 37 and para 39
sabato 22 dicembre 2012
Vengoprima: La mia scelta viene prima
Condivido il video realizzato dal Collettivo femminista e lesbico VengoPrima, con le testimonianze, in prima persona, sulla difficoltà di reperimento della pillola del giorno dopo e sulla violenza psicologica
alla quale siamo sottoposte, tutte le volte in cui cerchiamo di far
rispettare il nostro diritto alla salute e all’autodeterminazione.
Questo video è uno strumento di denuncia, di informazione e di lotta, nonché un gesto di vicinanza a chi ha vissuto esperienze simili.
Questo video è uno strumento di denuncia, di informazione e di lotta, nonché un gesto di vicinanza a chi ha vissuto esperienze simili.
É un invito a difendere con le unghie e con i denti il nostro diritto di scelta, fondamentale tappa del processo di autodeterminazione della donna.Siamo stanche di chi condanna l’aborto senza alcun riguardo per la storia della persona. Ogni donna sa se quello che sta vivendo è il momento giusto oppure no per avere un figlio. Può non esserlo per molti motivi. Possono sorgere conflitti di coppia, ci si può non sentire “predestinate” alla maternità, si ha già il numero di figli desiderato, si è sotto il giogo della precarietà o della disoccupazione e l’assenza di un vero welfare impedisce di fare questa scelta serenamente. Oppure, si è donna single o lesbica che vorrebbe essere madre, ma in questo paese le viene impedito per l’impossibilità di ricorrere alla fecondazione eterologa. Anche per questo riconosciamo in chi condanna l’aborto non un appello alla “vita”, ma una volontà “normalizzante” rispetto a cosa è o deve essere la famiglia e rispetto a cosa deve essere l’individuo: uomo o donna ed eterosessuale.
Grazie per il vostro lavoro!Il crescente numero di obiettori di coscienza mette a rischio la nostra possibilità di scelta. Lo stigma morale che spesso ci viene addossato da parte di certo personale nelle strutture pubbliche la rende oltremodo difficile.Vogliamo vivere in un paese laico e rifiutiamo qualsiasi interferenza confessionale all’interno delle strutture sanitarie pubbliche. Vogliamo consultori pubblici che forniscano un’informazione corretta sulla sessualità, sulla contraccezione, sulla gestazione, sull’interruzione di gravidanza e su ogni altra questione che riguarda la nostra salute e i nostri diritti. Diritti che non sembrano mai davvero acquisiti, se ciclicamente vengono messi in discussione.Non accettiamo il sistema patriarcale e tradizionale, propagato da stato e chiesa, che impone la famiglia eterosessuale come base della società e diffonde idee sessiste – maternità come destino naturale di ogni donna – e omofobe – impossibilità per le lesbiche di esercitare il diritto alla maternità.
Non abbiamo bisogno di guardiani della morale, vogliamo scegliere sui nostri corpi.Sulle nostre vite sappiamo scegliere.
Da fas
martedì 18 dicembre 2012
Azione antisessista in difesa delle donne
Questo è un post satirico in risposta a chi considera le donne incapaci di scegliere qualsiasi cosa, sia pure di fare le ballerine in una vetrina. Inconsapevoli, minori, immature da guidare e tutelare.
Quello a cui assistiamo oggi non è il “colpo di coda del patriarcato”, la violenza con la quale le donne si devo confrontare ogni giorno ha superato ogni limite.
Il patriarcato è vivo e vegeto e ci stupra ogni giorno.
I nostri corpi strumentalizzati devono essere liberati: basta con lo sfruttamento del corpo delle donne! Basta con la schiavitù del pensiero dominante. Dobbiamo agire e dobbiamo farlo con forza!
Le donne che assecondano questi meccanismi devono essere consapevolizzate, nessuna deve più essere schiava radiosa del sistema di potere patriarcale che ci indottrina fin dall’infazia con ogni mezzo!
Dobbiamo smantellare ogni struttura che perpetui la cultura di sottomissione della donna.
E’ per questo motivo che ci stiamo organizzando, a Napoli, per andare a liberare tutte quelle donne, provenienti soprattutto dai paesi stranieri, dai paesi del terzo mondo, che attraverso la manipolazione e l’indottrinamento assecondano il sistema patriarcale prendendo i voti!
Noi crediamo che non sia possibile, in questo sistema, scegliere veramente qualcosa, siamo certi e certe che il livello di consapevolezza di una giovane cresciuta in seno a una Missione non possa assolutamente essere tale da poter definire una “libera scelta” la sua volontà di prendere i voti!
Diciamo no alla monacazione forzata, perché ogni monacazione è forzata!
Andremo in ogni convento, andremo in ogni parrocchia e consapevolizzeremo tutte le monache e tutte le suore, ogni novizia verrà liberata. Ci occuperemo soprattutto delle filippine, delle cinesi e delle indiane, sottoposte alla violenza colonialista delle missioni cristiane nei loro paesi di origine, inconsapevoli agenti del patriarcato che ci vuole o sante o puttane!
No alle sante! No al noviziato! No alle suore forzate!
Tutte le pezze verranno strappate dalle loro teste, tutte le vittime verranno salvate!
Mai più immagini così umilianti e violente!Quello a cui assistiamo oggi non è il “colpo di coda del patriarcato”, la violenza con la quale le donne si devo confrontare ogni giorno ha superato ogni limite.
Il patriarcato è vivo e vegeto e ci stupra ogni giorno.
I nostri corpi strumentalizzati devono essere liberati: basta con lo sfruttamento del corpo delle donne! Basta con la schiavitù del pensiero dominante. Dobbiamo agire e dobbiamo farlo con forza!
Le donne che assecondano questi meccanismi devono essere consapevolizzate, nessuna deve più essere schiava radiosa del sistema di potere patriarcale che ci indottrina fin dall’infazia con ogni mezzo!
Dobbiamo smantellare ogni struttura che perpetui la cultura di sottomissione della donna.
E’ per questo motivo che ci stiamo organizzando, a Napoli, per andare a liberare tutte quelle donne, provenienti soprattutto dai paesi stranieri, dai paesi del terzo mondo, che attraverso la manipolazione e l’indottrinamento assecondano il sistema patriarcale prendendo i voti!
Noi crediamo che non sia possibile, in questo sistema, scegliere veramente qualcosa, siamo certi e certe che il livello di consapevolezza di una giovane cresciuta in seno a una Missione non possa assolutamente essere tale da poter definire una “libera scelta” la sua volontà di prendere i voti!
Diciamo no alla monacazione forzata, perché ogni monacazione è forzata!
Andremo in ogni convento, andremo in ogni parrocchia e consapevolizzeremo tutte le monache e tutte le suore, ogni novizia verrà liberata. Ci occuperemo soprattutto delle filippine, delle cinesi e delle indiane, sottoposte alla violenza colonialista delle missioni cristiane nei loro paesi di origine, inconsapevoli agenti del patriarcato che ci vuole o sante o puttane!
No alle sante! No al noviziato! No alle suore forzate!
Tutte le pezze verranno strappate dalle loro teste, tutte le vittime verranno salvate!
ph blausternschlonge
giovedì 13 dicembre 2012
Di libertà sessuale, di critica e di matrimonio
Rilancio l'articolo del fatto quotidiano, letto attraverso la rassegna stampa zeroviolenzadonne, perché non solo la domanda finale è interessante, cito: "visto che sta parlando di matrimonio, e quindi di legami amorosi, di che
tipo di amore si tratta, e quale modello di relazione sta passando alle
giovani generazioni?"
Trovo interessante chiedersi anche: visto che stiamo parlando di matrimonio, siamo sempre sicuri che si tratti di amore? Dunque amplio il discorso nel rilancio, e giungo in parte altrove, perché, troppo spesso, mi sembra, ci troviamo davanti al recupero parziale di istanze parziali del femminismo storico, riguardanti la libertà sessuale, intesa come critica alla sessualità maschile, che condiziona il nostro immaginario - anche quando il nostro immaginario è stato scosso da una consapevole autocritica e da pratiche di autodeterminazione, che ci metterebbero a una certa distanza dai condizionamenti del mercato, e che ci hanno portanto a scegliere, consapevolmente, una strada piuttosto che un'altra o un'altra o un'altra (ce ne sono molte, ce ne sono di sessualità per quante sono le persone nel mondo), ma ci si guarda bene dal recuperare quella parte di critica al contratto di matrimonio, alle relazioni monogamiche imposte dal sistema patriarcale come modello economico e sociale, critiche che permettono, oggi, di poter liberare la vita di migliaia di persone, un tempo incastrate in ruoli eterodeterminati.
Insomma, si mette in dubbio la libera scelta delle donne che non vogliono figli, delle donne che abortiscono, delle donne bisessuali, lesbiche, intersessuali, asessuali, di tutte le età e forme - e tutt ciò che si desidera - ma si evita di fare autocritica verso la "libera scelta di contrarre matrimonio". A molti piace dire "buuu" puntando il dito, ma farsi due domande sulle proprie scelte e mettersi davanti a uno specchio meglio di no.
A questo punto vale la pena chiedersi se questo atteggiamento non sia anch'esso uno dei tanti sistemi che il patriarcato ha per ricondurre al focolare domestico il pensiero femmile (che in questo atteggiamento di esclusione e pregiudizio delle altrui pratiche di liberazione, si dimostra più conservatore di quanto crede), o si tratti solo del terrore di dover aderire a modelli sessuali che non si sentono propri - più o meno come quelli che rifiutano gli/le omosessuali perchè pensano che vogliano far diventare gay il mondo! Quest'ultimo dubbio è presto sciolto: nessuna lotta di liberazione sessuale o di liberazione tout court può essere condotta costringendo una parte ad aderire ai desideri dell'altra. La libertà dev'essere totale, completa, assoluta per tutte le vite. Ossia, se non ti piace il fisting nessuno è autorizzato a dirti che lo devi praticare per essere una vera femminista. Capirete che dire: ti piace il fisting perché hai visto troppi film porno, è la stessa cosa. E' molto semplice. L'autodeterminazione di un individuo non può essere misurata a partire esclusivamente dal proprio modo di vivere le relzioni e il desiderio. Se a me non piace una determinata cosa, non alieno tutti quelli che la praticano: altrimenti per cosa sto lottando? Alienare il diverso da me è modalità fascista. Che femminismo è quello che guarda agli altri con disprezzo e gretto moralismo? Quello che si erge a giudice di chi si muove in ambiti diversi dal proprio. Personalmente non riesco nemmeno a chiamarlo femminismo.
Come se io considerassi ogni donna sposata una povera idiota. Vi sembrerebbe un'atteggiamento femminista? Posso muovere critiche produttive al matrimonio, solo ragionando sul sistema ed a partire dal rispetto verso i soggetti che lo scelgono. Questa per me è riflessione femminista.
Il “benevolo sessismo” del matrimonio
Trovo interessante chiedersi anche: visto che stiamo parlando di matrimonio, siamo sempre sicuri che si tratti di amore? Dunque amplio il discorso nel rilancio, e giungo in parte altrove, perché, troppo spesso, mi sembra, ci troviamo davanti al recupero parziale di istanze parziali del femminismo storico, riguardanti la libertà sessuale, intesa come critica alla sessualità maschile, che condiziona il nostro immaginario - anche quando il nostro immaginario è stato scosso da una consapevole autocritica e da pratiche di autodeterminazione, che ci metterebbero a una certa distanza dai condizionamenti del mercato, e che ci hanno portanto a scegliere, consapevolmente, una strada piuttosto che un'altra o un'altra o un'altra (ce ne sono molte, ce ne sono di sessualità per quante sono le persone nel mondo), ma ci si guarda bene dal recuperare quella parte di critica al contratto di matrimonio, alle relazioni monogamiche imposte dal sistema patriarcale come modello economico e sociale, critiche che permettono, oggi, di poter liberare la vita di migliaia di persone, un tempo incastrate in ruoli eterodeterminati.
Insomma, si mette in dubbio la libera scelta delle donne che non vogliono figli, delle donne che abortiscono, delle donne bisessuali, lesbiche, intersessuali, asessuali, di tutte le età e forme - e tutt ciò che si desidera - ma si evita di fare autocritica verso la "libera scelta di contrarre matrimonio". A molti piace dire "buuu" puntando il dito, ma farsi due domande sulle proprie scelte e mettersi davanti a uno specchio meglio di no.
A questo punto vale la pena chiedersi se questo atteggiamento non sia anch'esso uno dei tanti sistemi che il patriarcato ha per ricondurre al focolare domestico il pensiero femmile (che in questo atteggiamento di esclusione e pregiudizio delle altrui pratiche di liberazione, si dimostra più conservatore di quanto crede), o si tratti solo del terrore di dover aderire a modelli sessuali che non si sentono propri - più o meno come quelli che rifiutano gli/le omosessuali perchè pensano che vogliano far diventare gay il mondo! Quest'ultimo dubbio è presto sciolto: nessuna lotta di liberazione sessuale o di liberazione tout court può essere condotta costringendo una parte ad aderire ai desideri dell'altra. La libertà dev'essere totale, completa, assoluta per tutte le vite. Ossia, se non ti piace il fisting nessuno è autorizzato a dirti che lo devi praticare per essere una vera femminista. Capirete che dire: ti piace il fisting perché hai visto troppi film porno, è la stessa cosa. E' molto semplice. L'autodeterminazione di un individuo non può essere misurata a partire esclusivamente dal proprio modo di vivere le relzioni e il desiderio. Se a me non piace una determinata cosa, non alieno tutti quelli che la praticano: altrimenti per cosa sto lottando? Alienare il diverso da me è modalità fascista. Che femminismo è quello che guarda agli altri con disprezzo e gretto moralismo? Quello che si erge a giudice di chi si muove in ambiti diversi dal proprio. Personalmente non riesco nemmeno a chiamarlo femminismo.
Come se io considerassi ogni donna sposata una povera idiota. Vi sembrerebbe un'atteggiamento femminista? Posso muovere critiche produttive al matrimonio, solo ragionando sul sistema ed a partire dal rispetto verso i soggetti che lo scelgono. Questa per me è riflessione femminista.
Il “benevolo sessismo” del matrimonio
Presidio Save194Campania il 14 dicembre
Il comunicato di Save194Campania per il 14 dicembre ore 10.00 al II Policlinico di Napoli.
Poche settimane fa il presidente Monti ha dichiarato che il nostro
sistema sanitario nazionale “potrebbe non essere garantito se non si
individuano nuove modalità di finanziamento”.
Cosa voleva dire? Che l’unica strada per garantirlo è la privatizzazione?
Anche se nei giorni seguenti Monti si è
affrettato a ribadire che la risposta non è la privatizzazione, usando
parole come rinnovamento e ripensamento del sistema sanitario, noi
sappiamo bene che tutte le azioni che questo governo, come quelli
precedenti, hanno messo in atto, hanno prodotto un lento e continuo
peggioramento della sanità pubblica a favore di quella privata.
In tale contesto di smantellamento del
sistema sanitario pubblico noi, in quanto donne, non possiamo non notare
quanta sempre minore attenzione si dia alla salute della donna: le
liste d’attesa per le più banali visite sono sempre più lunghe, il
numero di obiettori è cresciuto così tanto da rendere quasi impossibile
l’effettuazione di aborti, la mammografia è gratis solo per le donne
dopo i 50 anni, in contraddizione con le statistiche che dimostrano
chiaramente come il cancro al seno stia aumentando tra le giovanissime.
Ci chiediamo, quanto vale in questo paese la salute delle donne?
Coscienti di questa situazione la mattina del 14 dicembre, alle ore 10,
abbiamo deciso di dar luogo ad un presidio davanti al reparto IVG del
Secondo Policlinico di Napoli. L’intento è quello di informare le
persone su quanto è accaduto il 22 dicembre scorso, quando un radiologo,
improvvisatosi anestesista, ha aggredito fisicamente e verbalmente una
paziente colta da una crisi a causa del farmaco che egli stesso le aveva
erroneamente somministrato. La donna si trovava lì per effettuare un
intervento di IVG.
Questa aggressione, nonostante la sua gravità, è costata al radiologo solo due mesi di sospensione.
Ci chiediamo dunque a cosa serva questa
sospensione, se lo stesso pm che ha analizzato il caso ha affermato che
“appare evidente e concreto il pericolo di reiterazione di sue condotte
illecite analoghe a quelle per cui si procede”.
La risposta la si ritrova nel fatto che
questo radiologo sia prossimo al pensionamento, e che quindi, per
preservarne l’onorabilità, si sia deciso di optare per la sospensione e
non la condanna, soluzione che gli avrebbe fatto perdere la pensione.
Noi che gli autoritarismi li combattiamo,
non stiamo qui a chiedervi una condanna ma bensì una presa di
posizione, perché se da una parte è stata preservata l’immagine di un
“professionista” dall’altra si è mandato il messaggio che aggredire una
donna che sta esercitando un suo diritto, quello di abortire, è infondo
cosa da poco, qualcosa su cui si può sorvolare, qualcosa che si può
nascondere per preservare ciò che per questa società sembra essere più
importante, la casta dei medici.
Vi chiediamo: la salute delle donne è qualcosa su cui si possono fare sconti?
Perché si sceglie di tutelare maggiormente un appartenente a una casta piuttosto che una paziente vittima di una aggressione?
In questo clima di discriminazioni e
violenza, fatta di tanti piccoli gesti o frasi che ledono la donna e la
sua autodeterminazione, ci preme ricordare anche che seppur esista una
legge, la 194/78 che regola l’IVG, sappiamo tutti che la sua
applicazione è oltraggiata innanzitutto dall’obiezione di coscienza, che
non ha limiti.
Ricordiamo infatti che a Napoli a marzo
2012 per due settimane non si sono fatte interruzioni di gravidanza
perché l’unico ginecologo non obiettore era morto. Ciò accade perché l’
84% dei medici in Campania è obiettore.
Noi siamo stufe e stufi di questo boicottaggio sistematico che si verifica ogni qualvolta una donna si autodetermina.
Sappiamo benissimo che la stessa legge
194 prevede al suo interno il meccanismo per il suo boicottaggio
attraverso l’obiezione di coscienza illimitata (art.9 Legge194/78), ma
sappiamo anche che questa obiezione si può attuare solo nei confronti
dell’aborto e non per l’assistenza sanitaria durante tale intervento, o
rispetto alla prescrizione della pillola del giorno dopo o dei cinque
giorni dopo, che sono entrambe dei contraccettivi.
Attraverso lo strumento dell’obiezione
si dà al medico, e al personale sanitario, la possibilità di non
prendere parte a interventi di IVG, nonostante questi optino liberamente
per la facoltà di medicina e specializzazione in ginecologia.
I numeri degli obiettori in Italia, al
Sud in particolare, rendono di fatto quasi impossibile la corretta
applicabilità della legge.
Solo attraverso la libertà di scelta può
esserci libertà di coscienza, e libertà di scelta significa maternità
consapevole. Chiediamo quindi che vengano rimossi tutti gli ostacoli che
impediscono l’applicabilità della 194 e vogliamo:
- Educazione sessuale nelle scuole
- Sessualità libera (con chi vuoi)
- Contraccezione disponibile (anche d’emergenza)
- Aborto assistito e gratuito
- Consultorio pubblico e laico
- Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;
- Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza;
- Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;
- Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;
- Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.
L’educazione e la contraccezione
ordinaria e di emergenza rappresentano gli unici modi per diminuire il
numero di aborti. Inoltre vogliamo che non siano fatti alcuni sconti
sulla salute delle donne in nome di privilegi da tutelare. Non sulla
nostra pelle.
Da fas
mercoledì 12 dicembre 2012
In strada con abiti succinti per la Cassazione è reato
Polizia e Cassazione per la nostra sicurezza:
In strada con abiti succinti per la Cassazione è reato
Una donna straniera che passeggiava per Bologna troppo "poco vestita" è stata condannata a pagare 600 euro di ammenda Vestiti troppo succinti, tanto da lasciare scoperte le parti intime: chi li indossa, in un luogo aperto al pubblico, rischia una condanna per atti contrari alla pubblica decenza. La terza sezione penale della Cassazione ha per questo confermato la condanna al pagamento di un'ammenda di 600 euro inflitta dal giudice di pace di Bologna a una donna straniera, sorpresa da un poliziotto su una via cittadina "abbigliata in modo da fare vedere le parti intime del corpo, in particolare il seno e il fondo schiena, ed era in mutande, che lasciavano scoperti i glutei".
11 dicembre 2012
Fonte:http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/12/11/news/in_strada_con_abiti_succinti_per_la_cassazione_reato-48512697/
In strada con abiti succinti per la Cassazione è reato
Una donna straniera che passeggiava per Bologna troppo "poco vestita" è stata condannata a pagare 600 euro di ammenda Vestiti troppo succinti, tanto da lasciare scoperte le parti intime: chi li indossa, in un luogo aperto al pubblico, rischia una condanna per atti contrari alla pubblica decenza. La terza sezione penale della Cassazione ha per questo confermato la condanna al pagamento di un'ammenda di 600 euro inflitta dal giudice di pace di Bologna a una donna straniera, sorpresa da un poliziotto su una via cittadina "abbigliata in modo da fare vedere le parti intime del corpo, in particolare il seno e il fondo schiena, ed era in mutande, che lasciavano scoperti i glutei".
11 dicembre 2012
Fonte:http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/12/11/news/in_strada_con_abiti_succinti_per_la_cassazione_reato-48512697/
Aborto: non importa ciò che scegli, non sei una persona cattiva
Mentre navigavo tra i tumblr sono capitata su questo post, scritto da una giovane donna che racconta del proprio aborto. Ha 23 anni studia per diventare assistente legale, è anche moglie e già madre di una bambina di due anni. Il suo scritto mi è sembrato interessante perchè è onesto e chiaro. Mi sembra anche una di quelle testimonianze che dimostrano quanto la presunta Sindrome post-aborto, non sia affatto una vera sindrome ma una questione del tutto personale.
Il tumblr si chiama One at a time, la versione originale di questo scritto si trova a questo indirizzo t0ddlersteps.tumblr.com e in fondo a questo post.
Scusate se la traduzione non è perfetta.
La storia del mio aborto
Dunque, ho sentito un sacco di gente smerdare chi ha avuto un aborto. Mi piacerebbe molto mettere le cose in chiaro. Sono sposata, ho 23 anni, e ho una bambina di 2 anni. Due mesi fa, ho avuto un aborto. Ero di circa 6-7 settimane. Non me ne pento, e questo non fa di me una persona cattiva. Non voglio un altro bambino. Mio marito ed io non abbiamo fatto molta attenzione durante il sesso. L'ho scoperto [di essere incinta] il giorno in cui ho ripreso il college, riuscivo solo a piangere e piangere. Ho detto a mio marito che o lo facevo o mi sarei uccisa. Mi è stato di grande aiuto.
La procedura è stata difficile. Sono stata sveglia tutto il tempo. Mi hanno dato un solo calmante, quindi è stato incredibilmente doloroso. Il mio medico è stato gentile, molto premuroso. Accidentalmente ho visto il feto nell'ecografia (obbligatoria nella mia zona). Nemmeno in quel momento mi sono sentita in colpa. Un infermiera mi ha tenuto la mano durante la procedura, parlandomi della scuola, di mia figlia. L'unica parte della procedura che in realtà è stata dolorosa è stata quella dell'aspirazione, che però è durata solo ... direi circa 5 minuti. In seguito mi sono sentita molto depressa, per lungo tempo, a causa della fluttuazione ormonale, ma ancora non ho sentito nessun senso di colpa.
Dopo la procedura ho avuto dei crampi intensi per, forse, 10 o15 minuti, mio padre mi è venuto a prendere e sono tornata a casa, ho fatto un test per la scuola, sono andata a lezione, quella sera stessa ho ripreso la mia vita normalmente.
Sono così felice di aver potuto eseguire questa procedura, anche se mi costerà 300 dollari. Di tanto in tanto penso "e se?", sono certa che sia normale. Rimarrà con me per sempre, ma ho dovuto prendere questa decisione per me, per la mia famiglia, per lo studio in vista del lavoro e della mia futura carriera, per il nostro reddito, e anche per il potenziale bambino. Non potevo finanziariamente o mentalmente prendermi cura di un altro figlio in questo momento. E va bene così, perché io sono una buona madre con la figlia che ho già fatto.
Sono qui per ascoltare chiunque debba affrontare i dubbi sulla decisione di abortire, chiunque voglia seguire la via dell'adozione o voglia avere un figlio. Tutte queste opzioni sono difficili, e, in definitiva, solo tu puoi fare questa scelta per te. Non importa ciò che scegli, non sei una persona cattiva.
Scusate se la traduzione non è perfetta.
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La storia del mio aborto
Dunque, ho sentito un sacco di gente smerdare chi ha avuto un aborto. Mi piacerebbe molto mettere le cose in chiaro. Sono sposata, ho 23 anni, e ho una bambina di 2 anni. Due mesi fa, ho avuto un aborto. Ero di circa 6-7 settimane. Non me ne pento, e questo non fa di me una persona cattiva. Non voglio un altro bambino. Mio marito ed io non abbiamo fatto molta attenzione durante il sesso. L'ho scoperto [di essere incinta] il giorno in cui ho ripreso il college, riuscivo solo a piangere e piangere. Ho detto a mio marito che o lo facevo o mi sarei uccisa. Mi è stato di grande aiuto.
La procedura è stata difficile. Sono stata sveglia tutto il tempo. Mi hanno dato un solo calmante, quindi è stato incredibilmente doloroso. Il mio medico è stato gentile, molto premuroso. Accidentalmente ho visto il feto nell'ecografia (obbligatoria nella mia zona). Nemmeno in quel momento mi sono sentita in colpa. Un infermiera mi ha tenuto la mano durante la procedura, parlandomi della scuola, di mia figlia. L'unica parte della procedura che in realtà è stata dolorosa è stata quella dell'aspirazione, che però è durata solo ... direi circa 5 minuti. In seguito mi sono sentita molto depressa, per lungo tempo, a causa della fluttuazione ormonale, ma ancora non ho sentito nessun senso di colpa.
Dopo la procedura ho avuto dei crampi intensi per, forse, 10 o15 minuti, mio padre mi è venuto a prendere e sono tornata a casa, ho fatto un test per la scuola, sono andata a lezione, quella sera stessa ho ripreso la mia vita normalmente.
Sono così felice di aver potuto eseguire questa procedura, anche se mi costerà 300 dollari. Di tanto in tanto penso "e se?", sono certa che sia normale. Rimarrà con me per sempre, ma ho dovuto prendere questa decisione per me, per la mia famiglia, per lo studio in vista del lavoro e della mia futura carriera, per il nostro reddito, e anche per il potenziale bambino. Non potevo finanziariamente o mentalmente prendermi cura di un altro figlio in questo momento. E va bene così, perché io sono una buona madre con la figlia che ho già fatto.
Sono qui per ascoltare chiunque debba affrontare i dubbi sulla decisione di abortire, chiunque voglia seguire la via dell'adozione o voglia avere un figlio. Tutte queste opzioni sono difficili, e, in definitiva, solo tu puoi fare questa scelta per te. Non importa ciò che scegli, non sei una persona cattiva.
My Abortion Story
lunedì 10 dicembre 2012
Tea reading con Slavina a Napoli l'11 dicembre
Ore 19.00 alloSka Tea reading con Slavina a Napoli l'11 dicembre.
Slavina riporta a Napoli il suo libro di racconti erotici, per ragazze sole o male accompagnate.
108 pagine attraverso le quali scopriamo l'educazione sessuale e sentimentale di Selma: un po' della sua fica e del suo cuore. Se questo fosse un mondo fatto per essere felici, i teneri, onesti ed eccitanti racconti di Slavina sbancherebbero le classifiche al posto delle merda-fanfiction di Twilight spacciate per eros, spacciate per desiderio femminile, spacciate per letteratura. E' per riequilibrare un po' le cose, allora, che domani si va allo Ska a parlare di erotismo e post-porno.
Altro qui.
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Slavina
sabato 8 dicembre 2012
Il cuore della notizia: la retorica sulla prostituzione
Statistical beauty – study
image sergioalbiac.com
image sergioalbiac.com
Titola infooggi.it: Casalinga e prostituta: è questa la vita di alcune donne al tempo della crisi. Titola repubblica.it: “Io, casalinga e prostituta” Come me tante altre, colpa della crisi.
I due articoli riportano la stessa
storia, quella di una sex worker di Pescara, che lavora con il
soprannome di Francesca. Francesca ha chiesto ai carabinieri la cortesia
di proteggere la sua privacy, perché in famiglia nessuno è a conoscenza
di questa attività, ma risponde ad alcune domande, raccontando qualcosa
di sé.
Gli elementi del racconto riportato dagli
articoli, però, lo rendono in questo caso abbastanza retorico: una
madre, la crisi, le difficoltà economiche che spingono a scelte
difficili e diversi comprimari uomini: il marito ignaro, i clienti
ricchi, un losco fruttivendolo che spinge le donne alla prostituzione.
Infatti lei è moglie di un imprenditore, entrambi abituati a un tenore
di vita alto, subiti i colpi della crisi, sceglie
di prostituirsi per far fronte a certi debiti e garantire ancora
condizioni di vita agiate alla propria famiglia. Si organizza con delle
foto, degli annunci su internet e un secondo numero di cellulare, solo
per i clienti. Dice di non ricevere più di due clienti al giorno, che di
solito si fa pagare sui 100 euro e che, a fine mese, riesce ad arrivare
anche a 7000 euro. Non manca di alludere alla difficoltà di accettare
se stessa in veste di prostituta, riferisce di essere stata da uno
psicologo, ma oggi, dice, quasi non deve nemmeno toccarli i clienti,
tutti uomini comunque facoltosi che spesso le chiedono di essere
sottomessi. Francesca racconta anche che, come lei, ce ne sono tante di
donne che guadagnano così.
Cerco di capire il cuore della notizia qual è: sarebbe che oggi a causa della crisi le donne, anche quelle perbene, sono costrette a prostituirsi per garantirsi la sopravvivenza.
A me sembra però che ci sia qualcosa di sbagliato, questa donna, stando al racconto riportanto negli articoli, non si garantisce la sopravvivenza, si è pagata dei debiti e il mutuo certo, ma 7000 euro al mese rappresentano un introito superiore a quello che, mediamente, possiamo considerare di sopravvivenza, considerando come standard la pensione minima di vecchiaia. Infatti Francesca ci dice che in famiglia hanno sempre avuto un tenore di vita alto e si prostituisce per continuare ad averlo. Quindi, di cosa parliamo? Un altro dato che nontorna è la difficoltà psicologica di questa donna, gli articoli cercanod i farci credere che sia una grande sofferenza questa, il rimando è chiaramente alla tragedia della prostituzione (molto simile alla tragedia dell’aborto). L’accenno alle sedute di psicoterapia è un dato che serve a chi scrive per sostenere la difficoltà di essere oggetto sessuale. La famosa scissione mente-corpo, che esiste ed è reale, certo, ma che evidentemente non appartiene a tutte le persone che fanno questo lavoro e non allo stesso modo, dato che a Francesca sono bastate poche sedute per ‘ricomporsi’, possiamo considerarla piuttosto resiliente, mi sembra. Anche perché asseconda una tendenza del mercato che le permette di guadagnare senza essere eccessivamente coinvolta fisicamente, la dominazione. In più Francesca ha una clientela che, in base a ciò che sappiamo, possiamo definire esclusiva: politici, imprenditori, uomini ricchi che spendono i loro soldi per farsi umiliare un po’. Potremmo ipotizzare una sorta di compensazione psicologica per tutte le parti in gioco?
Cerco di capire il cuore della notizia qual è: sarebbe che oggi a causa della crisi le donne, anche quelle perbene, sono costrette a prostituirsi per garantirsi la sopravvivenza.
A me sembra però che ci sia qualcosa di sbagliato, questa donna, stando al racconto riportanto negli articoli, non si garantisce la sopravvivenza, si è pagata dei debiti e il mutuo certo, ma 7000 euro al mese rappresentano un introito superiore a quello che, mediamente, possiamo considerare di sopravvivenza, considerando come standard la pensione minima di vecchiaia. Infatti Francesca ci dice che in famiglia hanno sempre avuto un tenore di vita alto e si prostituisce per continuare ad averlo. Quindi, di cosa parliamo? Un altro dato che nontorna è la difficoltà psicologica di questa donna, gli articoli cercanod i farci credere che sia una grande sofferenza questa, il rimando è chiaramente alla tragedia della prostituzione (molto simile alla tragedia dell’aborto). L’accenno alle sedute di psicoterapia è un dato che serve a chi scrive per sostenere la difficoltà di essere oggetto sessuale. La famosa scissione mente-corpo, che esiste ed è reale, certo, ma che evidentemente non appartiene a tutte le persone che fanno questo lavoro e non allo stesso modo, dato che a Francesca sono bastate poche sedute per ‘ricomporsi’, possiamo considerarla piuttosto resiliente, mi sembra. Anche perché asseconda una tendenza del mercato che le permette di guadagnare senza essere eccessivamente coinvolta fisicamente, la dominazione. In più Francesca ha una clientela che, in base a ciò che sappiamo, possiamo definire esclusiva: politici, imprenditori, uomini ricchi che spendono i loro soldi per farsi umiliare un po’. Potremmo ipotizzare una sorta di compensazione psicologica per tutte le parti in gioco?
Il cuore della notizia è quindi un altro e
si trova tra le righe. La notizia è che dei carabinieri hanno fatto
irruzione in un luogo di lavoro, dove si svolgono incontri di lavoro,
tra persone adulte e consenzienti. Hanno portato via una donna che,
nella difficile condizione in cui la mette la legge Merlin, deve
chiedere per favore di non essere esposta al pubblico ludibrio, dato che
invece di andare a pulire cessi per il necessario, ha pensato
di fare un lavoro somatico, cioè scambiare prestazioni sessuali o
comunque intime per guadagnare molto, e così è stato.
Francesca non è la straniera che arriva in Italia credendo di trovare lavoro come badante, ma finisce in mano alle mafie, lei ce lo dice chiaramente che pulire i culi ai vecchi non le piacerebbe, in fondo non sembra andarle troppo stretto questo lavoro, magari smetterà o continuerà, questo riguarda solo lei, riesce persino a conciliare con la famiglia.
Si tratta della costruzione di un’immaginario vittimizzante, anche dove è evidente la discordanza con il racconto. Nel discorso sulla prostituzione esiste una retorica molto simile a quella sull’aborto, per la quale alla strega corrisponde la puttana e alla donna distrutta dall’aborto corrisponde la vittima della prostituzione coatta. Fermo restando che esistono sia donne distrutte dall’aborto che vittime di prostituzione coatta.
Si tratta, poi, della ricattabilità (quella per cui puoi trovarti in una caserma o in un cie e ti stuprano) di chi risponde autonomamente alle domande della vita, in uno Stato repressivo, che non ha minimamente a cuore il benessere né delle donne né di altr* sogget*, perché qui non si tratta di decidere se Francesca poteva scegliere diversamente, se Francesca e la sua famiglia se la possono cavare con 1000 euro o con 500, quello è moralismo, qui si tratta di libertà di scelta.
Francesca non è la straniera che arriva in Italia credendo di trovare lavoro come badante, ma finisce in mano alle mafie, lei ce lo dice chiaramente che pulire i culi ai vecchi non le piacerebbe, in fondo non sembra andarle troppo stretto questo lavoro, magari smetterà o continuerà, questo riguarda solo lei, riesce persino a conciliare con la famiglia.
Si tratta della costruzione di un’immaginario vittimizzante, anche dove è evidente la discordanza con il racconto. Nel discorso sulla prostituzione esiste una retorica molto simile a quella sull’aborto, per la quale alla strega corrisponde la puttana e alla donna distrutta dall’aborto corrisponde la vittima della prostituzione coatta. Fermo restando che esistono sia donne distrutte dall’aborto che vittime di prostituzione coatta.
Si tratta, poi, della ricattabilità (quella per cui puoi trovarti in una caserma o in un cie e ti stuprano) di chi risponde autonomamente alle domande della vita, in uno Stato repressivo, che non ha minimamente a cuore il benessere né delle donne né di altr* sogget*, perché qui non si tratta di decidere se Francesca poteva scegliere diversamente, se Francesca e la sua famiglia se la possono cavare con 1000 euro o con 500, quello è moralismo, qui si tratta di libertà di scelta.
Da fas
sabato 1 dicembre 2012
Giornata Mondiale per la lotta all’AIDS 2012
Giornata mondiale per la lotta all’AIDS.
Negli utltimi anni le campagne di informazione sulla trasmissione dell’HIV sono state scarse e poco incisive, caratterizzate dalla censura e dall’omertà, dettate dalla doppia morale italica, riguardo la sessualità e la parola preservativo.
Recentemente ho partecipato all’iniziativa di LILA. Non ero molto convinta del comunicato con cui si chiedeva alle persone di donare, tramite sms, uno spicciolo. Non ero convinta per molti motivi. Perché l’AIDS alla fine ce lo becchiamo tutte e tutti, non solo le donne. Alla fine il preservativo, se lo mettono gli uomini, anche alcune donne, il preservativo femminile, certo, ma quante? Pochissime, perché costoso e perché c’è bisogno di quella confidenza con la propria vagina, che non tutte hanno, spesso nemmeno per una questione di età, ma per pudore e vergogna indotte verso se stesse. Non ero convinta del tutto ma, poiché tendo a cogliere tutte le occasioni, ho partecipato a modo mio.
C’è DUREX che fa promozione costante e, per quanto si possa essere critici verso le aziende, non si può che dire grazie a DUREX, almeno tu ce lo dici che dobbiamo usare i preservativi quando vogliamo amare, godere e stare bene. Su facebook c’è la nuova campagna DUREX-ANLAIDS.
Mentre il mondo religioso cattolico si distingue sempre per la propria incapacità di essere realmente vicino alle persone. Il ministero della salute dice che nel 2011
sono stati diagnosticati 5,8 nuovi casi di HIV positività ogni 100.000
residenti. L’incidenza più bassa è stata osservata in Calabria e quella
più alta in Valle d’Aosta. Il 75% delle persone ammalate è di sesso
maschile, con un aumento rispetto al 2001 del triplo rispetto alle
persone di sesso femminile. In base a ciò continuo a pensare che
indirizzare esclusivamente alle donne una campagna di sensibilizzazione e
quindi di responsabilizzazione, non sia utile alla causa. Ma sempre Lila sostiene che le donne «hanno scarso potere di imporre il preservativo prima di un rapporto sessuale».
E’ vero, capita di frequente che non si riesca ad ottenere l’uso del condom, anche quando lo si chiede con insistenza.
Allora di più bisogna insistere con gli uomini: non siete immuni dalle malattie, ve le beccate pure voi.
Nel 2011 i rapporti sessuali non protetti sono stati il 78,8% delle volte la causa di infezione, il 45,6% delle volte si tratta di rapporti eterosessuali.
Qui il documento completo dell’Istituto superiore della sanità.
E’ vero, capita di frequente che non si riesca ad ottenere l’uso del condom, anche quando lo si chiede con insistenza.
Allora di più bisogna insistere con gli uomini: non siete immuni dalle malattie, ve le beccate pure voi.
Nel 2011 i rapporti sessuali non protetti sono stati il 78,8% delle volte la causa di infezione, il 45,6% delle volte si tratta di rapporti eterosessuali.
Qui il documento completo dell’Istituto superiore della sanità.
Quest’anno il Ministero della Sanità ha realizzato una nuova campagna
per i media, intitolata ‘La trasmissione sarà interrotta il prima
possibile’, che da oggi coprirà tutto il mese di dicembre e parte del
2013.
Si possono muovere diverse critiche allo spot, al modo in cui viene veicolato il messaggio, ma finalmente mostra e nomina il preservativo maschile anche se solo dopo l’intervento di LILA! Come riporta questo articolo.
Qui sotto ci sono dei video sull’uso del condom maschile…
Il modo migliore per avere rapporti
sessuali orali, genitali e anali, e non ammalarsi è usare i
preservativi. Se avete rapporti a rischio, cioè senza profilattici
(preservativi o le dental dams per i rapporti orali bocca-vagina), e
temete di aver contratto l’HIV o siete sieropositivi, fate il test dell’HIV.
Non vi fate scoraggiare da quelli che vi trattano male, può capitare che le donne, di tutte le età, subiscano un vero e proprio terzo grado da parte di chi effettua il test. Purtroppo questo paese non ci vuole libere né di amare né di curarci.
Abbiate cura di voi e nel dubbio fate il test dell’HIV.Non vi fate scoraggiare da quelli che vi trattano male, può capitare che le donne, di tutte le età, subiscano un vero e proprio terzo grado da parte di chi effettua il test. Purtroppo questo paese non ci vuole libere né di amare né di curarci.
Da fas
domenica 25 novembre 2012
Violenza sulle donne è, per me, tutto ciò che non ci permette di esprimerci come esseri umani liberi
Le donne, quelle nate femmine e no.
Pochi giorni fa ho scritto questi appunti sulla violenza di genere.
Ciò che oggi mi preme non sono i nomi delle vittime di femminicidio, non sono i casi di discriminazione sul lavoro, non sono i casi di stupro, non sono le pubblicità offensive, per la nostra intelligenza prima che, della nostra dignità. Ogni nostro blog tratta di questo. Oggi mi preoccupano le parole che restano tali, quelle che servono a muovere rabbia, che poi viene sedata dai manganelli. Parole alle quali non corrisponderà cambiamento.
Niente cortei di morte ammazzate per me oggi. Non li reggo più.
Io voglio che le cose cambino, non che ci ritroviamo l'anno prossimo a fare un'altra conta.
Abbiamo bisogno di cambiare la nostra cultura, radicalmente, dalle fondamenta.
Niente cortei di morte ammazzate per me oggi. Non li reggo più.
Io voglio che le cose cambino, non che ci ritroviamo l'anno prossimo a fare un'altra conta.
Abbiamo bisogno di cambiare la nostra cultura, radicalmente, dalle fondamenta.
L'educazione alla parità deve entrare nei programmi scolastici dalla prima infanzia.
L'educazione sessuale, fatta di informazioni necessarie a restare sani e ad esprimere i nostri corpi e nostri desideri naturali, deve entrare nelle scuole.
Abbiamo bisogno di reddito per non dover mai mettere nelle mani di nessuno la nostra vita.
Dipendere significa morire.
L'aborto dev'essere libero e garantito.
La contraccezione sempre disponibile.
La contraccezione sempre disponibile.
Fuori gli obiettori dai nostri uteri.
La maternità dev'essere libera e garantita.
Tutte le tecniche per eliminare il dolore del parto e per procreare in sicurezza devono essere garantite.
Dobbiamo poterci spostare nel paese e fuori dal paese senza essere criminalizzate.
I CIE vanno chiusi immediatamente.
La prostituzione è un altro tipo di contratto che le donne fanno con gli uomini, la risposta speculare al contratto di matrimonio. Va depenalizzata e le prostitute vanno tutelate come si tutelano le mogli e i lavoratori.
Senza patriarcato e senza discriminazione non avremo bisogno di un contratto che medi il possesso delle nostre vite. Prima distruggeremo il patriarcato prima saremo liberi e libere di vivere i nostri affetti e di esprimere i nostri desideri.
L'AIED SUPPORTA LA GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
Ricevo e condivido
Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e l'AIED (Associazione Italiana per l'Educazione Demografica) esprimere pieno supporto all'iniziativa.
Nel mondo oltre 600 milioni di donne subiscono violenze fisiche e sessuali. Nel nostro Paese sono sette milioni le italiane, che almeno una volta nella vita, sono state vittime di violenze, per non parlare poi del fenomeno del femminicidio.
Si calcola, a questo proposito, che dall’inizio del corrente anno siano state uccise per mano del marito o ex marito, o dal partner o ex partner, oltre 100 donne.
La violenza sulle donne è un problema complesso, che ha radici profonde, e non c’è epoca nella vita femminile che possa dirsi esente da questo rischio.
L'AIED crede sia fondamentale intervenire nell'educazione fin dalla giovane età, insegnare il rispetto di genere, sensibilizzare e creare consapevolezza.
L'obiettivo dell'AIED è smontare gli stereotipi, ridiscutere l'immagine maschile e femminile così come oggi proposta, avviare appropriati programmi di educazione sessuale nelle scuole.
Infatti, se non si lavora con i giovani, sarà difficile smontare le dinamiche distruttive interne ed esterne che minano la possibilità di vivere la propria dimensione sessuale con soddisfazione e serenità, e creando una relazione costruttiva tra uomo e donna.
L’AIED di Roma invita le donne e gli uomini che afferiscono ai propri consultori ad aderire alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne e dare la propria adesione all’APPELLO lanciato da NO MORE!, inviando un messaggio all’indirizzo convenzioneantiviolenza@gmail.com e partecipare al Blog
convenzioneantiviolenzanomore.blogspot.it
Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e l'AIED (Associazione Italiana per l'Educazione Demografica) esprimere pieno supporto all'iniziativa.
Nel mondo oltre 600 milioni di donne subiscono violenze fisiche e sessuali. Nel nostro Paese sono sette milioni le italiane, che almeno una volta nella vita, sono state vittime di violenze, per non parlare poi del fenomeno del femminicidio.
Si calcola, a questo proposito, che dall’inizio del corrente anno siano state uccise per mano del marito o ex marito, o dal partner o ex partner, oltre 100 donne.
La violenza sulle donne è un problema complesso, che ha radici profonde, e non c’è epoca nella vita femminile che possa dirsi esente da questo rischio.
L'AIED crede sia fondamentale intervenire nell'educazione fin dalla giovane età, insegnare il rispetto di genere, sensibilizzare e creare consapevolezza.
L'obiettivo dell'AIED è smontare gli stereotipi, ridiscutere l'immagine maschile e femminile così come oggi proposta, avviare appropriati programmi di educazione sessuale nelle scuole.
Infatti, se non si lavora con i giovani, sarà difficile smontare le dinamiche distruttive interne ed esterne che minano la possibilità di vivere la propria dimensione sessuale con soddisfazione e serenità, e creando una relazione costruttiva tra uomo e donna.
L’AIED di Roma invita le donne e gli uomini che afferiscono ai propri consultori ad aderire alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne e dare la propria adesione all’APPELLO lanciato da NO MORE!, inviando un messaggio all’indirizzo convenzioneantiviolenza@gmail.com e partecipare al Blog
convenzioneantiviolenzanomore.blogspot.it
giovedì 22 novembre 2012
'C'è chi dice no, dalla leva all'aborto' a Bologna
Giovedì 29 novembre 2012 ore
18.30
Questo libro parla di libertà. Libertà desiderata, ottenuta al prezzo della sua stessa negazione. Libertà violate nell’intimo delle nostre vite. Questo libro parla di coscienza. E di obiezione di coscienza. Parla di coloro che disobbedendo alla guerra hanno ottenuto il servizio civile. Parla di coloro che, invece, dell’obiezione di coscienza ne fanno un uso ipocrita e ingiusto, rendendola strumento per vietare le altrui libertà. Parla dei medici che si rifiutano di eseguire le interruzioni volontarie di gr
Questo libro parla di libertà. Libertà desiderata, ottenuta al prezzo della sua stessa negazione. Libertà violate nell’intimo delle nostre vite. Questo libro parla di coscienza. E di obiezione di coscienza. Parla di coloro che disobbedendo alla guerra hanno ottenuto il servizio civile. Parla di coloro che, invece, dell’obiezione di coscienza ne fanno un uso ipocrita e ingiusto, rendendola strumento per vietare le altrui libertà. Parla dei medici che si rifiutano di eseguire le interruzioni volontarie di gr
avidanza, non garantendo un servizio che per legge, la 194, dovrebbe essere sempre alla portata di ogni donna.
Questo libro parla di donne e uomini, e delle storie dei loro corpi. Per ricordare che dietro l’obiezione di coscienza ci sono cose ben più importanti, come i nostri diritti alla salute e all’autodeterminazione.
In Italia, complici il movimento per la vita e la morale cattolica dominante, le percentuali di ginecologi obiettori negli ospedali pubblici sono in pericoloso aumento. In alcune regioni, Puglia Campania Lazio Veneto, sfiorano punte dell’80\90%.
Eppure il punto della legge 194 non è diffondere la cultura della vita, ma garantire a noi tutte salute e libera a scelta a fronte di una decisione impegnativa, ma sempre personale, come la riproduzione.
Oggi le nostre libertà vanno difese dall’arroganza di chi crede di avere una morale valida per tutt@. Per questo vogliamo il movimento per la vita fuori dai consultori e gli obiettori fuori dagli ospedali pubblici.
Sarà presente l’autrice Chiara Lalli.
Chiara Lalli è autrice di “Libertà procreativa”, “Dilemmi della bioetica” , “Buoni genitori. Storie di mamme e di papà gay” e “C’è chi dice no. Dalla leva all’aborto. Come cambia l’obiezione di coscienza”.
Questo libro parla di donne e uomini, e delle storie dei loro corpi. Per ricordare che dietro l’obiezione di coscienza ci sono cose ben più importanti, come i nostri diritti alla salute e all’autodeterminazione.
In Italia, complici il movimento per la vita e la morale cattolica dominante, le percentuali di ginecologi obiettori negli ospedali pubblici sono in pericoloso aumento. In alcune regioni, Puglia Campania Lazio Veneto, sfiorano punte dell’80\90%.
Eppure il punto della legge 194 non è diffondere la cultura della vita, ma garantire a noi tutte salute e libera a scelta a fronte di una decisione impegnativa, ma sempre personale, come la riproduzione.
Oggi le nostre libertà vanno difese dall’arroganza di chi crede di avere una morale valida per tutt@. Per questo vogliamo il movimento per la vita fuori dai consultori e gli obiettori fuori dagli ospedali pubblici.
Sarà presente l’autrice Chiara Lalli.
Chiara Lalli è autrice di “Libertà procreativa”, “Dilemmi della bioetica” , “Buoni genitori. Storie di mamme e di papà gay” e “C’è chi dice no. Dalla leva all’aborto. Come cambia l’obiezione di coscienza”.
Fonte: facebook
sabato 17 novembre 2012
Violenza di genere: la violenza degli uomini
“Trans Manicure” from the series Perceptual Beauty (photo and video works) © Michelle Marie Murphy 2011
Alcuni miei pensieri riguardanti la
violenza degli uomini sulle donne, sono sparsi in diverse e-mail giunte
in lista, li ho scritti in tempi diversi. Sono frammenti di una
riflessione sempre in corso, che non pretende di essere né definitiva né
risolutoria. Ovviamente per me esistono dei punti fermi, come esistono
per altre persone, ma ho imparato che il punto fermo, centrale in un
contesto, può collocarsi al margine dell’area attorno a un altro punto
fermo, fino a creare un disegno molto grande e complesso. Mi sorprende
non poco chi guarda a questi disegni parlando di semplificazioni, lo
trovo errato. Dunque.
In una mail di luglio 2012, per spiegare
in che modo la violenza sulle donne (la violenza di genere – che non è
solo lo stupro o il femminicidio) riguarda tutti gli uomini, scrivevo:
Sono antirazzista, ma sono bianca e sono
occidentale, pur non essendo direttamente razzista io non posso negare
che, quando gli altri mi vedono accanto a una donna nera, “brillo” e lei
no. E’ questo credo il discorso. Brillo perché ho una serie di
risonanze falsamente “positive” agli occhi di una cultura razzista,
mentre lei che è nera, invece, ha risonanze negative. Ora, anche se io
non la discrimino, non posso non tenere conto del fatto che lei,
rispetto a me, viene percepita, a prima vista, come una “zulù”, pure se è
una docente universitaria di fisica, parla otto lingue e ha formulato
una teoria che cambierà la scienza, mentre io tutte queste cose non le
sono e non le faccio, però “brillo”. E non posso evitare di assumermi la
responsabilità culturale (che determina anche la realtà sociale) di
questa discriminazione razziale, per cui né io né lei veniamo percepite
correttamente. Anche se io direttamente non la chiamo “negra”, quando
qualcuno uguale a me (bianco occidentale) lo fa, riguarda anche me.
Suppongo che questo sia il discorso anche per gli uomini e il
maschilismo, quindi se qualcuno dice: gli italiani sono razzisti e
devono fare i conti con questa realtà, certamente generalizza e
comprende anche me che razzista cerco di non esserlo, ma condividendo la
cultura italiana, mio malgrado perché in una cultura ci nasci per caso,
anche io faccio parte di quella cultura e devo considerare quel
razzismo. Poi i discorsi si articolano, ma non la sento una cosa tanto
sbagliata o offensiva. Anche perché se io mi metto assieme a una persona
di origini africane, indipendentemente da ciò che fa o è, verrò
percepita come una persona “sporca”, che se la fa con le “bestie”.
Questo
frammento a mio parere è ancora valido. Il parallelismo tra razzismo e
maschilismo è molto chiaro. Io, bianca occidentale, sono immagine del
razzismo, anche quando non agisco in modo razzista, e partecipo quindi
alla cultura razzista. Allo stesso modo ogni uomo è immagine del
maschilismo, anche quando non è maschilista, e partecipa alla cultura
maschilista.
La violenza sulle donne (considero donne
tutti i soggetti che in questa identità si riconoscono o vengono
incasellate in questa identità) o la violenza di genere è un fatto
culturale, legato ad una cultura patriarcale espressa dagli uomini per
lunghissimo tempo e ancora attivissima.
Questa è la riflessione ‘base’.
Domanda. Bisogna ribadire questa cosa, ogni volta che si tenta di parlare delle violenze agite dagli altri generi?
C’è chi ritiene necessario farlo, sembra che ci sia bisogno di un linguaggio esplicito, molto didascalico, per poter parlare di violenza attraverso un blog che raccoglie centinaia di post in cui la questione viene analizzata fino all’osso. In ragione del fatto che il patriarcato e il maschilismo si servono di ogni strumento per negare la violenza sulle donne. Può darsi che serva, forse c’è lungimiranza in questa posizione. Ma non dipende anche dal contesto? Non è necessario valutare, complessivamente, il luogo in cui una riflessione si trova, per capire che non si ‘ridimensiona’, ‘rivaluta’, ‘revisiona’ la violenza degli uomini sulle donne, trattando delle altre violenze che da quel sistema derivano? Se da quel sistema derivano?
C’è chi ritiene necessario farlo, sembra che ci sia bisogno di un linguaggio esplicito, molto didascalico, per poter parlare di violenza attraverso un blog che raccoglie centinaia di post in cui la questione viene analizzata fino all’osso. In ragione del fatto che il patriarcato e il maschilismo si servono di ogni strumento per negare la violenza sulle donne. Può darsi che serva, forse c’è lungimiranza in questa posizione. Ma non dipende anche dal contesto? Non è necessario valutare, complessivamente, il luogo in cui una riflessione si trova, per capire che non si ‘ridimensiona’, ‘rivaluta’, ‘revisiona’ la violenza degli uomini sulle donne, trattando delle altre violenze che da quel sistema derivano? Se da quel sistema derivano?
Quando parlo di queste cose, non ho
nessun timore di essere considerata ‘misandrica’, termine che mi fa
addirittura sorridere, e che per me è paragonabile a ‘nazifemministe’,
due minchionate. Diversamente le accuse di revisionismo e di
maternalismo – o di non avere un’impostazione etica (come se esistesse
un’unica etica) – mi offendono, offendono cioè la mia intelligenza. Ma
fino a un certo punto, poi mando a quel paese chi mi offende
ripetutamente e via, ma resta che il discorso è bloccato.
Non ho mai pensato che la violenza agita
dagli uomini potesse essere scomparsa o messa in discussione, la
disparità di potere economico, politico, sociale, culturale, degli
uomini rispetto alle donne è ancora talmente grave che non ci si può
confondere – ad esempio io guardo con grandissimo sospetto a tutti gli
uomini che mi voglio salvare da me stessa -, nemmeno quando si tratta di
parlare di un uomo che è stato preso a padellate dalla compagna, e
merita di essere ascoltato, ho timori. Peraltro, è vero che le donne
agiscono da ‘guardiane’ con le altre donne, ma non solo, ci sono donne
che coscientemente, volontariamente, usano gli stessi strumenti degli
uomini patriarcali, presi direttamente dall’arsenale del patriarcato,
per dominare donne e uomini. Sono donne-uomo?
E’ connaturato al mio modo d’essere
femminista (modo d’essere in costante centramento ovviamente) non essere
contro i maschi, non ho bisogno di ribadirlo. Cioè tutto ciò che non
ritorna sulla definizione di violenza degli uomini, non è in
contrapposizione con essa. Non è un piacere o una cortesia che faccio al
fallo guardare male l’espressione violenza maschile,
la rifiuto come rifiuto la definizione di ‘mestieri femminili’,
‘attitudine femminile’ intesi come connaturati al mio sesso biologico.
E’ una questione fondamentale, che fonda il mio pensiero, non attribuire
alla biologia un ruolo determinante nelle dinamiche di genere. Perché
quella impostazione, il maschio è cattivo per natura e la femmina buona
(vittima) per natura, non solo mi ristabilisce un paradigma patriarcale,
mi fa perdere ampie fette di riflessione che, invece, mi possono
aiutare a capire come si sviluppa la violenza di genere e come posso
contrastarla.
Il discorso sull’uomo, come soggetto
culturale, è quindi diverso dal discorso sul maschio, deve essere
chiaro. Perché serve a me, alla mia possibilità di capire, prima che al maschio.
E non è vero che tra maschio e uomo non c’è confusione, la confusione,
la deriva di questa confusione (o la finalità, dovuta ai fascismi che si
trovano nella lotta alla violenza sulle donne e sui bambini) sono, per
esempio, i metodi di castrazione per i pedofili sbandierati come
soluzione a quel tipo di violenza – sia chiaro non sto mettendo sullo
stesso piano la pedofilia femminile, che ha una casistica inferiore –
perché, se il problema è nel maschio, nei suoi attributi, allora come me
la spieghi la pedofilia nella femmina? Cosa castri alle donne, la
clitoride?
La definizione di violenza di genere,
quella dell’ONU (La violenza di genere è “uno dei meccanismi sociali
decisivi che costringono le donne a una posizione subordinata agli
uomini”), non parla appunto di maschi ma di uomini.
L’intervento di E. in lista
è molto importante perché amplia il discorso e, in questo ampliamento,
aggiungendo complessità, ci permette di guardare meglio una dinamica
che, sebbene sia stata espressa per lungo tempo nella coppia
eterosessuale, uomo-donna, perché era l’unica coppia possibile,
evidentemente non è una sua esclusiva, ma appartiene a un sistema
appunto, che si ricrea in continuazione e al quale si può partecipare a
prescindere dal sesso biologico.
La violenza all’interno delle coppie lesbiche non sembra essere diversa, ci dice E., da quella nelle coppie etero. In una coppia lesbica il pene fisicamente non c’è.
La violenza all’interno delle coppie lesbiche non sembra essere diversa, ci dice E., da quella nelle coppie etero. In una coppia lesbica il pene fisicamente non c’è.
Tra le altre cose, anche io penso che un
concetto di coppia in cui l’esclusività sia colonna portante, dove cioè
il possesso dell’altr* è fondamentale, rappresenti il luogo in cui
questa dinamica maggiormente si espliciti. In base a ciò considero la
cultura patriarcale, che avvantaggia sicuramente gli uomini (ma nel
contempo toglie loro libertà), non esclusiva del maschio. Senza temere
che questo mi metta in discussione la violenza degli uomini sulle donne.
Dato che oggi ci troviamo a confrontarci
con altre forme di relazione e una pluralità di generi espressi a
partire comunque da due soli sessi biologici, parlare di violenza maschile, fotografa sicuramente la realtà mediatica, funzionale ai discorsi autoritari, ma non la realtà tutta.
Chiunque assuma la posizione dell’uomo,
nel sistema di dominio patriarcale, non agisce forse la stessa la
violenza che, comunemente ed erroneamente, viene detta ‘maschile’, e
colpisce chiunque assuma la posizione della donna (cioè di non-uomo)?
Questo non assolve nessuno, aggrava la posizione di tutt*.Spero di avervi rassicurat* abbastanza.
Da fas
martedì 13 novembre 2012
Liberare le donne, per liberare gli uomini
Racconti di paternità. Sono sempre più frequenti, alcuni sereni, altri meno sereni. Se le esperienze non possono essere tutte uguali, una cosa accomuna spesso questi racconti e cioè la dimensione della scoperta. La scoperta di poter instaurare con figlie e figli relazioni di intimità, complicità e amore che con i propri padri o non ci sono state o sono state lacunose, la voglia di esprimere una maschilità diversa, che vuole viversi appieno l'esperienza della genitorialità, senza l'esclusione del materno, ma nella parità.
Per me è un mondo sconosciuto, che ascolto volentieri, perché sono convinta, come dice il titolo di questo post, il quale riprende la chiusa di uno scritto che più giù andrò a linkare, che liberare le donne dai ruoli imposti significhi liberare anche gli uomini dai loro, e che tutt* ci guadagneremo.
Tra ieri e oggi ho incrociato tre racconti di paternità, oltre ad altri letti in passato, che hanno quello stupore della scoperta che tanto mi incuriosisce, forse non sono perfetti, forse c'è tanto da fare, soprattutto a livello culturale e sociale, ma sono molto interessanti.
Sono interessanti alla luce, soprattutto, di alcune immaginette che mi sono saltate sotto al naso in occasione delle elezioni americane, dove le donne hanno avuto un ruolo determinante. Sono quelle che vedete nel post, dal meme: Suffragette Madonna, prodotte dal movimento anti-suffragette. Si tratta di cartoline ad alta diffusione dal doppio messaggio: se le donne avranno il diritto di voto, uomini, vi dovrete occupare di cose che non vi competono e che sono inferiori, e donne lascete i vostri lavori per occuparvi di cose che non vi riguardano. Particolarmente esplicativa, in questo senso, è quella che dice: tutti lavorano ma la mamma, lei è una suffragetta, e il marito disperato, per questo mondo che si sta mettendo all'incontrario, aggiunge: io voglio votare, ma mia moglie non me lo lascia fare.
Servivano a spaventare gli uomini e a scoraggiare le donne che chiedevano il diritto al voto (una fondamentale conquista di parità, anche quando per scelta politica decidiamo di non votare), mostrando gli uomini come delle vittime di queste signore che mollavano figli e casa, i lavori di cura, intesi ovviamente come naturalmente femminili, per fare politica.
Rivendicare oggi quei ruoli, rivendicarli appoggiandosi alle conquiste e richieste di parità e libertà del movimento femminista, è un passo in avanti enorme, dal mio punto di vista. Laddove quei messaggi ieri servivano a demotivarci, oggi servono anche a sostenerci.
I racconti di paternità sorprese qui:
Essere padre, o la scoperta del sistema maschilista;
Ai padri, alle madri;
Appunti sparsi sulla (mia) paternità.
Per me è un mondo sconosciuto, che ascolto volentieri, perché sono convinta, come dice il titolo di questo post, il quale riprende la chiusa di uno scritto che più giù andrò a linkare, che liberare le donne dai ruoli imposti significhi liberare anche gli uomini dai loro, e che tutt* ci guadagneremo.
Tra ieri e oggi ho incrociato tre racconti di paternità, oltre ad altri letti in passato, che hanno quello stupore della scoperta che tanto mi incuriosisce, forse non sono perfetti, forse c'è tanto da fare, soprattutto a livello culturale e sociale, ma sono molto interessanti. Sono interessanti alla luce, soprattutto, di alcune immaginette che mi sono saltate sotto al naso in occasione delle elezioni americane, dove le donne hanno avuto un ruolo determinante. Sono quelle che vedete nel post, dal meme: Suffragette Madonna, prodotte dal movimento anti-suffragette. Si tratta di cartoline ad alta diffusione dal doppio messaggio: se le donne avranno il diritto di voto, uomini, vi dovrete occupare di cose che non vi competono e che sono inferiori, e donne lascete i vostri lavori per occuparvi di cose che non vi riguardano. Particolarmente esplicativa, in questo senso, è quella che dice: tutti lavorano ma la mamma, lei è una suffragetta, e il marito disperato, per questo mondo che si sta mettendo all'incontrario, aggiunge: io voglio votare, ma mia moglie non me lo lascia fare.
Servivano a spaventare gli uomini e a scoraggiare le donne che chiedevano il diritto al voto (una fondamentale conquista di parità, anche quando per scelta politica decidiamo di non votare), mostrando gli uomini come delle vittime di queste signore che mollavano figli e casa, i lavori di cura, intesi ovviamente come naturalmente femminili, per fare politica.
Rivendicare oggi quei ruoli, rivendicarli appoggiandosi alle conquiste e richieste di parità e libertà del movimento femminista, è un passo in avanti enorme, dal mio punto di vista. Laddove quei messaggi ieri servivano a demotivarci, oggi servono anche a sostenerci.
I racconti di paternità sorprese qui:
Essere padre, o la scoperta del sistema maschilista;
Ai padri, alle madri;
Appunti sparsi sulla (mia) paternità.
Donne, media e società
Sabato 24 novembre 2012 ore 18
YourMedia (www.yourmediaconsulting.ch) e Osservatorio europeo di giornalismo (http://it.ejo.ch/) sono lieti di presentare la serata pubblica "Donne, media e società"
Il tema della rappresentazione delle donne e dell'universo femminile attraverso i media e nella società è al centro del dibattito pubblico internazionale. In un mondo in cui i mezzi di comunicazione e di informazione ci accompagnano ormai 24 ore su 24 è fondamentale che i messaggi e le immagini che vengono trasmessi siano rappresentativi de
lla realtà femminile tutta e non solo di una parte.
Perchè tutto questo accada di fatto non si può prescindere da un elemento importante: una maggiore presenza femminile nei ruoli e nelle posizioni chiave della società e dell'informazione.
Secondo lo studio condotto dall'International Women's Media Foundation "Global Report on the Status of Women in the News Media", il 73% delle posizioni manageriali ai livelli più alti, nei media, sono occupate dagli uomini e solo il 27% dalle donne. I giornalisti i maschi occupano i 2/3 delle posizioni nelle redazioni mentre solo il 36% sono occupate dalle donne.
Intervengono:
Giovanna Masoni Brenni - responsabile Dicastero Cultura - Città di Lugano
Maria Grazia Rabiolo - responsabile attualità e cultura della Rete Due RSI
Loredana Lipperini - scrittrice, conduttrice RAI Radio3, giornalista “La Repubblica”
Nelly Valsangiacomo - docente Università di Losanna, esperta di media audiovisivi
Modererà l'incontro Natascha Fioretti dell'Osservatorio europeo di giornalismo dell'Università della Svizzera italiana (USI)
Perchè tutto questo accada di fatto non si può prescindere da un elemento importante: una maggiore presenza femminile nei ruoli e nelle posizioni chiave della società e dell'informazione.
Secondo lo studio condotto dall'International Women's Media Foundation "Global Report on the Status of Women in the News Media", il 73% delle posizioni manageriali ai livelli più alti, nei media, sono occupate dagli uomini e solo il 27% dalle donne. I giornalisti i maschi occupano i 2/3 delle posizioni nelle redazioni mentre solo il 36% sono occupate dalle donne.
Intervengono:
Giovanna Masoni Brenni - responsabile Dicastero Cultura - Città di Lugano
Maria Grazia Rabiolo - responsabile attualità e cultura della Rete Due RSI
Loredana Lipperini - scrittrice, conduttrice RAI Radio3, giornalista “La Repubblica”
Nelly Valsangiacomo - docente Università di Losanna, esperta di media audiovisivi
Modererà l'incontro Natascha Fioretti dell'Osservatorio europeo di giornalismo dell'Università della Svizzera italiana (USI)
Fonte: facebook
lunedì 12 novembre 2012
"Femminili Visioni" Sguardi di uomini e donne sulle relazioni e sull'universo femminile
Domenica 25 novembre 2012
dalle 19.00 fino a 21.00
NEA - Piazza Bellini, 59 - Napoli
dalle 19.00 fino a 21.00
Domenica 25 Novembre è la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.
L'Associazione Volontarie Telefono Rosa di Napoli da più di due anni sul territorio di Napoli e provincia è impegnata a fornire consulenza psicologica e legale alle donne che decidono di farsi supportare nel difficile e coraggioso percorso di emancipazione dalla violenza.
Si dedica, inoltre, alla formazione e alla promozione di iniziative volte alla sensibilizzazione intorno al tema della violenza di gene
L'Associazione Volontarie Telefono Rosa di Napoli da più di due anni sul territorio di Napoli e provincia è impegnata a fornire consulenza psicologica e legale alle donne che decidono di farsi supportare nel difficile e coraggioso percorso di emancipazione dalla violenza.
Si dedica, inoltre, alla formazione e alla promozione di iniziative volte alla sensibilizzazione intorno al tema della violenza di gene
re
nella convinzione che gli interventi di carattere educativo e
informativo siano indispensabili per scardinare gli stereotipi
socio-culturali che alimentano le rappresentazioni del maschile e del
femminile.
In linea con queste finalità nasce l'idea di promuovere e organizzare, in occasione del 25 novembre, l'evento "Femminili Visioni".
Abbiamo chiesto a sei fotografi professionisti di raccontare per noi la donna, le donne, la relazione d'amore.
Ci hanno risposto di sì e si sono messi al lavoro.
Sono uomini e donne che non usano solo la testa quando premono il pulsante della macchina per scattare, per fortuna si lasciano guidare anche dal cuore.
Tutto questo per quale motivo?
Offrire ai vostri occhi un'immagine diversa del femminile che non sia un corpo definito ed esibito secondo il criterio del richiamo sessuale.
Suggerire il mistero e la grazia dell'essere donna indipendentemente dall'età, dall'etnia, dalle fattezze fisiche.
Evocare il suono delicato del linguaggio d'amore che non conosce possessività, controllo e potere, ma scambio, rispetto, reciprocità, contatto, dialogo.
Abbiamo bisogno di nuove visioni, nuovi sguardi, nuove prospettive.
Abbiamo bisogno di imparare a vedere senza più soltanto guardare.
"Femminili Visioni" è il tentativo di andare oltre i modelli culturalmente imposti dai media alla ricerca della voce autentica delle donne e degli uomini che le amano.
I fotografi sono:
Diego Loffredo
Salvio Loffredo
Chiara Natale
Désirée Picone
Cinzia Signore
Marco Tramontano
Vi aspettiamo numerosi per ricevere il vostro appoggio morale, psicologico e materiale. Ne abbiamo bisogno! :)
Durante il corso della serata sarà possibile devolvere offerte libere all'associazione e acquistare le fotografie dei partecipanti il cui ricavato andrà a sostegno delle attività del Telefono Rosa di Napoli.
N.B. Si avvisano gli invitati che si può raggiungere il luogo dell'evento a partire dalle 19 e non oltre le 20 e 30. Grazie.
Special thanks to: Spazio Nea
In linea con queste finalità nasce l'idea di promuovere e organizzare, in occasione del 25 novembre, l'evento "Femminili Visioni".
Abbiamo chiesto a sei fotografi professionisti di raccontare per noi la donna, le donne, la relazione d'amore.
Ci hanno risposto di sì e si sono messi al lavoro.
Sono uomini e donne che non usano solo la testa quando premono il pulsante della macchina per scattare, per fortuna si lasciano guidare anche dal cuore.
Tutto questo per quale motivo?
Offrire ai vostri occhi un'immagine diversa del femminile che non sia un corpo definito ed esibito secondo il criterio del richiamo sessuale.
Suggerire il mistero e la grazia dell'essere donna indipendentemente dall'età, dall'etnia, dalle fattezze fisiche.
Evocare il suono delicato del linguaggio d'amore che non conosce possessività, controllo e potere, ma scambio, rispetto, reciprocità, contatto, dialogo.
Abbiamo bisogno di nuove visioni, nuovi sguardi, nuove prospettive.
Abbiamo bisogno di imparare a vedere senza più soltanto guardare.
"Femminili Visioni" è il tentativo di andare oltre i modelli culturalmente imposti dai media alla ricerca della voce autentica delle donne e degli uomini che le amano.
I fotografi sono:
Diego Loffredo
Salvio Loffredo
Chiara Natale
Désirée Picone
Cinzia Signore
Marco Tramontano
Vi aspettiamo numerosi per ricevere il vostro appoggio morale, psicologico e materiale. Ne abbiamo bisogno! :)
Durante il corso della serata sarà possibile devolvere offerte libere all'associazione e acquistare le fotografie dei partecipanti il cui ricavato andrà a sostegno delle attività del Telefono Rosa di Napoli.
N.B. Si avvisano gli invitati che si può raggiungere il luogo dell'evento a partire dalle 19 e non oltre le 20 e 30. Grazie.
Special thanks to: Spazio Nea
Fonte: Telefono rosa Napoli
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