Oggi è la giornata contro l'omofobia, non c'è molto da dire, solo che delle leggi che equiparino, sul piano legale e civile, una parte della popolazione all'altra, si rendono sempre più urgenti.
martedì 17 maggio 2011
Giornata contro l'omofobia
Oggi è la giornata contro l'omofobia, non c'è molto da dire, solo che delle leggi che equiparino, sul piano legale e civile, una parte della popolazione all'altra, si rendono sempre più urgenti.
17 maggio contro l'omofobia: "Il primo processo di Oscar Wilde"
Oggi alle 21.00 - giovedì alle 0.00
Palazzo de Liguoro, Via Arena alla Sanità, 12 (nei pressi della Metropolitana, stazione Cavour)Napoli, Italia
Dopo il tutto esaurito del 1° dicembre scorso, Roberto Azzurro ripropone, il 17 e 18 maggio maggio nella suggestiva cornice di Palazzo de Liguoro, “Il primo processo di Oscar Wilde”.
In tempi di accuse, tabù sociali e violenze, la Giornata Internazionale contro l’Omofobia sembra essere la collocazione ideale per mettere in scena il primo dei tre processi a cui lo scrittore, drammaturgo e poeta irlandese fu sottoposto: il proverbiale acume di Wilde rimarca, infatti, l’importanza della libertà e della salvaguardia dei diritti civili.
Ritenuti scabrosi e compromettenti, i verbali dei processi non vennero mai resi pubblici e scomparvero fino al 2000, quando vennero ritrovati tra gli archivi della British Library.
Gli atti del processo, riadattati da Massimiliano Palmese e messi in scena da Roberto Azzurro, ci permettono oggi di assistere ad un “miracolo”: l’umorismo di un “gigante” della letteratura mondiale nelle vere risposte date al suo inquisitore.
In scena: Roberto Azzurro, Pietro PIgnatelli, Fabrizio Cavaliere, Carlo Caracciolo e Marco Sgamato. Drammaturgia di Massimiliano Palmese (dall’omonimo libro edito da Ubulibri a cura di Paolo Orlandelli e Paolo Iorio). Progetto e regia di Roberto Azzurro.
Una produzione Medea.net, Napoligaypress.it, Ortensia T in collaborazione con AltArt.
Pe rinfo e prenotazioni: 338 6845443 | 339 8910163 | info.altart@gmail.com
Fonte:facebook
Via >>
Palazzo de Liguoro, Via Arena alla Sanità, 12 (nei pressi della Metropolitana, stazione Cavour)Napoli, Italia
Dopo il tutto esaurito del 1° dicembre scorso, Roberto Azzurro ripropone, il 17 e 18 maggio maggio nella suggestiva cornice di Palazzo de Liguoro, “Il primo processo di Oscar Wilde”.
In tempi di accuse, tabù sociali e violenze, la Giornata Internazionale contro l’Omofobia sembra essere la collocazione ideale per mettere in scena il primo dei tre processi a cui lo scrittore, drammaturgo e poeta irlandese fu sottoposto: il proverbiale acume di Wilde rimarca, infatti, l’importanza della libertà e della salvaguardia dei diritti civili.
Ritenuti scabrosi e compromettenti, i verbali dei processi non vennero mai resi pubblici e scomparvero fino al 2000, quando vennero ritrovati tra gli archivi della British Library.
Gli atti del processo, riadattati da Massimiliano Palmese e messi in scena da Roberto Azzurro, ci permettono oggi di assistere ad un “miracolo”: l’umorismo di un “gigante” della letteratura mondiale nelle vere risposte date al suo inquisitore.
In scena: Roberto Azzurro, Pietro PIgnatelli, Fabrizio Cavaliere, Carlo Caracciolo e Marco Sgamato. Drammaturgia di Massimiliano Palmese (dall’omonimo libro edito da Ubulibri a cura di Paolo Orlandelli e Paolo Iorio). Progetto e regia di Roberto Azzurro.
Una produzione Medea.net, Napoligaypress.it, Ortensia T in collaborazione con AltArt.
Pe rinfo e prenotazioni: 338 6845443 | 339 8910163 | info.altart@gmail.com
Fonte:facebook
Via >>
lunedì 16 maggio 2011
Tiene sospesa nel vuoto dal 13° piano la fidanzata e poi la violenta: arrestato
ROMA - Una ragazza di 25 anni è stata tenuta sospesa nel vuoto dal 13esimo piano dal fidanzato ubriaco che voleva spaventarla. L'uomo l'ha poi segregata, denudata, umiliata e violentata per oltre un giorno. L.M., 39 anni romano, è stato fermato per sequestro di persona, violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia.
È stato solo dopo l'ennesimo episodio di violenza che la donna ha finalmente trovato la forza di denunciare il suo aguzzino. Ricoverata e dimessa con alcuni giorni di prognosi al Policlinico Umberto I, ieri sera la giovane si è presentata negli uffici del commissariato San Basilio, diretto da Adriano Lauro, dove ha raccontato la sua storia. Da circa 8 mesi aveva intrapreso una relazione sentimentale con L.M. 39enne romano, e fin dalle fasi iniziali del rapporto, l'uomo si era manifestato violento.
Ogni volta che la donna aveva provato a lasciarlo, lui l'aveva convinta a tornare sui suoi passi dichiarandosi vittima a sua volta, di una situazione familiare complicata. Ormai piegata agli atteggiamenti violenti di L.M., la donna con il passare del tempo è diventata sempre più incapace di ribellarsi, tenuta soggiogata con minacce di morte. L'uomo infatti, le aveva impedito anche di lavorare per evitare che lei potesse coltivare qualsiasi relazione sociale.
L'altro ieri la giovane ha provato ad andarsene dalla casa di via Palmiro Togliatti, in precedenza occupata abusivamente, portandosi via anche tutti i suoi effetti personali, chiedendo ospitalità a un'amica. Con lei è andata in un bar nella zona di Tor Cervara, ma improvvisamente è arrivato anche L.M. che ha cominciato ad aggredire verbalmente la giovane, intimandole di far ritorno a casa insieme a lui.
La situazione sembrava poi essersi calmata e la donna ha chiamato un taxi per andare via. All'arrivo dell'auto, improvvisamente L.M. ha aggredito il tassista, cacciandolo e costringendolo a rinunciare alla corsa. Obbligata a tornare a casa insieme a lui, la 25enne da quella sera è stata costretta a subire una serie interminabili di violenze psichiche, fisiche e sessuali.
Privata del telefono cellulare è stata sequestrata, denudata e umiliata, tenuta sospesa nel vuoto fuori dalla finestra di casa, al 13esimo piano. Durante queste fasi, nel tentativo di difendersi, la giovane ha riportato numerose lesioni e contusioni in varie parti del corpo. La donna è stata costretta subire per oltre un giorno le violenze dell'uomo che dopo molte ore ha finalmente acconsentito a lasciarla andare.
Tornata a casa sua e aiutata dalla stessa amica che l'aveva ospitata in precedenza, a causa di continui malori, la donna ha deciso di presentarsi prima al pronto soccorso dell'Umberto I, dove è stata medicata e dimessa e, successivamente, alla polizia per denunciare le violenze.
L'uomo è stato rintracciato all'interno dell'abitazione della giovane, dove era tornato nel tentativo di convincere la donna a riappacificarsi con lui. Alla vista della polizia, L.M. ubriaco, ha aggredito gli agenti, nel tentativo di scappare, ma è stato bloccato e accompagnato in commissariato dove è stato sottoposto a fermo per sequestro di persona, violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia.
Sabato 14 Maggio 2011 - 16:58 Ultimo aggiornamento: Domenica 15 Maggio - 15:26
Fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=149214
È stato solo dopo l'ennesimo episodio di violenza che la donna ha finalmente trovato la forza di denunciare il suo aguzzino. Ricoverata e dimessa con alcuni giorni di prognosi al Policlinico Umberto I, ieri sera la giovane si è presentata negli uffici del commissariato San Basilio, diretto da Adriano Lauro, dove ha raccontato la sua storia. Da circa 8 mesi aveva intrapreso una relazione sentimentale con L.M. 39enne romano, e fin dalle fasi iniziali del rapporto, l'uomo si era manifestato violento.
Ogni volta che la donna aveva provato a lasciarlo, lui l'aveva convinta a tornare sui suoi passi dichiarandosi vittima a sua volta, di una situazione familiare complicata. Ormai piegata agli atteggiamenti violenti di L.M., la donna con il passare del tempo è diventata sempre più incapace di ribellarsi, tenuta soggiogata con minacce di morte. L'uomo infatti, le aveva impedito anche di lavorare per evitare che lei potesse coltivare qualsiasi relazione sociale.
L'altro ieri la giovane ha provato ad andarsene dalla casa di via Palmiro Togliatti, in precedenza occupata abusivamente, portandosi via anche tutti i suoi effetti personali, chiedendo ospitalità a un'amica. Con lei è andata in un bar nella zona di Tor Cervara, ma improvvisamente è arrivato anche L.M. che ha cominciato ad aggredire verbalmente la giovane, intimandole di far ritorno a casa insieme a lui.
La situazione sembrava poi essersi calmata e la donna ha chiamato un taxi per andare via. All'arrivo dell'auto, improvvisamente L.M. ha aggredito il tassista, cacciandolo e costringendolo a rinunciare alla corsa. Obbligata a tornare a casa insieme a lui, la 25enne da quella sera è stata costretta a subire una serie interminabili di violenze psichiche, fisiche e sessuali.
Privata del telefono cellulare è stata sequestrata, denudata e umiliata, tenuta sospesa nel vuoto fuori dalla finestra di casa, al 13esimo piano. Durante queste fasi, nel tentativo di difendersi, la giovane ha riportato numerose lesioni e contusioni in varie parti del corpo. La donna è stata costretta subire per oltre un giorno le violenze dell'uomo che dopo molte ore ha finalmente acconsentito a lasciarla andare.
Tornata a casa sua e aiutata dalla stessa amica che l'aveva ospitata in precedenza, a causa di continui malori, la donna ha deciso di presentarsi prima al pronto soccorso dell'Umberto I, dove è stata medicata e dimessa e, successivamente, alla polizia per denunciare le violenze.
L'uomo è stato rintracciato all'interno dell'abitazione della giovane, dove era tornato nel tentativo di convincere la donna a riappacificarsi con lui. Alla vista della polizia, L.M. ubriaco, ha aggredito gli agenti, nel tentativo di scappare, ma è stato bloccato e accompagnato in commissariato dove è stato sottoposto a fermo per sequestro di persona, violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia.
Sabato 14 Maggio 2011 - 16:58 Ultimo aggiornamento: Domenica 15 Maggio - 15:26
Fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=149214
domenica 15 maggio 2011
Magari il mondo fosse come The Sims
Nel video Lily Allen* canta Smile in Simlish (using Sims 2 E.P. Seasons)
Avete mai giocato con il videogame The Sims? Io sì, ho cominciato molti anni fa con The Sims1, perché ci giocava mia nipote di dieci anni e volevo controllare che non usasse qualcosa di inadatto a lei, poi mi ci sono appassionata ed ho continuato con tutte le espansioni (le espansioni sono pacchetti gioco aggiuntivi, che permettono di variare i percorsi lavorativi, di viaggio e di vita in casa o sociale) e gli aggiornamenti: The Sims2, e un po' The Sims 3.
Attorno a The Sims si è creata negli anni una enorme comunità di giocatori e giocatrici, quello che era nato come programma di architettura, è diventato il più famoso gioco di simulazione nel mondo.
Nel gioco, attraverso la creazione di personaggi (i sims - simili), case e quartieri, si possono realizzare delle vere e proprie saghe, famiglie ricchissime, famiglie di impiegati o militari, professionisti o semplici operai, intrecciare storie e sims vite, avere obiettivi a breve e lunga scadenza, far vivere ai sims diverse avventure: dall'aprire un ristorante al viaggiare intorno al mondo; avere un cane o un gatto o diventare sindaco/a, fantaman, il o la seduttrice più famos* del sims mondo.
La vita in comune, l'istruzione e il lavoro, sono al centro del gioco, nelle vite dei sims possono accadere eventi tragici, come la morte dei genitori, un litigio tra amici o innamorati, un tradimento o il rapimento da parte degli alieni (è pur sempre un gioco), oppure eventi felici come la nascita di un figlio, una brillante carriera, l'amore ricambiato e le piccole gioie quotidiane.
In questo videogioco non è permesso uccidere, perché l'omicidio è un'aberrazione, ma il conflitto è rappresentato dalla discussione, qualche volta dal darsele di santa ragione, per poi fare la pace, attraverso il dialogo, e tornare amici. La morte sopraggiunge per vecchiaia, malattia o incidente, ma negli ultimi due casi c'è la possibilità di cavarsela in extremis!
Si possono mettere al mondo dei figli, ma per farlo bisogna amare, ed i sims amano solo se ricabiati, e l'amore, oltre che una stabile condizione economia, non ricchezza solo stabilità, sono condizioni indispensabili anche per l'adozione.
In questo videogioco un adolescente non potrà mai fidanzarsi con un adulto, né tanto meno con un vecchio, ma dovrà aandare a scuola e prendere dei buoni voti, altrimenti arriverà l'assistente sociale, e l'assistente sociale arriva anche se un bambino è lasciato per troppo tempo nella culla a piangere, se non gli si da abbastanza da mangiare, anche se i genitori escono di casa senza chiamare una baby sitter.
I sims bambini sono un'esperienza di gioco appassioante, in certi casi snervante, bisogna insegnargli a parlare, a camminare, coccolarli, leggere loro le fiabe, hanno bisogno di giocare con giochi che li aiutino a sviluppare creatività e intelligenza. A questi piccoli sims va quindi dedicato del tempo, perché se non si passa del tempo con i figli non c'è affezione, si finisce col vivere nella stessa casa senza consocersi, ed il rischio maggiore è che diventino bambini e adolescenti "problematici", che sviluppino un carattere anaffettivo e scontroso. Ma il rimedio c'è ed è il recupero del rapporto, l'impegno reciproco e di nuovo l'amore e l'attenzione. Infatti in The Sims non c'è nulla di definitivo o scontato. Ma, soprattutto, in questo videogioco, se non vuoi dei figli, nessuno ti dirà che sbagli, che ti perdi qualcosa, la tua scelta verrà rispettata e nessuno la metterà in discussione.
In questo videogioco se leggi molti libri sviluppi molte abilità; in questo videogioco se hai molte amicizie hai più possibilità di fare carriera, ma le amicizie devono essere vere amicizie, prevedere affetto e frequentazione, non conoscenze col secondo fine. Perché in questo videogioco non ci sono scappatoie, o ti impegni o nisba! In questo videogioco anche il sims più scontroso e solitario, ogni tanto, desidera uscire e incontrare altri sims, perché il contatto con gli altri è fondamentale per vivere bene.
| Immagine sims3fanatics.com |
I Sims hanno un loro linguaggio, una lingua artificiale chiamata "simlish", un aspetto interessante assieme all'interazione sociale dei personaggi.
Gli aspetti creativi di questo videogame non si limitano al gioco stesso, c'è un universo di storyteller, grafic*, film maker e disegnatori, tutti giocatori e giocatrici che realizzano oggetti, storie, addirittura soap opera e film, appassionati e creativi. Confesso che è stato grazie a The Sims, giocato in inglese, che ho imparato senza sforzo i nomi degli oggetti e della quotidianità in questa lingua. E' stato grazie a The Sims che ho imparato ad usare Photoshop ed alcuni programmi di modellazione 3D, in modo da personalizzare abiti, capelli, pelle e oggetti. Grazie a quelle competenze, acquisite per svago nel tempo libero, ho trovato anche lavoro.
Il dunque di questo scritto che, mi rendo conto, è parzialemnte off topic rispetto al tema del blog e può sembrare una marchetta pubblicitaria (ma il videogioco in questione non ha bisogno di me per farsi pubblicità), si trova nell'assurdità allucinante delle dichiarazioni di Carlo Giovanardi e Carlo Casini.Vietare The Sims perché favorisce una visione del mondo aperta, non prevaricativa e antidiscriminatoria.
Sì, in The Sims maschi e femmine possono intraprendere tutte le carriere, non c'è discriminazione di genere, ovviamente una donna incinta avrà un permesso per maternità, ma poi dovrà tornare a lavoro, in the sims l'amore e la genitorialità non hanno distinzione di sesso, sims di sesso diverso o uguale possono amarsi, unirsi in matrimonio, religioso o civile, e procreare (le sims femmina) o adottare.
Ciò che è socialmente riprovevole in The Sims è il furto, benché i sims possano scegliere di intraprendere una carriera nel crimine, ma col rischio di finire in carcere; il tradimento poi genera dolore e rabbia, ma i sims possono scegliere di tradire od anche di restare accanto a chi li ha traditi.
Una vita vissuta pienamente conduce i sims ad una morte serena, una vita spercata comporta il rischio di una morte precoce o che lascia il sims pieno di rimpianti, ed un sims pieno di rimpianti tornerà sotto forma di fantasma per tormentare chi è rimasto.
Uno degli aspetti più evidenti e positivi del gioco, è la possibilità di creare il percorso più affine alla propria personalità, a aprtire dalla costruzione della personalità del sims fino alle scelte sentimentali e di vita. Infatti, quella mia nipote di cui dicevo all'inizio, essendo all'epoca una bambina, realizzava storie romantiche, di famiglie numerose, con matrimoni fiabeschi, mentre io, più adulta, sperimentavo soprattutto le possibilità di carriera e gestione sociale dei sims, e mi divertivo a crearne dalle personalità estrose e fuori dagli schemi, questo perché lo stile di gioco in The Sims non è mai eterodiretto, a differenza di molti altri videogiochi il cui scopo è l'assassinio o comunque la violenza.
Magari il mondo fosse come The Sims!
*Qui sotto Lily Allen, canta "Fuck You"
sabato 14 maggio 2011
Arresti domiciliari per Gianluca Sivo, Ferdinando Chiacchio e Francesco Vitale stupratori
«È la festa del sesso»: due minori stuprate Tre uomini arrestati in provincia di Napoli
FRATTAMAGGIORE - Doveva essere una bella serata. Quello che lei credeva fosse il suo ragazzo l’avrebbe portata a conoscere i genitori. E invece è stata stuprata insieme a una sua amica che si era offerta di accompagnarla. Per tre ore le due ragazze di diciassette e sedici anni, studentesse napoletane, sono state in balia di tre «bravi ragazzi» in un appartamento delle case popolari di via Rossini a Frattamaggiore.
Picchiate e costrette a subire ogni tipo di violenza. Con la luce accesa, in modo che tutti i componenti del branco vedessero proprio tutto. E oltre alla violenza di gruppo sono state anche umiliate. Considerate poco meno di semplici cose: i balordi le hanno offerte anche agli amici. Uno dei violentatori, racconteranno poi alla polizia le due giovani vittime, dopo aver ripetutamente abusato a turno delle minorenni, si è affacciato alla finestra. Si è messo a gridare, per richiamare qualche amico del quartiere, che è stato invitato a salire e a fare sesso con le ragazzine, «Perché sono due p... e tanto ci stanno».
Ieri mattina, gli agenti del commissariato di Frattamaggiore, diretto dal vice questore Angelo Lamanna, hanno arrestato Gianluca Sivo, 19 anni, pizzaiolo, Francesco Vitale, 19 anni, fruttivendolo, entrambi residenti in via Rossini a Frattamaggiore. Il terzo componente del branco, Ferdinando Chiacchio, 19 anni, di Grumo Nevano, è stato arrestato nei pressi della sua baracca di frutta e verdura, nel mercatino del quartiere napoletano di Poggioerale. Gli agenti hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare, disposta dal Gip del Tribunale di Napoli, per atti di violenza sessuale di gruppo, aggravata per averla commessa ai danni di due ragazze minorenni non consenzienti.
I tre hanno evitato il carcere per il fatto di essere incensurati, e il gip ha disposto per i tre indagati gli arresti domiciliari. Il gravissimo episodio dell’ennesimo uno stupro di gruppo, fenomeno in pericoloso aumento, reso noto grazie a un comunicato firmato dallo stesso Giandomenico Lepore, procuratore della Repubblica, è avvenuto la sera del 25 marzo scorso. La ragazzina, 16 anni, che già da qualche tempo frequentava Gianluca Sivo, accetta l’invito a bere qualcosa a casa del pizzaiolo, che le promette anche di presentarle i suoi genitori. «E porta anche quella tua amica - le dice Gianluca Sivo - così dopo usciamo in comitiva».
La sedicenne accetta. Così pure la sua amica. Sorrisi e cordialità svaniscono quando i genitori del pizzaiolo escono. Il lato oscuro trasforma in branco i tre diciannovenni, che per tre ore violentano, seviziano e picchiano ad ogni accenno di rifiuto le due ragazze. Che approfittano del primo momento di sfinimento dei tre bruti per scappare. Una telefona alla sorella, che avverte il 113.
La volante arriva in via Rossini proprio mentre gli stupratori scappano a bordo degli scooter. La denuncia, un vero racconto dell’orrore, è solo il primo atto di questa orribile vicenda. Ieri il secondo, con gli arresti a cui è riuscito a sfuggire un quarto componente, la cui posizione è meno grave.
Marco Di Caterino
Sabato 14 Maggio 2011 - 10:08 Ultimo aggiornamento: 12:59
Fonte: http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=149148&sez=NAPOLI
FRATTAMAGGIORE - Doveva essere una bella serata. Quello che lei credeva fosse il suo ragazzo l’avrebbe portata a conoscere i genitori. E invece è stata stuprata insieme a una sua amica che si era offerta di accompagnarla. Per tre ore le due ragazze di diciassette e sedici anni, studentesse napoletane, sono state in balia di tre «bravi ragazzi» in un appartamento delle case popolari di via Rossini a Frattamaggiore.
Picchiate e costrette a subire ogni tipo di violenza. Con la luce accesa, in modo che tutti i componenti del branco vedessero proprio tutto. E oltre alla violenza di gruppo sono state anche umiliate. Considerate poco meno di semplici cose: i balordi le hanno offerte anche agli amici. Uno dei violentatori, racconteranno poi alla polizia le due giovani vittime, dopo aver ripetutamente abusato a turno delle minorenni, si è affacciato alla finestra. Si è messo a gridare, per richiamare qualche amico del quartiere, che è stato invitato a salire e a fare sesso con le ragazzine, «Perché sono due p... e tanto ci stanno».
Ieri mattina, gli agenti del commissariato di Frattamaggiore, diretto dal vice questore Angelo Lamanna, hanno arrestato Gianluca Sivo, 19 anni, pizzaiolo, Francesco Vitale, 19 anni, fruttivendolo, entrambi residenti in via Rossini a Frattamaggiore. Il terzo componente del branco, Ferdinando Chiacchio, 19 anni, di Grumo Nevano, è stato arrestato nei pressi della sua baracca di frutta e verdura, nel mercatino del quartiere napoletano di Poggioerale. Gli agenti hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare, disposta dal Gip del Tribunale di Napoli, per atti di violenza sessuale di gruppo, aggravata per averla commessa ai danni di due ragazze minorenni non consenzienti.
I tre hanno evitato il carcere per il fatto di essere incensurati, e il gip ha disposto per i tre indagati gli arresti domiciliari. Il gravissimo episodio dell’ennesimo uno stupro di gruppo, fenomeno in pericoloso aumento, reso noto grazie a un comunicato firmato dallo stesso Giandomenico Lepore, procuratore della Repubblica, è avvenuto la sera del 25 marzo scorso. La ragazzina, 16 anni, che già da qualche tempo frequentava Gianluca Sivo, accetta l’invito a bere qualcosa a casa del pizzaiolo, che le promette anche di presentarle i suoi genitori. «E porta anche quella tua amica - le dice Gianluca Sivo - così dopo usciamo in comitiva».
La sedicenne accetta. Così pure la sua amica. Sorrisi e cordialità svaniscono quando i genitori del pizzaiolo escono. Il lato oscuro trasforma in branco i tre diciannovenni, che per tre ore violentano, seviziano e picchiano ad ogni accenno di rifiuto le due ragazze. Che approfittano del primo momento di sfinimento dei tre bruti per scappare. Una telefona alla sorella, che avverte il 113.
La volante arriva in via Rossini proprio mentre gli stupratori scappano a bordo degli scooter. La denuncia, un vero racconto dell’orrore, è solo il primo atto di questa orribile vicenda. Ieri il secondo, con gli arresti a cui è riuscito a sfuggire un quarto componente, la cui posizione è meno grave.
Marco Di Caterino
Sabato 14 Maggio 2011 - 10:08 Ultimo aggiornamento: 12:59
Fonte: http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=149148&sez=NAPOLI
mercoledì 11 maggio 2011
Ufficio stampa?
L'ufficio stampa di striscia la notizia fa cyberstalking sul blog della giornalista e scrittrice Loredana Lipperini definendo Lorella Zanardo una "gattamorta".Ma basta scorrere i post all'indietro per trovare numerosi e virulenti commenti dello stesso.
Basta cliccare sull'immagine per leggere il commento ufficiale del programma spazzatura di Antonio Ricci, sull'agguato a Lorella Zanardo.
L'ufficio stampa non si occupa delle relazioni con l'esterno? per loro questa è "relazione"?
Edit 13:38
L'ufficio stampa cyberstalker ha colpito anche nel blog della stessa Zanardo:
Cliccare sull'immagine per verificare, lo stesso commento.
Ufficio troll più che stampa.
Basta cliccare sull'immagine per leggere il commento ufficiale del programma spazzatura di Antonio Ricci, sull'agguato a Lorella Zanardo.
L'ufficio stampa non si occupa delle relazioni con l'esterno? per loro questa è "relazione"?
Edit 13:38
L'ufficio stampa cyberstalker ha colpito anche nel blog della stessa Zanardo:
Cliccare sull'immagine per verificare, lo stesso commento.
Ufficio troll più che stampa.
Striscia la notizia è come uno stalker
Nel documentario Il corpo delle donne, realizzato da Lorella Zanardo, Marco Malfi e Chindemi Cesare Cantù, solo pochi minuti, frammenti, vengono dedicati a Striscia la notizia, una tra le tante trasmissioni prese in esame, per cercare di capire il modo in cui la televisione italiana rappresenta il femminile.
In che modo le donne sono in televisione? secondo una modalità quantitativa/riempitiva o qualitativa/attiva? e quali sono le qualità riconosciute alle donne? sono solo qualità estetiche (le donne sono una decorazione muta?), di un'estetica erotizzata al servizio della sessualità maschile oppure rappresentano anche una sessualità libera attiva e soggettiva? i volti e i corpi delle donne anziane, per esempio, ci sono in televisione? cosa rappresentano? E le bambine in che modo fanno parte della televisione? in che misura si ricorre allo stereotipo "bella e scema" ad una sessualità dai caratteri infantili e ingenui oppure oscura, ammaliatrice? sono alcune delle questioni poste dal documentario "Il corpo delle donne" che indaga l'immagine e la rappresentazione, il linguaggio visivo, l'immaginario, e in nessuna parte attacca le donne che in televisione lavorano, nessuna velina, ragazzina, presentatrice od ospite viene attaccata o derisa, anzi, emerge una profonda empatia con tutte le donne che appaiono nel filmato, da quelle "appese come prosciutti" a quelle che ballano "il ballo del lecca lecca" alle "grechine". E pure Striscia la Notizia ha intrapreso una vera e propria guerra contro questo documentario, prima col plagio finalizzato anche all'attacco di Repubblica-l'Espresso, poi con le accuse dirette a Lorella Zanardo, è seguita poi un'interrogazione parlamentare in difesa del programma (in un'Italia dai mille e più problemi urgenti, qualcuno si è sentito salire dall'anima un'accalorata difesa di Striscia la Notizia), ma perché? a favore di che e contro chi? contro Lorella Zanardo? e perché? di cosa ha paura Antonio Ricci? Una reazione smisurata, sproporzionata, che ieri si è palesata nella forma dello stalking.
Striscia è come uno stalker, l'intento è quello di far vivere Lorella Zanardo (ed anche Loredana Lipperini tramite il cyberstalking), nel terrore di essere controllata, circondata all'improvviso, come nell'agguato di ieri 10 maggio, all'uscita della Libreria delle donne, e di essere sottoposta ad un terzo grado di domande a raffica senza possibilità di replica. Un terzo grado per il quale viene mandata una ragazza, cavalcando il vecchio stereotipo della guerra fra donne, e perché gli autori di Striscia evidentemente si guardano bene dall'esporsi, preferiscono mandare, intimidire, come fanno i mafiosi.
Infondo tra i metodi mafiosi e quelli dei machilisti non c'è molta differenza.
In che modo le donne sono in televisione? secondo una modalità quantitativa/riempitiva o qualitativa/attiva? e quali sono le qualità riconosciute alle donne? sono solo qualità estetiche (le donne sono una decorazione muta?), di un'estetica erotizzata al servizio della sessualità maschile oppure rappresentano anche una sessualità libera attiva e soggettiva? i volti e i corpi delle donne anziane, per esempio, ci sono in televisione? cosa rappresentano? E le bambine in che modo fanno parte della televisione? in che misura si ricorre allo stereotipo "bella e scema" ad una sessualità dai caratteri infantili e ingenui oppure oscura, ammaliatrice? sono alcune delle questioni poste dal documentario "Il corpo delle donne" che indaga l'immagine e la rappresentazione, il linguaggio visivo, l'immaginario, e in nessuna parte attacca le donne che in televisione lavorano, nessuna velina, ragazzina, presentatrice od ospite viene attaccata o derisa, anzi, emerge una profonda empatia con tutte le donne che appaiono nel filmato, da quelle "appese come prosciutti" a quelle che ballano "il ballo del lecca lecca" alle "grechine". E pure Striscia la Notizia ha intrapreso una vera e propria guerra contro questo documentario, prima col plagio finalizzato anche all'attacco di Repubblica-l'Espresso, poi con le accuse dirette a Lorella Zanardo, è seguita poi un'interrogazione parlamentare in difesa del programma (in un'Italia dai mille e più problemi urgenti, qualcuno si è sentito salire dall'anima un'accalorata difesa di Striscia la Notizia), ma perché? a favore di che e contro chi? contro Lorella Zanardo? e perché? di cosa ha paura Antonio Ricci? Una reazione smisurata, sproporzionata, che ieri si è palesata nella forma dello stalking.
Striscia è come uno stalker, l'intento è quello di far vivere Lorella Zanardo (ed anche Loredana Lipperini tramite il cyberstalking), nel terrore di essere controllata, circondata all'improvviso, come nell'agguato di ieri 10 maggio, all'uscita della Libreria delle donne, e di essere sottoposta ad un terzo grado di domande a raffica senza possibilità di replica. Un terzo grado per il quale viene mandata una ragazza, cavalcando il vecchio stereotipo della guerra fra donne, e perché gli autori di Striscia evidentemente si guardano bene dall'esporsi, preferiscono mandare, intimidire, come fanno i mafiosi.
Infondo tra i metodi mafiosi e quelli dei machilisti non c'è molta differenza.
Lorella Zanardo "L’Agguato"
La serata è stata bella, c'era nell'aria la possibilità di togliere i muri di incomprensioni che spesso si erigono tra donne. Ho parlato con Carla, ho parlato con Pinuccia, Marina mi ha introdotta, Luisa mi ha consigliata. E' la Libreria delle Donne, stasera 10 maggio. Io ero stanca per due anni passati sul territorio, ma lì mi sono sentita bene.
Poi esco, tolgo la catena alla bici, sono le 11 di sera, in giro non c'è nessuno.
Le porte dell'auto parcheggiata davanti a me si spalancano di colpo, alzo la testa e 3 persone e una luce fortissima mi vengono incontro.
E' la troupe di Strisica la Notizia.
Chiedo alla ragazza che mi investe con una serie di domande come si chiama, lei esita, poi veloce mi risponde "Elena", ha 26 anni, dice che è contenta di avere fatto la velina, che nessuno l'ha obbigata e che io la offendo con il nostro documentario, dice così o qualcosa di simile.
Io sono sulla bici, e mi invade una tristezza infinita: Striscia usa quella violenza che io condanno: prima il plagio del documentario, ora questo agguato notturno, da ore mi aspettavano fuori dalla porta della Libreria.
Dico ad Elena ciò che chi mi segue sa bene, e che sa anche lei presumibilmente, e gli autori: il nostro documentario è una critica all'uso del corpo delle donne nelle immagini tv, non alle donne che fanno tv. Di Striscia passano poche immagini nel nostro video. La reazione di Striscia è spropositata: noi con un doc fatto in casa e loro con i milioni di euro a disposizione e 7 milioni di persone tutte le sere.
Elena non mi lascia parlare, so che si usa così in tv. La guardo, voglio entrare in relazione ma lei non può, si vede che usa il metodo televisivo, parla veloce, accusa e non da tempo per la replica.
Nemmeno per un attimo provo fastidio verso di lei, per i mandanti sì, per la loro codardia. perchè non sono venuti loro? Uomini senza coraggio, così come si usa ora.
Io non mi occuperò di questa diatriba miserabile, ho altro da fare.
Però credo che chi mi legge potrebbe reagire. Se 3 milioni e mezzo hanno visto il documentario Il Corpo delle Donne e se continuate a chiederci di proiettarlo e se a migliaia dite che vi è servito, ora è il momento di dire voi cosa pensate. Anche quelle giornalista, quei gruppi di donne che il video lo hanno visto, che lo hanno lodato, appprezzato ma che spesso tacciono.
La protervia di questi autori corrisponde al clima di prevaricazione e di impunità che si respira oggi.
E comunque sì, ha ragione mio figlio tredicenne. siamo stati veramente efficaci, con zero euro investiti, a dare così fastidio a quei milionari di Striscia, Mediaset.
Dal blog di Lorella Zanardo.
Poi esco, tolgo la catena alla bici, sono le 11 di sera, in giro non c'è nessuno.
Le porte dell'auto parcheggiata davanti a me si spalancano di colpo, alzo la testa e 3 persone e una luce fortissima mi vengono incontro.
E' la troupe di Strisica la Notizia.
Chiedo alla ragazza che mi investe con una serie di domande come si chiama, lei esita, poi veloce mi risponde "Elena", ha 26 anni, dice che è contenta di avere fatto la velina, che nessuno l'ha obbigata e che io la offendo con il nostro documentario, dice così o qualcosa di simile.
Io sono sulla bici, e mi invade una tristezza infinita: Striscia usa quella violenza che io condanno: prima il plagio del documentario, ora questo agguato notturno, da ore mi aspettavano fuori dalla porta della Libreria.
Dico ad Elena ciò che chi mi segue sa bene, e che sa anche lei presumibilmente, e gli autori: il nostro documentario è una critica all'uso del corpo delle donne nelle immagini tv, non alle donne che fanno tv. Di Striscia passano poche immagini nel nostro video. La reazione di Striscia è spropositata: noi con un doc fatto in casa e loro con i milioni di euro a disposizione e 7 milioni di persone tutte le sere.
Elena non mi lascia parlare, so che si usa così in tv. La guardo, voglio entrare in relazione ma lei non può, si vede che usa il metodo televisivo, parla veloce, accusa e non da tempo per la replica.
Nemmeno per un attimo provo fastidio verso di lei, per i mandanti sì, per la loro codardia. perchè non sono venuti loro? Uomini senza coraggio, così come si usa ora.
Io non mi occuperò di questa diatriba miserabile, ho altro da fare.
Però credo che chi mi legge potrebbe reagire. Se 3 milioni e mezzo hanno visto il documentario Il Corpo delle Donne e se continuate a chiederci di proiettarlo e se a migliaia dite che vi è servito, ora è il momento di dire voi cosa pensate. Anche quelle giornalista, quei gruppi di donne che il video lo hanno visto, che lo hanno lodato, appprezzato ma che spesso tacciono.
La protervia di questi autori corrisponde al clima di prevaricazione e di impunità che si respira oggi.
E comunque sì, ha ragione mio figlio tredicenne. siamo stati veramente efficaci, con zero euro investiti, a dare così fastidio a quei milionari di Striscia, Mediaset.
Dal blog di Lorella Zanardo.
venerdì 6 maggio 2011
Qui va tutto bene
Manifesti elettorali della Lega. Qualcuno è ancora capace di dire che questo paese non è malato, che in questo paese non abbiamo alcun problema con l'immagine delle donne, con l'uso delle donne, con il rispetto delle donne, fosse solo di buon gusto, ma anche e certamente di capacità intellettive?
Ma la persona che ha pensato a questi manifesti, la possiamo ancora dire umana?Via Lipperatura
La nostra lotta è al di sopra di tutto
La cosa veramente importante della lotta delle donne per la parità di genere, del lavoro di contrasto a tutte le forme di umiliazione ed esclusione riservate al nostro genere, è che incrocia solo in un punto ed all'interno di una microstoria, la televisione italiana tra la fine degli anni Novanta e gli anni Duemila, il programma televisivo Striscia la Notizia. Che è solo una delle tante questioni di cui ci occupiamo, di certo non la questione cardine della nostra esistenza e resistenza.
Il nostro diritto ad esistere ed esprimerci è originario e intrinseco, al di sopra di qualsiasi partito politico, corrente filosofica, moda o religione, non aderisce alle politiche di un gruppo editoriale, ed è estraneo ad ogni strategia di marketing.
Non si tratta del lancio di un nuovo prodotto, il prodotto "donna", si tratta della nostra vita, della nostra esistenza, il nostro esserci nel mondo, e non è una partita che si concluderà a seguito di una ridicola interrogazione parlamentare, in difesa di un programma televisivo (ma dove arrivano certi poteri?), che non è né divertente né interessante.
E lo potranno ripetere all'infinito, ma è impossibile scambiare due giovani donne ammiccanti, perennemente al marigne della scena, destinate all'intontimento del telespettatore, per un pezzo di satira.
Anche se a dirlo è una donna, anche se lo dice diecimila volte spammando a destra e manca in blog e siti "monitorati".
Che si metta l'anima in pace il senatore Lannutti dell’Italia dei Valori, che se la mettano in pace tutti: le donne, ed anche molti uomini, continueranno a dire tutto ciò che non vi piace.
Altro su: Femminismo a Sud, Lipperatura, Il corpo delle donne.
Il nostro diritto ad esistere ed esprimerci è originario e intrinseco, al di sopra di qualsiasi partito politico, corrente filosofica, moda o religione, non aderisce alle politiche di un gruppo editoriale, ed è estraneo ad ogni strategia di marketing.
Non si tratta del lancio di un nuovo prodotto, il prodotto "donna", si tratta della nostra vita, della nostra esistenza, il nostro esserci nel mondo, e non è una partita che si concluderà a seguito di una ridicola interrogazione parlamentare, in difesa di un programma televisivo (ma dove arrivano certi poteri?), che non è né divertente né interessante.
E lo potranno ripetere all'infinito, ma è impossibile scambiare due giovani donne ammiccanti, perennemente al marigne della scena, destinate all'intontimento del telespettatore, per un pezzo di satira.
Anche se a dirlo è una donna, anche se lo dice diecimila volte spammando a destra e manca in blog e siti "monitorati".
Che si metta l'anima in pace il senatore Lannutti dell’Italia dei Valori, che se la mettano in pace tutti: le donne, ed anche molti uomini, continueranno a dire tutto ciò che non vi piace.
Altro su: Femminismo a Sud, Lipperatura, Il corpo delle donne.
mercoledì 4 maggio 2011
Femminismi
E' nato FEMMINISMI! l'aggregatore di blog femministi, per tenerci informat* sulle ultime news e riflessioni riguardanti le questioni di genere, i diritti e le libertà.
Mettilo tra i tuoi feed e se hai anche tu un blog che tratta di questi temi invia una mail a femminismi@grrlz.net e chiedi di essere aggregat*
Mettilo tra i tuoi feed e se hai anche tu un blog che tratta di questi temi invia una mail a femminismi@grrlz.net e chiedi di essere aggregat*
L'omofobia è una malattia
Una nota marca di creme snellenti, ma senza perdere peso, si è inventata che la cellulite è una malattia. Se questo fosse vero ne deriverebbe che le creme anticellulite sarebbero tutte "medicinali" e che quindi andrebbero somministrate con ricetta medica, quanto meno su consiglio del farmacista.
Ma noi sappiamo bene che la cellulite non è affatto una malattia, anche le ragazzine hanno la cellulite, anche le donne magre, e ce l'hanno perché è normale, solo un medico può dirci se siamo malate, se abbiamo problemi di salute o no, di certo non una pubblicità di cosmetici.
Esiste invece una "malattia" un "problema" diacimo così, psicologico, un malessere reale e di cui in molto sono affetti, per il quale però nessuna casa cosmetica o farmaceutica ha ancora inventato una crema o una pillola, questo "malessere" è l'omofobia.
L'omofobia è una malattia che comporta un senso di disagio verso le persone sane, che si amano e vivono con gioia i rapporti con gli altri, soprattutto con altri del loro stesso sesso biologico.
L'omofobia comporta ossessività e compulsività, spesso l'omofobo ha come unico interesse, o quasi, quello di esternare il proprio "disagio interiore" verso le persone omosessuali, in tutte le occasioni che gli si presentano, specialmente quelle che prevedono un grande pubblico e la copertura dei mezzi di comunicazione di massa. In questo l'omofobia, come disturbo, è associata al delirio.
L'omofobo, essendo incapace di gioire pienamente del proprio corpo e del proprio spirito, sviluppa sentimenti di invidia verso chi si sente libero e in pace col mondo, nell'incapacità di analizzare e processare questi sentimenti negativi opera un trasferimento, si mette a sproloquiare sul giudizio divino, le fiamme dell'inferno, le porte del paradiso in ferro battuto. Nell'inveire con fervore spesso è soggetto sincope, piccoli infarti, distacco della retina, trombosi.
Ma, vuoi perché ha tenuto nascosta la sua malattia, vuoi perché questa si è palesata in età avanzata, purtroppo, spesso, l'omofobo è riuscito ad accumulare un certo potere economico e politico, questo lo rende estremamente pericoloso per la comunità, numerosi sono gli esempi di malati di omofobia che dopo aver formato dei gruppi, hanno violato i diritti umani. In questo caso va fermato subito, i suoi beni materiali verranno alienati e destinati ad enti che assistono le sue vittime, le famiglie delle sue vittime, i figli delle sue vittime.
Ovviamente l'omofobia costituisce un limite al diritto di voto, quindi l'omofobo non solo non può votare, ma non potrà mai e poi mai candidarsi per qualsiasi ruolo istituzionale o dirigenziale che preveda l'esercizio della ragione, essendone privo.
L'omofobo però non va escluso, va accolto in comunità speciali, esattamente come si fa con un qualsiasi psicolabile violento che brandisce un'arma: va disarmarmato, calmato e curato.
Benché le cure per l'omofobia siano ancora incerte, si prevedono programmi di sperimentazione su malati di omofobia, fortemente motivati a guarire.
Ma noi sappiamo bene che la cellulite non è affatto una malattia, anche le ragazzine hanno la cellulite, anche le donne magre, e ce l'hanno perché è normale, solo un medico può dirci se siamo malate, se abbiamo problemi di salute o no, di certo non una pubblicità di cosmetici.
Esiste invece una "malattia" un "problema" diacimo così, psicologico, un malessere reale e di cui in molto sono affetti, per il quale però nessuna casa cosmetica o farmaceutica ha ancora inventato una crema o una pillola, questo "malessere" è l'omofobia.
L'omofobia è una malattia che comporta un senso di disagio verso le persone sane, che si amano e vivono con gioia i rapporti con gli altri, soprattutto con altri del loro stesso sesso biologico.
L'omofobia comporta ossessività e compulsività, spesso l'omofobo ha come unico interesse, o quasi, quello di esternare il proprio "disagio interiore" verso le persone omosessuali, in tutte le occasioni che gli si presentano, specialmente quelle che prevedono un grande pubblico e la copertura dei mezzi di comunicazione di massa. In questo l'omofobia, come disturbo, è associata al delirio.
L'omofobo, essendo incapace di gioire pienamente del proprio corpo e del proprio spirito, sviluppa sentimenti di invidia verso chi si sente libero e in pace col mondo, nell'incapacità di analizzare e processare questi sentimenti negativi opera un trasferimento, si mette a sproloquiare sul giudizio divino, le fiamme dell'inferno, le porte del paradiso in ferro battuto. Nell'inveire con fervore spesso è soggetto sincope, piccoli infarti, distacco della retina, trombosi.
Ma, vuoi perché ha tenuto nascosta la sua malattia, vuoi perché questa si è palesata in età avanzata, purtroppo, spesso, l'omofobo è riuscito ad accumulare un certo potere economico e politico, questo lo rende estremamente pericoloso per la comunità, numerosi sono gli esempi di malati di omofobia che dopo aver formato dei gruppi, hanno violato i diritti umani. In questo caso va fermato subito, i suoi beni materiali verranno alienati e destinati ad enti che assistono le sue vittime, le famiglie delle sue vittime, i figli delle sue vittime.
Ovviamente l'omofobia costituisce un limite al diritto di voto, quindi l'omofobo non solo non può votare, ma non potrà mai e poi mai candidarsi per qualsiasi ruolo istituzionale o dirigenziale che preveda l'esercizio della ragione, essendone privo.
L'omofobo però non va escluso, va accolto in comunità speciali, esattamente come si fa con un qualsiasi psicolabile violento che brandisce un'arma: va disarmarmato, calmato e curato.
Benché le cure per l'omofobia siano ancora incerte, si prevedono programmi di sperimentazione su malati di omofobia, fortemente motivati a guarire.
martedì 3 maggio 2011
Pretty Baby
Oggi pomeriggio sfogliavo una rivista mentre ero in una comoda sala d'attesa.
Era un numero di "Grazia" al quale mancava la copertina e alcune pagine all'interno, lo sfoglio e leggiucchio, ci trovo la pubblicità di un altro "Grazia", dedicato alla moda per bambini, "Grazia Junior", la cosa mi fa trillare già un campanello ma vado avanti. Dopo poche pagine, per la seconda volta, viene pubblicizzata la versione "Junior" della rivista, questa volta mi soffermo sul viso della bimba in copertina, sembra triste, pallida sotto il fard rosa, una bambola di porcellana o plastica di altissima qualità, con un brutto cappello di paglia messo di sbieco. Fragile e sognante, melanconica. Penso che si tratta di una foto "morta", come quasi tutte le foto di bambini in posa per la moda. Bambini letargici. Adesso, nella testa, ho un immagine che non mi piace in più, giro pagina.
Ecco un servizio di moda, protagonista è una modella che in molte foto appare pallida e quasi confusa, una bambola sì, con addosso dei veli, esile, con una femminilità appena accennata, una bambina fragile e sognante, melanconica.
Praticamente la stessa idea di prima, sono immagini che ad uno sguardo poco attento si confondono, addirittura sono entrambe ricce.
Le foto col cellulare non rendono bene l'effetto di voltare pagina e trovare la bambina triste a seno nudo, con le labbra socchiuse in attesa.
Poche idee, pochi modi di rappresentare le donne, applicabili a tutte le età. Almeno l'accortenza di collocare distanti l'una dall'altra l'immagine di una bambina e quella di una modella che le somiglia, di un servizio che ne potenzia la distorsione.
Ma i servizi fotografici con bambini, essendo quelli bambini, non dovrebbero esprimere qualcosa di diverso dai servizi con gli adulti? Ovviamente ho visto solo la copertina di quella rivista.
Ma io sulle riviste vorrei vedere, nel caso, bambine e donne, non bambole, all'occorrenza invecchiate o svecchiate.
Anche Pedopornonecrofilia.
mercoledì 20 aprile 2011
Le donne? a casa - è l'Italia baby
Quella che segue, dopo il post, è la lettera scritta da Lorella Zanardo e Marina Terragni all'organizzazione internazionale di Expo 2015.
In un paese che tace sulle 50 donne uccise dall'inizio dell'anno ad oggi, che fa spallucce davanti al Gender gap, che si nutre di gossip e, soprattutto, sproloquia sulla libertà di vendersi per una poltrona in parlamento, di figli al testosterone, stupri meritati, assassine ecc. non sorprede questo rendez-vous di soli uomini. Mi ricorda quel manifesto della fondazione "Italiani nel mondo" che vedeva un gruppo di uomini in doppiopetto avanzare nel vuoto, gli italiani nel mondo ...c'era una volta in America. Machissimi, oh sì cosi dovevano sentirsi. Così deveno sentirsi a questo Expo 2015: Uomissimi.
Le donne? a casa, perbacco! Che vuoi che ne sappiano le donne di no profit, cultura, agroalimentare o salute! Uniche gonne ammesse: quelle dei preti.
La parità di genere? ..cos'è? non rompete ci sono cose più importanti a cui pensare!
La lettera:
Al Bureau International des Expositions di Parigi
e p. c
a Letizia Moratti, Commissaria Straordinaria Expo 2015
a Diana Bracco, Presidente Expo 2015
Gentili Signore, Gentili Signori,
apprendiamo con sorpresa che i 42 partecipanti ai 9 tavoli tematici per Expo 2015 sono tutti uomini, come da elenco che riportiamo in calce. Non un nome femminile, nemmeno per caso o per errore, tra quelli di tutti questi pur stimabilissimi signori. Questo male italiano -una politica machista, caparbiamente chiusa alla società femminile- è ormai noto in tutto il mondo, ma non si danno nemmeno timidi segni di guarigione.
Colpisce in particolare che il fatto che ai vertici di Expo 2015 siano state designate due donne, la Signora Moratti e la Signora Bracco, ma nemmeno questo basti a produrre l’indispensabile cambiamento. Ci chiediamo peraltro come la Commissaria straordinaria e la Presidente non si siano rese conto della cosa, e se nella loro politica tengano conto del fatto di essere loro stesse donne.
In verità il machismo politico italiano è talmente consolidato da produrre una sostanziale cecità di fronte a episodi come questo. Nessuno se n’è accorto, né i vertici di Expo 2015, né i media che hanno riportato l’elenco dei partecipanti ai tavoli. Nel caso specifico di Expo 2015, la cosa può essere tradotta in questo modo: non vi è una sola donna a Milano e nel Paese che sia giudicata degna di partecipare a questo assise; paradossalmente i saperi e le competenze delle donne, nutrici del mondo, non sono ritenuti utili alla realizzazione di un Expo dedicato proprio al tema della Nutrizione del Pianeta.
Chiediamo ai responsabili del Bureau se in questo sconcertante episodio di cattiva organizzazione e nel fatto di escludere la grande competenza femminile in materia di nutrizione non intravedano una ragione per riconsiderare la candidatura di Milano a Expo 2015, e se non intendano cogliere l’occasione per sanzionare in modo efficace la classe politica del nostro Paese, vergognosamente sorda e cieca a fronte di una società sempre più femminile ma costretta a subirne l’arroganza e l’inefficacia.
Marina Terragni e Lorella Zanardo (seguono firme)
Qui l’elenco dei partecipanti ai tavoli tematici:
ACCOGLIENZA: Alessandro Rosso, Michele Perini, Antonio Intiglietta, Renato Borghi
INFRASTRUTTURE: Elio Catania, Claudio Artusi, Flavio Cattaneo, Claudio De Albertis
ENERGIA: Federico Falk, Giuliano Zuccoli, Umberto Quadrino, pietro Gnudi, Enrico Migliavacca
CREDITO: Corrado Passera, Massimo Ponzellini, Raffaele Jerusalmi, Francesco Micheli, Corrado Faissola, Bruno Ermolli
AGROALIMENTARE: Carlo Petrini, Giandomenico Auricchio, Paolo Cuccia, Giampiero Calzolari, Carlo Franciosi
SALUTE: Umberto Veronesi, Daniel Lepeyre, Silvio Garattini, Giuseppe Rotelli, Giancarlo Cesana, Massimo Ferlini
CULTURA: Piergaetano Marchetti, Sergio Escobar, Maurizio Costa, Stephane Lissner, Edoardo Valli
NON PROFIT: Giuseppe Guzzetti, don Colmegna, don Verzé, Marco Accornero
GIOVANI: Guido Jarach, Marco Alverà, Stefano Bianco
Vedi il post di Lorella Zanardo: Date Expo a un Paese civile
In un paese che tace sulle 50 donne uccise dall'inizio dell'anno ad oggi, che fa spallucce davanti al Gender gap, che si nutre di gossip e, soprattutto, sproloquia sulla libertà di vendersi per una poltrona in parlamento, di figli al testosterone, stupri meritati, assassine ecc. non sorprede questo rendez-vous di soli uomini. Mi ricorda quel manifesto della fondazione "Italiani nel mondo" che vedeva un gruppo di uomini in doppiopetto avanzare nel vuoto, gli italiani nel mondo ...c'era una volta in America. Machissimi, oh sì cosi dovevano sentirsi. Così deveno sentirsi a questo Expo 2015: Uomissimi.
Le donne? a casa, perbacco! Che vuoi che ne sappiano le donne di no profit, cultura, agroalimentare o salute! Uniche gonne ammesse: quelle dei preti.
La parità di genere? ..cos'è? non rompete ci sono cose più importanti a cui pensare!
La lettera:
Al Bureau International des Expositions di Parigi
e p. c
a Letizia Moratti, Commissaria Straordinaria Expo 2015
a Diana Bracco, Presidente Expo 2015
Gentili Signore, Gentili Signori,
apprendiamo con sorpresa che i 42 partecipanti ai 9 tavoli tematici per Expo 2015 sono tutti uomini, come da elenco che riportiamo in calce. Non un nome femminile, nemmeno per caso o per errore, tra quelli di tutti questi pur stimabilissimi signori. Questo male italiano -una politica machista, caparbiamente chiusa alla società femminile- è ormai noto in tutto il mondo, ma non si danno nemmeno timidi segni di guarigione.
Colpisce in particolare che il fatto che ai vertici di Expo 2015 siano state designate due donne, la Signora Moratti e la Signora Bracco, ma nemmeno questo basti a produrre l’indispensabile cambiamento. Ci chiediamo peraltro come la Commissaria straordinaria e la Presidente non si siano rese conto della cosa, e se nella loro politica tengano conto del fatto di essere loro stesse donne.
In verità il machismo politico italiano è talmente consolidato da produrre una sostanziale cecità di fronte a episodi come questo. Nessuno se n’è accorto, né i vertici di Expo 2015, né i media che hanno riportato l’elenco dei partecipanti ai tavoli. Nel caso specifico di Expo 2015, la cosa può essere tradotta in questo modo: non vi è una sola donna a Milano e nel Paese che sia giudicata degna di partecipare a questo assise; paradossalmente i saperi e le competenze delle donne, nutrici del mondo, non sono ritenuti utili alla realizzazione di un Expo dedicato proprio al tema della Nutrizione del Pianeta.
Chiediamo ai responsabili del Bureau se in questo sconcertante episodio di cattiva organizzazione e nel fatto di escludere la grande competenza femminile in materia di nutrizione non intravedano una ragione per riconsiderare la candidatura di Milano a Expo 2015, e se non intendano cogliere l’occasione per sanzionare in modo efficace la classe politica del nostro Paese, vergognosamente sorda e cieca a fronte di una società sempre più femminile ma costretta a subirne l’arroganza e l’inefficacia.
Marina Terragni e Lorella Zanardo (seguono firme)
Qui l’elenco dei partecipanti ai tavoli tematici:
ACCOGLIENZA: Alessandro Rosso, Michele Perini, Antonio Intiglietta, Renato Borghi
INFRASTRUTTURE: Elio Catania, Claudio Artusi, Flavio Cattaneo, Claudio De Albertis
ENERGIA: Federico Falk, Giuliano Zuccoli, Umberto Quadrino, pietro Gnudi, Enrico Migliavacca
CREDITO: Corrado Passera, Massimo Ponzellini, Raffaele Jerusalmi, Francesco Micheli, Corrado Faissola, Bruno Ermolli
AGROALIMENTARE: Carlo Petrini, Giandomenico Auricchio, Paolo Cuccia, Giampiero Calzolari, Carlo Franciosi
SALUTE: Umberto Veronesi, Daniel Lepeyre, Silvio Garattini, Giuseppe Rotelli, Giancarlo Cesana, Massimo Ferlini
CULTURA: Piergaetano Marchetti, Sergio Escobar, Maurizio Costa, Stephane Lissner, Edoardo Valli
NON PROFIT: Giuseppe Guzzetti, don Colmegna, don Verzé, Marco Accornero
GIOVANI: Guido Jarach, Marco Alverà, Stefano Bianco
Vedi il post di Lorella Zanardo: Date Expo a un Paese civile
martedì 19 aprile 2011
'Così Striscia vuole farmi tacere'
Negli ultimi mesi Lorella Zanardo è stata attaccata da Striscia la notizia attraverso un "documentario" (al 90% un plagio de "Il corpo delle donne" solo con finalità manipolatorie) che aveva l'intento di screditare il suo prezioso lavoro (1, 2, 3, 4, 5), con una disparità di mezzi molto simile a quella tra una formica e un leone, e come se non bastasse anche attraverso una battaglia all'ultimo commento, da vincere per sfinimento dell'avversario, condotta da commentatori che trolleggiavano in tutti i blog critici verso Stiscia. Adesso esce fuori questa nuova storia.
-.-.-.-.-.-.-.-..-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.
di Lara Crinò
(19 aprile 2011)
La giornalista Barbie Latza NadeauVive in Italia da quindici anni, e dice che lo considera "il posto migliore dove far crescere i figli". Aggiunge pure che la nostra società "è difficile da capire, ci sono così tante variabili" e che per uno straniero questa complessità è una sfida stimolante. Barbie Latza Nadeau è americana e scrive per 'Newsweek', uno dei magazine americani più prestigiosi, per la sua costola online 'The Daily Beast' e collabora con la CNN.
Ha seguito il caso dell'omicidio di Meredith Kirker e ha scritto un libro sul processo all'accusata Amanda Knox, dal titolo 'Angel Face: The True Story of Student Killer Amanda Knox'. E' una giornalista esperta, abituata più alla chiarezza delle testate anglosassoni che a bizantinismi dei nostri media. Eppure, per la prima volta da quando lavora, ha paura di quel che scrive.
Questo perché, come ha raccontato ieri online e oggi anche sul nuovo numero di Newsweek, una sera dello scorso febbraio un poliziotto ha bussato alla porta della sua casa romana. "Ero a casa da sola con i bambini" racconta "e sono rimasta sconcertata quando ho visto l'agente. Mi ha detto che dovevo andare alla stazione di polizia per qualcosa che aveva a che fare con ciò che avevo scritto per Newsweek su Mediaset e Silvio Berlusconi".
Il giorno dopo Barbie Nadeau si è recata alla polizia e ha scoperto di essere stata denunciata da 'Striscia la notizia' per diffamazione, a seguito di un suo articolo apparso a novembre 2010 su Newsweek dal titolo 'Italy's Women Problem'. Nella sua documentata inchiesta sulla sconfortante situazione delle donne italiane, lontane dalla parità in tutti gli ambiti, Nadeu notava che persino nel programma più visto del prime time italiano, 'Striscia la notizia', la rappresentazione femminile era affidata alle Veline. Signorine "con addosso un abito ornato di lustrini fornito di tanga e profondo scollo a V che arriva oltre l'ombelico" a cui i conduttori possono dire "Vai, girati, fatti dare un'occhiata" toccando loro il didietro. Dopo la denuncia, in accordo con 'Newsweek', la giornalista si è presa un avvocato che la difenderà. Ma qui ci spiega perché l'azione legale di Striscia non è, secondo lei, "una mera coincidenza".
Signora Nadeau, nel suo articolo esprimeva una critica al modo in cui le tv di Berlusconi e in particolare 'Striscia la notizia', rappresentano la donna. Un argomento che la stampa cavalca da anni. Come mai, secondo lei, da Mediaset è partita una denuncia?
A dire il vero nemmeno io me lo spiego fino in fondo. Posso solo fare delle supposizioni, e dirle che non credo nelle coincidenze. L''idea di avere una denuncia sulla testa mi mette profondamente a disagio. Considero 'Striscia' un programma intelligente e nel mio pezzo mi limitavo a mettere in luce una contraddizione. Ovvero che persino Striscia propaganda un'immagine che ritengo lesiva per la donna. La mia copertina di Newsweek ha ispirato a marzo un 'panel' di un convegno sulle donne a New York; hanno partecipato anche Emma Bonino e Violante Placido. Avevo appena avuto la notifica della denuncia e non ho voluto fare il nome di Striscia. Quindi, come vede, ha già funzionato su di me come una forma di intimidazione. Anche se ovviamente il mio giornale mi chiede di continuare a scrivere e seguire la questione.
Non pensa che denunciarla per diffamazione possa essere per Mediaset una 'misura preventiva' in vista dell'aprirsi del processo sul caso Ruby? Insomma un modo per alzare il tiro, mandando un messaggio ai corrispondenti stranieri in Italia in un momento particolarmente delicato per Berlusconi?
Parlare di Arcore, delle escort e di Ruby è dal punto di vista giornalistico ovviamente una miniera d'oro. Ma è una strada fin troppo facile, che in accordo con 'Newsweek' non ho mai seguito. Quel che mi interessa mostrare a un pubblico di lettori internazionali sono le contraddizioni della condizione femminile in questo paese. E come l'immagine femminile veicolata dai media e dalla pubblicità non possa che danneggiare la ricerca della parità lavorativa e sociale. Tutte queste cosce nude, questa esibizione di corpi manda un messaggio subliminale continuo all'uomo italiano: che le donne hanno a che fare con il sesso, che non sono una controparte seria e affidabile in politica o sul lavoro.
Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cosi-striscia-vuole-farmi-tacere/2149486
Ha seguito il caso dell'omicidio di Meredith Kirker e ha scritto un libro sul processo all'accusata Amanda Knox, dal titolo 'Angel Face: The True Story of Student Killer Amanda Knox'. E' una giornalista esperta, abituata più alla chiarezza delle testate anglosassoni che a bizantinismi dei nostri media. Eppure, per la prima volta da quando lavora, ha paura di quel che scrive.
Questo perché, come ha raccontato ieri online e oggi anche sul nuovo numero di Newsweek, una sera dello scorso febbraio un poliziotto ha bussato alla porta della sua casa romana. "Ero a casa da sola con i bambini" racconta "e sono rimasta sconcertata quando ho visto l'agente. Mi ha detto che dovevo andare alla stazione di polizia per qualcosa che aveva a che fare con ciò che avevo scritto per Newsweek su Mediaset e Silvio Berlusconi".
Il giorno dopo Barbie Nadeau si è recata alla polizia e ha scoperto di essere stata denunciata da 'Striscia la notizia' per diffamazione, a seguito di un suo articolo apparso a novembre 2010 su Newsweek dal titolo 'Italy's Women Problem'. Nella sua documentata inchiesta sulla sconfortante situazione delle donne italiane, lontane dalla parità in tutti gli ambiti, Nadeu notava che persino nel programma più visto del prime time italiano, 'Striscia la notizia', la rappresentazione femminile era affidata alle Veline. Signorine "con addosso un abito ornato di lustrini fornito di tanga e profondo scollo a V che arriva oltre l'ombelico" a cui i conduttori possono dire "Vai, girati, fatti dare un'occhiata" toccando loro il didietro. Dopo la denuncia, in accordo con 'Newsweek', la giornalista si è presa un avvocato che la difenderà. Ma qui ci spiega perché l'azione legale di Striscia non è, secondo lei, "una mera coincidenza".
Signora Nadeau, nel suo articolo esprimeva una critica al modo in cui le tv di Berlusconi e in particolare 'Striscia la notizia', rappresentano la donna. Un argomento che la stampa cavalca da anni. Come mai, secondo lei, da Mediaset è partita una denuncia?
A dire il vero nemmeno io me lo spiego fino in fondo. Posso solo fare delle supposizioni, e dirle che non credo nelle coincidenze. L''idea di avere una denuncia sulla testa mi mette profondamente a disagio. Considero 'Striscia' un programma intelligente e nel mio pezzo mi limitavo a mettere in luce una contraddizione. Ovvero che persino Striscia propaganda un'immagine che ritengo lesiva per la donna. La mia copertina di Newsweek ha ispirato a marzo un 'panel' di un convegno sulle donne a New York; hanno partecipato anche Emma Bonino e Violante Placido. Avevo appena avuto la notifica della denuncia e non ho voluto fare il nome di Striscia. Quindi, come vede, ha già funzionato su di me come una forma di intimidazione. Anche se ovviamente il mio giornale mi chiede di continuare a scrivere e seguire la questione.
Non pensa che denunciarla per diffamazione possa essere per Mediaset una 'misura preventiva' in vista dell'aprirsi del processo sul caso Ruby? Insomma un modo per alzare il tiro, mandando un messaggio ai corrispondenti stranieri in Italia in un momento particolarmente delicato per Berlusconi?
Parlare di Arcore, delle escort e di Ruby è dal punto di vista giornalistico ovviamente una miniera d'oro. Ma è una strada fin troppo facile, che in accordo con 'Newsweek' non ho mai seguito. Quel che mi interessa mostrare a un pubblico di lettori internazionali sono le contraddizioni della condizione femminile in questo paese. E come l'immagine femminile veicolata dai media e dalla pubblicità non possa che danneggiare la ricerca della parità lavorativa e sociale. Tutte queste cosce nude, questa esibizione di corpi manda un messaggio subliminale continuo all'uomo italiano: che le donne hanno a che fare con il sesso, che non sono una controparte seria e affidabile in politica o sul lavoro.
Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cosi-striscia-vuole-farmi-tacere/2149486
venerdì 15 aprile 2011
Decalogo Zero stereotipi
1. La donna è una persona, non un oggetto. Se stai usando delle donne nella tua comunicazione, chiediti se la loro immagine potrebbe indurre a pensare il contrario.
2. Non basta “coprire” le donne per essere gender friendly. Occorre prima di tutto non svilirle con atteggiamenti, parole ed ogni altra forma di comunicazione che le dequalifichino o ne rimandino una visione stereotipata, svilente e maschilista.
3. Il corpo delle donne, anche scoperto, non è mai volgare e non è qualcosa di cui vergognarsi o da censurare. Semmai, lo è la sua mercificazione e il modo in cui esso viene utilizzato. Sfruttare il corpo di una donna (o peggio di una sua parte) ed usarlo come specchietto per le allodole per vendere è sempre discutibile.
4. Una comunicazione dalla parte delle donne dovrebbe proporre modelli estetici che non siano eccessivamente finti e irraggiungibili ma che tengano conto della conformazione naturale delle donne e, ove possibile, della sua diversità. Far sentire le donne inadeguate perché non corrispondenti ad un modello unico di bellezza (giovane, magra, sexy) non è esattamente un modo per stare dalla loro parte.
5. Evita gli stereotipi: la donna – oggetto sessuale è solo uno dei tanti stereotipi che creano pregiudizi. Anche la donna mamma chioccia/angelo del focolare o la donna in carriera fredda e scontrosa, ad esempio, lo sono. Anche per le bambine e i prodotti ad esse destinati è lo stesso (la bimba che pensa alla bellezza, che è già una piccola mammina casalinga o – cosa sempre più inquietante – che viene messa in pose ammicanti, piuttosto che il bimbo dedito all’avventura o alla guerra sono uno dei tanti esempi). Evita di usare gli stereotipi sia femminili che maschili nella tua comunicazione a meno che l’intento di critica nei loro confronti non sia più che evidente oppure affida questi ruoli ad entrambe i sessi.
6. Degradare gli uomini al posto delle (o insieme alle) donne non significa essere gender friendly, ma promuovere un finto paritarismo al ribasso che svilisce tutti, di cui le donne non hanno bisogno.
7. La sensualità e la sessualità sono cose bellissime, ma c’entrano con il prodotto e servizio che stai comunicando?
8. Ok, la sensualità c’entra con ciò che stai comunicando. Ricordati però che le donne non sono persone a disposizione di chi le guarda. Non indurre i destinatari della tua comunicazione a pensarlo dipingendole con atteggiamenti di eccessiva disponibilità sessuale.
9. Quando la comunicazione propone un’immagine d’amore (in tutte le sue forme) e le persone come soggetti e non come oggetti non significa che sia volgare. Ma se la tua comunicazione è rivolta agli adulti, assicurati che i circuiti nei quali la diffonderainon giungano agli sguardi dei più piccoli.
10. Sii coerente. Essere dalla parte delle donne vuol dire ragionare e comportarsi in termini paritari. E’ inutile essere gender friendly nella comunicazione se non lo si è anche nella vita di tutti i giorni, nel proprio lavoro e nelle proprie relazioni. Il rischio è quello di passare per ipocrita.
http://www.zerostereotipi.it/
Approfondimenti:
domenica 10 aprile 2011
Travaglio e l’attenuante della provocazione
[Il discorso che fa Travaglio nel video è paradossale, ma forse scegliere altri paradossi, che non suggeriscano femminicidi, sarebbe meglio.]
Da femminismo a sud
Travaglio non mi è simpatico. Giustizialista, di destra, ogni tanto dice delle cose per le quali meriterebbe pernacchie. Questa è una di quelle volte. Dal minuto 7.40 del video, Travaglio, con la solita ironia un po’ spocchiosa che VE lo fa amare, da quel pezzo di giornalista del “Fatto Quotidiano” (quello che ospita le perle misogine di Massimo Fini e non solo) che è, elenca le ragioni per cui ad un marito conviene sparare alla moglie invece che divorziare.
Chiaro che quello che dice lui non ha nulla a che vedere con la istigazione alla violenza praticata in modo reiterato un giorno si e uno no dai maschilisti che elencano persino i modi attraverso i quali un marito potrebbe persino far sparire il cadavere, ma ci chiediamo come mai il signor Travaglio, colui il quale parla di femmine soltanto se possono essere utili a sputtanare Berlusconi, abbia tirato fuori l’argomento così per caso.
Che non abbia mai dedicato un solo rigo alla lotta contro la violenza sulle donne lo sappiamo. Che Il Fatto Quotidiano abbia ospitato degli interventi che definiscono le donne delle megere invece è provato.
Travaglio sta forse per divorziare? Aderisce alla lobby maschilista che pur di non pagare gli alimenti alla moglie assumerebbe un mago che le facesse sparire e ricomparire in un universo parallelo?
La sua è una denuncia? Ci viene in aiuto? Sta dicendo che la legge italiana è una merda e che un uomo italiano è libero di scannare la moglie senza che poi accada nulla?
E noi siamo d’accordo. E’ vero che in Italia i mariti, soprattutto gli ex ammazzano perchè si liberano delle mogli, le massacrano, poi fanno due giorni di galera, forse nessuno, e poi si beccano perfino la pensione di reversibilità della moglie. Pretendono perfino che i giudici gli affidino i figli, così a loro potranno insegnare quanto è comodo scannare la moglie e poi camparci di rendita. Perchè si sa che per i figli l’esempio è la migliore lezione di vita.
Ma se è così che la pensi, caro Travaglio, allora dovresti spiegarla bene questa cosa perchè quello che tu hai detto fornisce una attenuante ad una lobby misogina che quelle mogli medita di ammazzarle davvero o all’altra lobby che invece ne discetta in senso “utilitaristico” come si trattasse di un argomento da salotto, tra folli scatenati che dichiarano di voler fare guerra alle donne e altri sessisti che dimenticano di essere nati di donna.
La devi spiegare perchè questo non è il tempo delle ambiguità e perchè la tua descrizione non ci ha fatto per niente ridere.
Sono #45 le vittime di violenza maschile per il 2011 e se si continua a dire che tanto agli assassini non succede niente senza che nessuno faccia nulla di alternativo, presto quella cifra raddoppierà e in definitiva non si tratta più di diffusione di notizie su una materia ma di istigazione alla violenza sulle donne.
Tra le #45 non contiamo la ragazzina di 13 anni lapidata da un diciassettenne. Lei è in coma e stranamente per “legge” non la possiamo definire morta ammazzata da un maschio violento. Dunque se un uomo che ammazza una donna non fa neppure un giorno di galera figuriamoci quale destino fantastico sarà riservato a questo diciassettenne. Gli pagheranno la crociera intorno al mondo di modo che possa lapidarne altre 1000.
Bisogna informare e controinformare. Se racconti di come è brutta la legge allora sprecati un pochino a parlare delle vittime invece di infilare la battuta misogina (il pagamento degli alimenti che è la leggenda dei tuoi colleghi maschilisti) tra un sorriso sarcastico e un ragionamento berluscadipendente.
Oppure dicci secondo il tuo parere che pena meriterebbe un uomo che ammazza la moglie. Dopodichè dicci perchè mai ancora in Italia esiste l’attenuante della “provocazione” che è solo una forma più ipocrita di giustificare il “delitto d’onore”.
Sostanzialmente, come hai detto tu, l’Italia fa schifo, per le donne lo è molto di più, e non ci sentiamo molto collaborate in termini culturali da quelli come te che sono così intenti a fare battaglie virili, l’uno contro l’altro armato, a far vedere chi ce l’ha più lungo.
Questo esercito di maschi che fanno bagni di folla come fosse viagra a noi non fa effetto neanche un po’. Ma sulle cose che dite non possiamo tacere.
Dunque, Travaglio, dicci: che cosa pensi sulla violenza maschile contro le donne?
Ps: alle donne, sorelle, compagne, NON SPOSATEVI!
Da femminismo a sud
Travaglio non mi è simpatico. Giustizialista, di destra, ogni tanto dice delle cose per le quali meriterebbe pernacchie. Questa è una di quelle volte. Dal minuto 7.40 del video, Travaglio, con la solita ironia un po’ spocchiosa che VE lo fa amare, da quel pezzo di giornalista del “Fatto Quotidiano” (quello che ospita le perle misogine di Massimo Fini e non solo) che è, elenca le ragioni per cui ad un marito conviene sparare alla moglie invece che divorziare.
Chiaro che quello che dice lui non ha nulla a che vedere con la istigazione alla violenza praticata in modo reiterato un giorno si e uno no dai maschilisti che elencano persino i modi attraverso i quali un marito potrebbe persino far sparire il cadavere, ma ci chiediamo come mai il signor Travaglio, colui il quale parla di femmine soltanto se possono essere utili a sputtanare Berlusconi, abbia tirato fuori l’argomento così per caso.
Che non abbia mai dedicato un solo rigo alla lotta contro la violenza sulle donne lo sappiamo. Che Il Fatto Quotidiano abbia ospitato degli interventi che definiscono le donne delle megere invece è provato.
Travaglio sta forse per divorziare? Aderisce alla lobby maschilista che pur di non pagare gli alimenti alla moglie assumerebbe un mago che le facesse sparire e ricomparire in un universo parallelo?
La sua è una denuncia? Ci viene in aiuto? Sta dicendo che la legge italiana è una merda e che un uomo italiano è libero di scannare la moglie senza che poi accada nulla?
E noi siamo d’accordo. E’ vero che in Italia i mariti, soprattutto gli ex ammazzano perchè si liberano delle mogli, le massacrano, poi fanno due giorni di galera, forse nessuno, e poi si beccano perfino la pensione di reversibilità della moglie. Pretendono perfino che i giudici gli affidino i figli, così a loro potranno insegnare quanto è comodo scannare la moglie e poi camparci di rendita. Perchè si sa che per i figli l’esempio è la migliore lezione di vita.
Ma se è così che la pensi, caro Travaglio, allora dovresti spiegarla bene questa cosa perchè quello che tu hai detto fornisce una attenuante ad una lobby misogina che quelle mogli medita di ammazzarle davvero o all’altra lobby che invece ne discetta in senso “utilitaristico” come si trattasse di un argomento da salotto, tra folli scatenati che dichiarano di voler fare guerra alle donne e altri sessisti che dimenticano di essere nati di donna.
La devi spiegare perchè questo non è il tempo delle ambiguità e perchè la tua descrizione non ci ha fatto per niente ridere.
Sono #45 le vittime di violenza maschile per il 2011 e se si continua a dire che tanto agli assassini non succede niente senza che nessuno faccia nulla di alternativo, presto quella cifra raddoppierà e in definitiva non si tratta più di diffusione di notizie su una materia ma di istigazione alla violenza sulle donne.
Tra le #45 non contiamo la ragazzina di 13 anni lapidata da un diciassettenne. Lei è in coma e stranamente per “legge” non la possiamo definire morta ammazzata da un maschio violento. Dunque se un uomo che ammazza una donna non fa neppure un giorno di galera figuriamoci quale destino fantastico sarà riservato a questo diciassettenne. Gli pagheranno la crociera intorno al mondo di modo che possa lapidarne altre 1000.
Bisogna informare e controinformare. Se racconti di come è brutta la legge allora sprecati un pochino a parlare delle vittime invece di infilare la battuta misogina (il pagamento degli alimenti che è la leggenda dei tuoi colleghi maschilisti) tra un sorriso sarcastico e un ragionamento berluscadipendente.
Oppure dicci secondo il tuo parere che pena meriterebbe un uomo che ammazza la moglie. Dopodichè dicci perchè mai ancora in Italia esiste l’attenuante della “provocazione” che è solo una forma più ipocrita di giustificare il “delitto d’onore”.
Sostanzialmente, come hai detto tu, l’Italia fa schifo, per le donne lo è molto di più, e non ci sentiamo molto collaborate in termini culturali da quelli come te che sono così intenti a fare battaglie virili, l’uno contro l’altro armato, a far vedere chi ce l’ha più lungo.
Questo esercito di maschi che fanno bagni di folla come fosse viagra a noi non fa effetto neanche un po’. Ma sulle cose che dite non possiamo tacere.
Dunque, Travaglio, dicci: che cosa pensi sulla violenza maschile contro le donne?
Ps: alle donne, sorelle, compagne, NON SPOSATEVI!
mercoledì 6 aprile 2011
Giancarlo Magalli e l'istigazione al femminicidio
Secondo Giancarlo Magalli uccidere una donna che non ti ama più è lecito: " Io penso anche a quei poveri uomini, che lasciati dalla donna che amavano disperatamente cercano il chiarimento non per ammazzarla, ma per ricucire un rapporto e magari si sentono dire ‘io ti ho sempre tradito, perché tu sei uno scemo, impotente e mi fai schifo’ e in quel momento perdono la brocca e l’ammazzano. E vabbè, che gli vuoi di’? [...] esiste l’attenuante della provocazione... tante volte questo crinale si supera non perché uno è cattivo, ma perché te ce portano e quindi poi quello paga il suo debito, per carità… lo paga… però…”
Forse Magalli è tempo di lasciare spazio a uomini che pensano alle donne come a persone e non come a oggetti di proprietà, a suppellettili, a elettrodomestici che se non funzionano, se non rispondono ai tuoi comandi e desideri, "nel momento d'ira"(che "momento" non è, visto che anche un uomo dabbene come lei, che ha una moglie e una figlia, è capace a mente fredda di concepire questa metodica), fai a pezzi.
EDIT: Le scuse di Magalli tra i commenti al blog di Flavia Amabile "Mi rendo conto che quello che ho detto dalla Perego può essere sembrata una difesa di chi fa del male o uccide una persona alla fine di una storia d'amore, se provocato. Mi dispiace non essere riuscito ad essere chiaro, come in genere sono, e di non essere riuscito a chiarirmi, anche perchè assalito dalla virulenza della Boralevi. Il discorso era un altro: si discuteva del fatto se si può uccidere per amore. Sia io che li psichiatra eravamo d'accordo che non si può: uccidere è una cosa così terribile che si può fare solo per follia. Il mio discorso era volto solo a dire che qualunque uomo (ma anche una donna) normale può superare il crinale della follia e diventare un omicida se provocato. Il che non lo giustifica affatto, o meglio non giustifica l'atto di follia, ma aiuta a capire perchè la follia sia scattata. Mi dispiace essere stato poco chiaro, ma certamente non volevo nè giustificare nè difendere chi fa del male. Cordiali saluti. Giancarlo Magalli scritto da Giancarlo Magalli 6/4/2011 14:51" qui.
Mi sembra che comunque persista nella sua replica il concetto di provocazione.
Chissà cosa ne pensa Magalli di quest'uomo che ha massacrato di botte la moglie perché lei non voleva avere rapporti anali. Non lo amava abbastanza? Esprimere un'opinione contraria equivale a provocare?
Via Flavia Amabile, Femminismo a sud, Un altro genere di comunicazione; di più: No alla violenza sulle donne, Bambini coraggiosi, Vita da streghe.
Forse Magalli è tempo di lasciare spazio a uomini che pensano alle donne come a persone e non come a oggetti di proprietà, a suppellettili, a elettrodomestici che se non funzionano, se non rispondono ai tuoi comandi e desideri, "nel momento d'ira"(che "momento" non è, visto che anche un uomo dabbene come lei, che ha una moglie e una figlia, è capace a mente fredda di concepire questa metodica), fai a pezzi.
EDIT: Le scuse di Magalli tra i commenti al blog di Flavia Amabile "Mi rendo conto che quello che ho detto dalla Perego può essere sembrata una difesa di chi fa del male o uccide una persona alla fine di una storia d'amore, se provocato. Mi dispiace non essere riuscito ad essere chiaro, come in genere sono, e di non essere riuscito a chiarirmi, anche perchè assalito dalla virulenza della Boralevi. Il discorso era un altro: si discuteva del fatto se si può uccidere per amore. Sia io che li psichiatra eravamo d'accordo che non si può: uccidere è una cosa così terribile che si può fare solo per follia. Il mio discorso era volto solo a dire che qualunque uomo (ma anche una donna) normale può superare il crinale della follia e diventare un omicida se provocato. Il che non lo giustifica affatto, o meglio non giustifica l'atto di follia, ma aiuta a capire perchè la follia sia scattata. Mi dispiace essere stato poco chiaro, ma certamente non volevo nè giustificare nè difendere chi fa del male. Cordiali saluti. Giancarlo Magalli scritto da Giancarlo Magalli 6/4/2011 14:51" qui.
Mi sembra che comunque persista nella sua replica il concetto di provocazione.
Chissà cosa ne pensa Magalli di quest'uomo che ha massacrato di botte la moglie perché lei non voleva avere rapporti anali. Non lo amava abbastanza? Esprimere un'opinione contraria equivale a provocare?
Via Flavia Amabile, Femminismo a sud, Un altro genere di comunicazione; di più: No alla violenza sulle donne, Bambini coraggiosi, Vita da streghe.
domenica 3 aprile 2011
MANIFESTO di Mia Engberg
1. Siamo belle come siamo. Al diavolo gli ideali di bellezza malati! Odiando profondamente se stesse, le donne consumano molta della loro energia e sviliscono la propria creatività. L’energia che potrebbe essere diretta all’esplorazione della nostra sessualità e del potere che abbiamo, viene prosciugata da diete e cosmetici. Non lasciare che i poteri commerciali controllino i tuoi bisogni e desideri.
2. Difendi il diritto di essere arrapata. La sessualità maschile è considerata una forza della natura che va soddisfatta a tutti i costi. Quella delle donne viene accettata solo se si adatta ai bisogni dell’uomo. Sii arrapata a modo tuo.
3. Una brava ragazza è una ragazza cattiva. Ci hanno nutrite del cliché culturale per cui le donne sessualmente attive e indipendenti sono o pazze o lesbiche e quindi pazze. Vogliamo vedere e fare film in cui Betty Blue, Ophelia e Thelma & Louise alla fine non devono morire.
4. Distruggi capitalismo e patriarcato. L’industria del porno è sessista perché viviamo in una società patriarcale e capitalista. Si arricchisce dei bisogni che la gente ha di sesso ed erotismo e nel farlo sfrutta le donne. Per combattere il pornosessismo devi distruggere capitalismo e patriarcato.
5. Sconce quanto ci pare. Godi, decidi o lascia perdere. Di’ NO quando ti pare, per essere in grado di dire Sì quando vuoi TU.
6. L’aborto legale e libero è un diritto umano! Tutti hanno il diritto al controllo del proprio corpo. Ogni anno milioni di donne subiscono gravidanze non volute e muoiono per aborti illegali. Fanculo la morale buona solo a predicare contro il controllo delle nascite e l’informazione sessuale.
7. Combatti il vero nemico! La censura non può liberare la sessualità. Fintanto che le immagini sessuali sono tabù, l’immagine della sessualità delle donne non potrà cambiare. Non attaccate le donne perché mostrano il sesso. Attaccate il sessismo che cerca di controllare la nostra sessualità.
8. Sii queer! Chi si oppone all’erotismo spesso è omofobico e spessissimo è transfobico. Noi non crediamo nella lotta tra i sessi ma nella lotta contro i sessi. Identificati col genere che vuoi e fai l’amore con chi ti pare. Sessualità è diversità.
9. Usa protezioni. “I’m not saying go out an’ do it, but if you do, strap it up before you smack it up” [non dico di uscire e andare a scopare, ma se scopi, coprilo prima di fartelo sbattere dentro] Missy Elliot.
10. Fai da te. L’erotismo è buono e ne abbiamo bisogno. Siamo fermamente convinte che sia possibile creare un’alternativa all’industria pornografia mainstream facendo i film sexy che ci piacciono”.
venerdì 1 aprile 2011
Vogue si ripensa?
Dopo che per anni la moda è stata accusata di essere la causa principale nei disturbi del comportamento alimentare per le ragazze di tutto il mondo, oggi il vero colpevole sembra essere Facebook (...)Comincia così il post della direttrice di Vogue, Franca Sozzani, che introduce alla campagna contro l'anoressia intrapresa dalla rivista.
Leggi l'incipit e ti chiedi se ci fa o ci è.
Ipocrisia portami via.
Uno scarica barile (non) senza confronti, deresponsabilizzasi quando si conosce benissimo la portata del proprio lavoro, un lavoro sull'immaginario, manipolatorio, pervasivo.
La colpa, dice poi, è delle famiglie.
E' indubbio che l'anoressia, come tutti i disturbi dell'alimentazione, abbia radici molto profonde, legate a dinamiche famigliari e fagilità soggettive. Così come è fuori di dubbio che il sistema della moda e l'informazione che ruota attorno alla moda abbiano una enorme responsabilità nella diffusione dei modelli estetici.
Il discorso non è portarsi all'estremo opposto, andare in giro col sacco di patate, ingrassare fino a stare male. E questo chi produce "moda" lo sa, perché non pecca di intelligenza, ma di onestà, quanto meno.
Vogue propone una petizione per promuovere la chiusura dei blog, profili gruppi e siti pro-ana, cioè pro-anoressia.
Cos'è allora questa petizione? Cosa rappresenta? Una tardiva presa di coscienza o solo un'ipocrita parata, una rivista di moda che presenta gallerie di donne scheletriche che fa una campagna contro l'anoressia, non è come quel marito che ti picchia dicendoti ti amo? Vogue si ripensa?
Allora via le pubblicità ed i servizi con donne scheletriche, che non rappresentano un tipo longilineo ma la fantomatica taglia zero, la gruccia umana che deve scoparire sotto l'abito. Via i continui riferimenti alla necessità d'essere magri per avere successo.
Intanto la rete continua ad essere il capro espiatorio perfetto, per tutti, ma la rete è fatta di persone, e quelle persone non vivono nel virtuale, ma fuori nel mondo ed è da quel mondo che raccolgono idee, frustrazioni, input e qui li riversano. Il loro corpo esiste nella realtà.
Ci vuole coerenza, responsabilità, etica. Mentre ciò che fa Vogue, ma non solo Vogue, è cavalcare l'onda, fino alla prossima corrente. Ma noi restiamo qui, il nostro corpo è qui e l'onda per noi non c'è, c'è la vita vera.
Iscriviti a:
Post (Atom)
