venerdì 19 ottobre 2007
Mutilata per stupro in casa Il giudice accusa i vicini
di Oriana Liso
Sette anni di carcere per una violenza brutale, andata avanti per ore, tra le grida di dolore della vittima e il volume dello stereo al massimo, per coprire proprio quelle grida. Con i vicini di casa che aspettavano due ore per chiamare i carabinieri e un'ambulanza che portasse in salvo quella ragazza. Forse, è il dubbio che si legge nella sentenza del gup Guido Salvini, se quei vicini avessero avuto un «comportamento più attivo e solidale» verso quella donna che «pur sconosciuta, si trovava all'evidenza in grave pericolo», le conseguenze per lei sarebbero state meno gravi.
È una storia di degrado e di alcol, quella che ha come vittima una ventenne romena, arrivata in Italia con la sua famiglia, finita a guardare in faccia l'orrore nelle sembianze di un suo amico, un coetaneo arrivato anche lui dalla Romania. Vasile Coman, vent'anni fra poco, vive - viveva, visto che ora è a San Vittore - con la madre e il convivente italiano di quest'ultima a Corsico. Il pomeriggio del 3 maggio scorso aveva invitato la sua amica - non erano fidanzati né avevano mai avuto una storia - a fare una passeggiata e poi a mangiare qualcosa a casa sua. Per lui, anche molto vino e molta grappa. La descrizione che la ragazza fa ai medici e ai carabinieri di quel che succede dopo il pranzo, «quando Vasile è diventato serio e mi ha spinto con forza contro il muro», è da galleria degli orrori: oltre due ore di brutalità, che i medici vedranno nelle lacerazioni evidenti ai genitali, nelle ecchimosi su tutto il corpo.
Una vicina di casa racconterà di aver sentito la musica e le urla, di aver pensato di chiamare i carabinieri preferendo poi rivolgersi alla padrona di casa, di essere uscita per rientrare dopo mezz'ora, trovando - solo allora - anche gli altri vicini preoccupati, che bussavano inutilmente alla porta del Coman. «Solo dopo le ore 19, quando ancora e nuovamente si sentivano le urla, i vicini di casa, dopo aver molto tergiversato, avevano finalmente chiamato l'ambulanza e i carabinieri», scrive il giudice Salvini. Ai soccorritori si presenta una scena raccapricciante. Vasile ubriaco sul divano, con i vestiti e le braccia sporche di sangue. La ragazza per terra, ormai semi incosciente, in una pozza di sangue. I medici la operano subito per asportare i tessuti interni ormai a brandelli, salvandole la vita, anche se gli organi riproduttivi hanno un «indebolimento permanente», come scrive il giudice. La condanna a sette anni, emessa ieri, è integrata da un risarcimento di 100mila euro, «somma che probabilmente rimarrà solo simbolica».
(17 ottobre 2007)
Fonte: repubblica
giovedì 18 ottobre 2007
Stupri, abusi e diritti negati
I piccoli sono vittime di arruolamenti forzati, detenzioni illegali e sfruttamento sessuale
ROMA - Decine di conflitti in tutto il mondo continuano a privare i bambini della loro infanzia, violando tutti i loro diritti: alla vita, alla salute e alla nutrizione, all'istruzione e alla protezione, a vivere in famiglia e nella propria comunità, a crescere sani e a sviluppare la propria personalità. E' quanto sostiene il nuovo Rapporto "Children and Conflict in a Changing World" del Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell'Onu per i bambini nei conflitti armati e dell'Unicef, realizzato a 10 anni dallo studio di Gracia Machel "L'impatto delle guerra sui bambini".
Il documento, presentato oggi, delinea un quadro allarmante della condizione dei bambini nei principali scenari di guerra, pur sottolineando come siano stati compiuti progressi nella loro protezione da crimini di guerra come il reclutamento illegale da parte di gruppi e forze armate e la violenza sessuale. Il documento, inoltre, esorta la comunità internazionale ad adottare misure concrete per fermare gli abusi sui più piccoli nei conflitti.
Uccisioni e mutilazioni. Almeno un terzo delle vittime di residuati bellici sono bambini. In 85 tra paesi in guerra e scenari postbellici, armi leggere e ordigni inesplosi sono all'origine dell'uccisione e menomazione permanente di milioni di bambini.
Bambini soldato. Nel 2002, l'arruolamento illegale di bambini veniva segnalato in 18 paesi in guerra; nel 2004 tale pratica veniva registrata in 43 paesi.
Attacchi a scuole e ospedale. Aumentati drammaticamente negli ultimi anni. Nel 2006, in Afghanistan sono stati oltre 100 gli attacchi con bombe e missili contro edifici scolastici e più di 105.000 bambini non hanno potuto frequentare la scuola a causa delle condizioni di insicurezza.
Stupri e abusi sessuali. Commessi in tutti gli scenari di guerra, assumono la forma di schiavitù sessuale, induzione alla prostituzione, mutilazioni genitali, violenze di genere e altre brutalità, con conseguenze mediche e psicologiche spesso permanenti.
Sequestri. Spesso finalizzato all'arruolamento, sfruttamento sessuale e lavoro forzato. Dall'inizio della guerra nel nord dell'Uganda, i bambini rapiti sono stati oltre 25.000; in Nepal più di 22.000 scolari sono stati rapiti dai Maoisti tra il 2002 e il 2006.
Sfollamento forzato. Ai bambini che muoiono per i combattimenti se ne aggiungono molti altri che perdono la vita per malattie e malnutrizione, effetto diretto delle guerre: nel 2006, 18,1 milioni di bambini sono stati costretti ad abbandonare le proprie comunità, 5,8 milioni ridotti alla condizione di profughi e 8,8 milioni sfollati all'interno dei confini dei loro paesi.
Accesso negato all'assistenza umanitaria. Sia esso deliberato o causato dalle condizioni di insicurezza, contribuisce a mettere a rischio la sopravvivenza stessa dei bambini.
Detenzione illegale. Violazione che necessita di maggiore attenzione. Nell'aprile 2007 oltre 400 bambini palestinesi erano rinchiusi nelle carceri israeliane per reati minori, privati del diritto alle visite familiari e in alcuni casi giudicati da tribunali militari, in violazione delle norme internazionali sulla giustizia minorile.
Distruzione servizi di base. In Iraq, Darfur e Ciad le difficoltà d'accesso all'acqua e a servizi igienici di base hanno causato epidemie e aggravato lo stato nutrizionale dei bambini. Il Rapporto segnala infine come negli ultimi anni il fenomeno del terrorismo abbia accresciuto la vulnerabilità dei bambini. Una delle maggiori preoccupazioni odierne riguarda l'uso di minori per attentati suicidi, nonché il fatto che questi siano per lo più diretti contro civili.
(17 ottobre 2007)
martedì 16 ottobre 2007
Scende per buttare la spazzatura studentessa violentata a Bologna
Costretta a salire su un'auto dove è stata stuprata e poi abbandonata
Sempre a Bologna fermato romeno che ha abusato della figlia
BOLOGNA - Ennesima violenza sessuale su una giovane donna a Bologna, la quarta in dieci giorni. Una studentessa napoletana di 24 anni ha raccontato che ieri sera verso mezzanotte era scesa in strada per buttare la spazzatura, nei pressi di via Zanardi, quando è stata bloccata da due uomini, forse nordafricani, che con un coltello l'hanno minacciata e costretta a salire in macchina.
Mentre uno dei due guidava, l'altro l'ha violentata sul sedile posteriore. Poi, secondo il racconto della ragazza, l'hanno abbandonata nei pressi della stazione ferroviaria. E lì, dopo qualche ora, è stata notata da un poliziotto fuori servizio che l'ha ritrovata sotto choc e soccorsa.
Le sue condizioni, un fortissimo stress emotivo, hanno fatto sì che per ben due volte si sia sentita male mentre parlava con i poliziotti della squadra mobile. Proprio il suo stato di choc rende complicata agli inquirenti la ricostruzione del fatto. La ragazza, dopo i malori, è stata riportata all'ospedale Maggiore al pronto soccorso ginecologico, dove era stata subito medicata quando era stata ritrovata.
Gli inquirenti, coordinati dal Pm Valter Giovannini, ritengono credibile la violenza anche se la ragazza verrà riascoltata per cercare di ricostruire l'accaduto, in particolare le modalità dell'approccio e del percorso dell'auto. Su questi dettagli infatti la ragazza non è riuscita a fornire chiare indicazioni.
Sempre a Bologna si indaga anche su un altro episodio di violenza che un romeno ha compiuto sulla figlia, una infermiera di 28 anni. L'uomo, Mihai Bompa, 52 anni, una decina di giorni fa aveva chiesto ospitalità alla giovane. Mercoledì scorso tra i due c'è stata una lite perché lui non voleva che lei frequentasse un connazionale di 26 anni. A quel punto in preda a un raptus, secondo la ragazza, il genitore ha tirato fuori un coltello e, afferrandola per il collo, l'ha violentata.
L'uomo, pluri-pregiudicato appena scarcerato dalla Francia dove ha scontato una pena per clonazione di carte di credito e con precedenti anche in Italia per rapina, furto e danneggiamento, aveva già abusato di lei un anno fa, ma la giovane non aveva detto nulla a nessuno. Questa volta è stata costretta a denunciare il padre dai suoi coinquilini che si erano accorti che qualcosa non andava. Dietro qualche insistenza, lei ha raccontato tutto e l'uomo è stato fermato dalla polizia.
Il pm Valter Giovannini, dopo aver disposto il fermo, ha chiesto la convalida del provvedimento. Durante la notte il magistrato ha sentito la ragazza e, dopo che il padre era stato rintracciato in un locale dove lavora come buttafuori, l'ha interrogato. Tra vittima e stupratore c'è anche stato un confronto. L'uomo ha ammesso di aver picchiato la figlia, ma non la violenza, che invece la ragazza ha ribadito. La donna ha numerose ecchimosi e segni di percosse, ma l'uomo ha detto di non ricordarsi dove l'aveva colpita perché era ubriaco.
(13 ottobre 2007)
domenica 14 ottobre 2007
Stupri, quarta violenza in dieci giorni
Ha raccontato di essere stata minacciata con un coltello, caricata in macchina con la forza, e violentata mentre portava il sacchetto dell´immondizia nel cassonetto vicino al portone di casa, più o meno all´incrocio tra via Zanardi e via Tanari, l´altra sera verso mezzanotte. Poi l´hanno lasciata nella zona della stazione. All´alba di ieri un uomo dipendente della capitaneria di porto che passava di lì al volante della sua auto l´ha vista vagare per strada confusa e choccata. E l´ha soccorsa. Lei, una studentessa napoletana di 23 anni che vive con un´amica, si è lasciata convincere con fatica ad andare alla Polizia. La sua ricostruzione dell´ennesimo stupro in città ha ancora molti lati oscuri. Al pm Valter Giovannini che l´ha nuovamente interrogata nel pomeriggio di ieri ha detto tra le lacrime di essere stata costretta a salire su un´auto «grande e scura» da due nordafricani. Mentre uno guidava, l´altro l´ha violentata sul sedile posteriore.
Giovannini in mattinata ha rivolto un appello a chiunque abbia visto qualcosa sia nella fase del sequestro, nella zona di via Zanardi, sia nel momento finale, davanti alla stazione. «E´ possibile che ci siano testimoni - dice il pm – E se qualcuno ha notato anche un solo particolare, ce lo faccia sapere, magari in forma anonima. Per noi potrebbe essere importantissimo».
Secondo il racconto dell´uomo che l´ha soccorsa, la studentessa ieri mattina verso le quattro camminava in via Zanardi all´angolo con via Cipriani. Era confusa, agitata, per questo le si è avvicinato. La giovane gli ha detto subito che era stata violentata, e quindi lui si è offerto di accompagnarla alla Polizia. La ragazza però non voleva fare denuncia e ha chiesto di essere portata a casa, che è a breve distanza. E´ salita in auto con l´uomo, e quando sono arrivati davanti al portone, di fronte alle insistenze di lui di portarla alla Polizia, lei ha risposto: «Andiamo a fare un giro». L´uomo ha preso quindi la direzione del centro dove, insistendo ancora, alla fine è riuscito a convincerla ad andare in Questura.
La ragazza è molto confusa, non sa dare altre indicazione della macchina su cui è salita. Apparentemente non è stata picchiata, ma aveva il bordo della maglietta slabbrato, come fosse stata strattonata. Ha riferito agli inquirenti che mentre era in macchina le hanno fatto fumare qualcosa, non sa cosa però, dato che non ha mai fatto uso di sostanze. Gli inquirenti sono alla ricerca di riscontri del racconto, che potrebbe essere lacunoso forse proprio per effetto dello choc in cui versa la ragazza.
Quello della studentessa napoletana è il quarto episodio episodio di violenza a Bologna nel giro di dieci giorni. In città c'è un'emergenza stupri? Dite la vostra
(13 ottobre 2007)
Fonte: repubblica.it
Stupri: Cassazione, Non esiste “Diritto all’amplesso”
Non esiste un “diritto all’amplesso” all’interno di un rapporto “di coppia coniugale o paraconiugale”, né, di conseguenza, “il potere di esigere o imporre una prestazione sessuale”.
Lo sottolinea la Cassazione, rigettando il ricorso di un 45enne di origine siciliana, condannato a 4 anni di reclusione dalla Corte d’appello di Reggio Calabria. L’imputato era stato ritenuto responsabile di maltrattamenti in famiglia, lesioni, violazione degli obblighi di assistenza familiare, sequestro di persona, minaccia e violenza sessuale. L’uomo, infatti, aveva costretto, secondo l’accusa, la moglie a subire un rapporto sessuale, approfittando della “minorata capacità” di questa di reagire e del suo stato di prostrazione. Contro la condanna pronunciata dai giudici di merito, l’imputato aveva presentato ricorso alla Suprema Corte: gli ‘ermellini’ della terza sezione penale (sentenza n.35408) hanno però respinto il ricorso, sottolineando che “questa Corte ha affermato che in tema di reati contro la libertà sessuale, integra la violazione dell’art.609 bis del codice penale (violenza sessuale, ndr) qualsiasi forma di costringimento psico-fisico, idonea ad incidere sull’altrui volontà di autodeterminazione, a nulla rilevando l’esistenza di un rapporto di coppia coniugale o paraconiugale tra le parti, atteso che non esiste all’interno di un tale rapporto un ‘diritto all’amplesso’, né conseguentemente il potere di esigere o imporre una prestazione sessuale”.
AGI
domenica 7 ottobre 2007
Stupri, ancora una vittima in città
Il presunto autore dello stupro è stato arrestato dalla Polizia poco dopo il fatto: si tratta di un napoletano di 34 anni, Riccardo Capitale, residente nel capoluogo emiliano, con precedenti contro il patrimonio e la persona e che dovrà rispondere di violenza sessuale, lesioni personali e lesioni e resistenza contro pubblico ufficiale avendo colpito con una gomitata un agente poi risultato guaribile in 5 giorni.
Ieri notte le grida della vittima, una donna di 36 anni di origine pugliese che vive da alcuni anni a Bologna con la famiglia, hanno attirato l'attenzione di un ragazzo modenese di 22 anni, che ha subito chiamato il 113. Gli agenti sono arrivati sul luogo dell'aggressione sorprendendo ed arrestando l'italiano in flagranza di reato. Quello della scorsa notte è il secondo episodio di violenza sessuale che si verifica a Bologna nel giro di pochi giorni; mercoledì scorso era stato arrestato un cittadino marocchino accusato di aver stuprato una donna cubana dopo che la stessa era scesa dall'autobus e si trovava in una zona periferica della città.
(05 ottobre 2007)
Fonte: repubblica.it
sabato 6 ottobre 2007
Stupri, arrestato il violentatore di via Rimesse
Nota a tutte le volanti: portare in Questura ogni magrebino che stia pedalando su una bici. E´ stato così che è finito nella rete l´autore dell´ultima violenza sessuale («atroce violenza», l´ha definita il nuovo capo della Mobile Fabio Bernardi) ai danni di una donna cubana di 26 anni. A commetterla secondo gli uomini della Mobile è stato un nordafricano da anni in Italia, mai veramente identificato (forse è marocchino o forse algerino), messo in stato di fermo sotto il nome fittizio di Rashid Chahir, 37 anni.
Era stato preso lunedì da un esperto investigatore della Mobile, che l´aveva incrociato su una bicicletta nuova di colore viola dalle parti di via Rimesse, dove era avvenuta la violenza sabato sera in un giardino, una zona che in questi giorni è stata battuta dalla polizia in ogni angolo. La ragazza aggredita e traumatizzata, spaventata anche per le minacce di morte del magrebino («Se vai alla polizia torno e ti uccido. Sono uno straniero, non ci penso due volte») aveva raccontato a fatica pochissimi dettagli, ma uno è stato importante.
La donna aveva ricordato che il suo violentatore aveva una bicicletta, così è finito nella rete anche se il suo aspetto fisico sembrava molto diverso da quello descritto in un identikit dalla vittima. L´uomo che risponde al nome di Chahir è stato portato in Questura come un´altra quindicina di nordafricani e alla fine è risultato quello giusto. Dopo aver espletato il rito dell´identificazione, è risultato che con le stesse impronte digitali risultavano vari alias di uno straniero che prima di venire a Bologna stava a Torino ed era stato anche arrestato per spaccio di droga. E´ stato rilasciato, ma non lasciato a se stesso. Discretamente seguito, fino a quando non è stato riportato in Questura martedì sera e messo dietro un vetro a specchio e riconosciuto dalla vittima, «senza ombra di dubbio», ha detto il capo della Mobile, che ha voluto ringraziare pubblicamente, alla presenza del questore Francesco Cirillo, la dirigente della sezione violenze sessuali, Liliana Galliani.
Dopo il fermo di cui è stato subito informato il pm Enrico Cieri, Rashid Chahir non ha battuto ciglio e ha negato tutto. Bernardi e Galliani hanno spiegato che uno dei problemi è stato che la ragazza violentata era talmente sotto choc da non avere altro che ricordi sfuocati. Il suo identikit non è stato verosimile, sembrava fosse di un pakistano, lei ricordava solo la bocca sdentata dell´uomo e i radi capelli. Sia dopo lo stupro sia quando è stato preso la prima volta, il marocchino andava verso una vicina moschea, ma che fosse diretto proprio lì a pregare è solo per ora una ipotesi. Il questore si è detto vicino alle persone che ieri sera hanno partecipato alla fiaccolata antiviolenza.
(04 ottobre 2007)
giovedì 20 settembre 2007
"Basta con le violenze sessuali"
Lasciato a terra, nei giardini della Procura, poco prima che inizi il processo, il cartellone rosso portato dalla Rete delle donne, zeppo di slogan contro i presunti aggressori, dovrebbe segnare il confine tra le femministe e gli amici degli "stupratori". Così li definiscono le organizzatrici del presidio. Ma serve a poco.
I due gruppi si affrontano subito, a parole, un duro faccia, e ognuno fa sentire la sua rabbia. Il gruppetto di amici di Federico Fildani e Francesco Liori, 27 e 21 anni, accusati di aver violentato e picchiato una studentessa bolognese in un appartamento di via Libia il 24 settembre dello scorso anno, provano a far partire un applauso di sostegno appena i due ragazzi varcano il cancello della Procura.
Ma le femministe, una settantina in tutto, lo coprono con i loro slogan. Nel gruppo delle donne c´è anche la madre della ragazza, che per un anno intero ha fatto tutto il possibile perché la figlia potesse dimenticare quella sera di paura. Ieri, a darle sostegno, c´erano anche gli scrittori Marcello Fois, Loriano Macchiavelli e Stefano Tassinari. Arriva anche il segretario del Prc Tiziano Loreti. Dall´altra parte dello schieramento, invece, i genitori di Liori, arrivati da Cagliari.
Nessuno abbandona la piazzetta fino all´una, quando comincia a circolare la voce che sarà il rito abbreviato a decidere il destino dei due ragazzi. Sconto di pena per un terzo, insomma. A confermare l´indiscrezione ci pensa l´avvocato Antonio Petroncini, anche lui oggetto di insulti dei collettivi, che difende uno degli imputati. L´udienza col rito abbreviato si terrà il 27 novembre, così ha deciso il gup Andrea Scarpa.
Ma fuori, per quasi quattro ore, è guerra di slogan fra i due gruppi. Le donne gridano «stupratori, fascisti» e «ma che amicizia, che solidarietà, questa è bieca complicità». Il clima si scalda, tanto che a metà mattina le porte della Procura si spalancano e compare il procuratore aggiunto Silverio Piro, che cerca di abbassare i toni: «E´ vostro diritto manifestare e protestare, ma i giudici hanno bisogno di calma per lavorare. Abbiate fiducia nella giustizia». Un appello alla moderazione quasi inascoltato.
Fioccano ancora gli slogan delle donne, gli amici dei ragazzi a processo provano a rispondere («stupratori a chi?») ma le manifestanti non si muovono dal giardino della Procura. Carla, ex coinquilina di Francesco, non regge e scoppia a piangere, poi si rivolge ai cronisti: «Perché non fanno così ogni volta che c´è uno stupro? Giudicano due persone ancor prima che siano condannate».
(19 settembre 2007)
Fonte: repubblica.it
"Per mia figlia un anno d'orrore mai lasciare sole le vittime"
di Valerio Varesi
«È stato un periodo orribile, pieno di sofferenze, ma adesso sia io che mia figlia siamo molto sollevate, soprattutto per le manifestazioni di amicizia che ci sono state offerte». Un anno dopo, la madre della ragazza violentata in via Libia racconta il dolore e la rabbia di chi è stato oggetto di un sopruso. Ma la sua è anche la cronaca della lenta riemersione di una donna dall´angolo buio dove botte e umiliazione l´avevano spinta. «Mi auguro - riprende la madre - che tutte le donne che hanno subito violenza ricevano la stessa solidarietà che abbiamo ricevuto noi. Chi sopporta questi affronti non dovrebbe mai essere lasciato solo».
«Dopo lo stupro abbiamo vissuto venti giorni di incubo» continua la madre. «Mia figlia si svegliava di notte, era preda di crisi di panico, piena di paure, incapace di stare un´ora da sola. C´è voluto tutto il sostegno psicologico di una terapeuta che ci è stata indicata dalla 'Casa delle donne' per riuscire a risalire la china. Le donne vittime della violenza perdono la stima di sé, vengono prese da sensi di colpa e da insicurezza. Nel nostro caso, inoltre, si è aggiunta una campagna oltraggiosa su qualche blog organizzato dai sostenitori dei violentatori. Abbiamo letto cose orrende: lo stupro morale comincia dove finisce lo stupro fisico».
Poi i blog sono stati costretti a chiudere per il veemente intervento delle femministe di Cagliari, ma la ferita si è aggiunta a quelle della violenza. «Mia figlia aveva un occhio tumefatto per cui ho temuto moltissimo, il setto nasale rotto e la parziale sordità da un orecchio. Solo a luglio ha risolto i problemi fisici con un intervento che ha corretto le fratture al naso» spiega ancora la madre. «I violentatori hanno detto che mia figlia era caduta dalle scale. Beh - prosegue - a questo proposito vorrei chiedere al nostro sindaco, da cui tutti invocano legalità, di occuparsi di tante scale scivolosissime su cui reiteratamente continuano a cadere le donne della nostra città che si presentano al pronto soccorso con gli occhi pesti e il naso rotto».
Ma quand´è che la ragazza ha ricominciato a vivere? «Ci sono voluti circa tre mesi» racconta la madre. «È stato quando ha deciso di riprendere a studiare per il dottorato di ricerca e a progettare il futuro. Poi, a un certo punto, ha deciso di ritornare anche a ballare le danze etniche che sono la sua passione: ecco, a quel punto ho pensato che il peggio fosse alle spalle». Non del tutto. La ragazza è stata costretta a cambiare casa per sfuggire a spiacevoli incontri con gli amici dei suoi aggressori.
«Non abbiamo mai risposto alle provocazioni e agli insulti» riprende la madre. «Questa vicenda brutta ci ha permesso anche di conoscere gente meravigliosa come quella signora che ieri, giorno di udienza, avendo appreso la vicenda dal Tg1, si è recata in Tribunale e ha trovato una solerte impiegata che le ha indicato la procura di piazza Trento e Trieste. Io non la conoscevo, non l´avevo mai vista, ma si è presentata dicendomi solo che era lì per sostenere una buona causa».
(19 settembre 2007)
Fonte: repubblica.it
domenica 16 settembre 2007
Abusa della nipote e le offre uno spinello
TORINO
Per 4 anni, da quando ne aveva 12, ha dovuto subire le attenzioni morbose dello zio che, secondo le accuse, per vincere le sue resistenze la prima volta, le avrebbe anche fatto fumare uno spinello, di cui lui faceva un uso continuo. Con l’accusa di violenza sessuale, maltrattamenti, cessione e di sostanze stupefacenti a minore con lo scopo della violenza sessuale e induzione alla prostituzione minorile, dal momento che dopo ogni abuso l’uomo faceva regali alla nipote o le dava qualche euro, gli uomini della sezione Interforze della Procura di Torino coordinati dal maresciallo Alberto Sorba hanno arrestato, a conclusione di un’indagine del pm Marco Bouchard lo zio della ragazza, un 45enne, e denunciato per concorso omissivo in violenza sessuale anche la nonna della giovane che oggi ha 16 anni.
Tutto ha inizio dopo la separazione dei genitori della ragazza che per qualche tempo va a vivere dalla nonna materna con la quale abita anche lo zio. Secondo quanto raccontato dalla giovane che si è confidata con due amiche e con gli operatori dei servizi sociali, dai quali è partita la segnalazione alla Procura, lo zio avrebbe iniziato a mostrare attenzioni sessuali nei suoi confronti iniziando con palpeggiamenti superficiali, divenuti poi sempre più pesanti fino a tentare, nel giugno di quest’anno, un rapporto sessuale completo al quale la ragazza ha reagito riuscendo ad impedire lo stupro vero e proprio.
Secondo il racconto della giovane lo zio per convincerla a subire gli abusi le avrebbe anche detto che altre bambine facevano le stesse cose e che lei sarebbe stata una sciocca a non accettarle, facendo anche il nome di una ragazzina appartenente alla cerchia della sua famiglia allargata. E da successive indagine è infatti emerso che anche a quest’ultima l’uomo avrebbe fatto delle avance, offrendole anche uno spinello, ottenendo però il rifiuto della vittima.
Gli inquirenti, che avrebbero ricostruito una trentina di episodi in 4 anni, hanno anche denunciato la nonna perchè è emerso, dai racconti della ragazza che probabilmente sapeva, avendole fatto intendere che aveva capito che cosa succedeva. A una domanda specifica se lo zio le avesse chiesto di avere rapporti con lui la nonna, ricevuta risposta affermativa, avrebbe sminuito la cosa dicendo che forse suo figlio aveva fumato troppo. Ora la ragazza è stata affidata a una comunità mentre lo zio, che avrebbe fatto parziali ammissioni dando però la colpa alla nipote, è finito in carcere.
Fonte: La Stampa.it
venerdì 14 settembre 2007
Stupri e pestaggi, è emergenza
12 settembre 2006
Fonte: espresso.repubblica.it
Stupri: Accusato da 14enne era innocente, 18 giorni in carcere
Un ragazzo di 24 anni, di Ferrara, accusato di violenza sessuale su una quattordicenne è stato rilasciato dopo 18 giorni di carcere perché risultato innocente.
La denuncia nei suoi confronti era stata presentata il 29 luglio scorso, attraverso il racconto che la ragazzina aveva fatto ai carabinieri. La ragazza aveva parlato di tentativo di violenza sessuale. Il giorno dopo i militari hanno arrestato il giovane ferrarese e il provvedimento di custodia cautelare in carcere era stato convalidato. Ma il 17 agosto, le indagini della Procura di Ferrara, supportate dalle perizie mediche sulla ragazza, avevano fatto cadere ogni accusa nei confronti del 24enne: il fatto non sussiste, revocata di conseguenza la custodia cautelare dopo 18 giorni di detenzione nel carcere di Ferrara.
domenica 9 settembre 2007
FESTIVAL DI VENEZIA 2007
A De Palma la miglior regia
Il Leone d’argento è andato a Brian De Palma e al suo Redacted, film documento sulle conseguenze della guerra in Iraq. La trama ruota attorno a un gruppo di soldati statunitensi di stanza in Iraq e sullo stress che il conflitto infligge loro. De Palma parte da un fatto reale, lo stupro di una ragazzina di 14 anni e il massacro della sua famiglia, per fare luce su una guerra raccontata dai media attraverso imbarazzanti omissioni. Il premio speciale della Giuria per questa edizione del Festival veneziano ha avuto un ex aequo: La Graine et le mulet del regista franco-tunisismo Abdellatif Kechiche e I'm not there di Todd Haynes. Entrambi portano a casa altri due premi rispettivamente il Premio Marcello Mastroianni per la giovane attrice emergente, la splendida Hafsia Herzi che nel film di Kechiche seduce con una conturbante danza del ventre, e la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a Cate Blanchett, per la straordinaria immedesimazione in Bob Dylan.
(...)
Fonte: La Stampa.it
sabato 8 settembre 2007
Figli stupratori? Genitori senza casa
PAOLO COLONNELLO
MILANO
«Purtroppo succede spesso che i genitori neghino le colpe dei figli o comunque non ne siano del tutto consapevoli. Rivalersi su di loro è semplicemente doveroso». Per Livia Pomodoro, presidente del Tribunale dei minori di Milano, la decisione dei giudici civili di sequestrare la casa ai genitori di un adolescente che con altri aveva per mesi abusato di una bambina di undici anni, non è una novità. «È già successo altre volte, lo prescrive la legge. Sono convinta che se certe persone si colpiscono nel portafoglio, magari si svegliano. Il vero fenomeno grave non sono gli episodi di bullismo ma la sottovalutazione in ambito famigliare di quanto accade» E come si spiega? «Perchè i loro figli sono fatti a loro immagine e oggi si preferisce rivedersi alla tv anziché allo specchio». Dunque, che le colpe dei figli ricadano sui padri. È la dottrina adottata da tempo dal tribunale civile, in particolare dalla decima sezione. E quando padri (e madri) non hanno mezzi liquidi per risarcire il danno causato dai loro pargoli «irrequieti», i giudici scelgono la strada del sequestro conservativo degli immobili.
Così nel dicembre del 2004, affrontando il caso della bambina di 11 anni violentata ripetutamente da cinque adolescenti (il più grande aveva 17 anni), i giudici hanno stabilito che i genitori erano da «considerarsi responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori», disponendo perciò il sequestro conservativo della loro abitazione. Secondo i giudici infatti i genitori di almeno tre dei giovani imputati, non avevano dimostrato di «non aver potuto impedire il fatto» nonchè «di aver assolto adeguatamente al loro complessivo compito di cura che, con riferimento a soggetti adolescenti e preadolescenti, involge “l’educazione sentimentale”, il rispetto degli altri e le modalità relazionali anche con l’altro sesso, temi rispetto ai quali - proseguiva l’ordinanza - la funzione genitoriale - servendosi di una tanto delicata quanto onerosa, strategia dell’attenzione - deve trovare ogni opportuna modalità per consentire la crescita dei ragazzi».
Il sequestro dell’abitazione, che dovrebbe coprire un danno fino a 230 mila euro, potrà venire confermato quando, il prossimo dicembre, la causa civile si dovrà concludere. Ma non è escluso che si giunga prima ad una transazione che trasformi il sequestro in un risarcimento pecuniario. Un caso simile, sempre affrontato dalla stessa sezione del tribunale, si era verificato per l’omicidio di una quattordicenne accoltellata nel cortile della scuola a Sesto San Giovanni nel 2001: anche in quell’occasione i giudici stabilirono il sequestro dei beni della famiglia del sedicenne che l’aveva uccisa. Un ragazzo problematico che nella sua camera, ascoltando musica di Marylin Manson, si tagliuzzava le braccia con lo stesso coltellino usato poi per assassinare la compagna di scuola. Scrissero i giudici che «i genitori avrebbero dovuto accorgersi del disagio sociale» vissuto dal ragazzo e «i comportamenti autolesionistici già noti anche a scuola» non avrebbero dovuto «essere sottovalutati come manifestazioni adolescenziali ma riconosciuti come segnale di allarme di disagio della personalità del giovane».
Fonte: La Stampa.it
giovedì 6 settembre 2007
California: «Islamico e nero, il fornaio con licenza di crimine»
Stupri, torture, omicidi nati nel retrobottega. Mentre la polizia stava a guardare per mesi
Il caso riguarda un’attività commerciale conosciuta come Your Black Muslim Bakery (Il vostro fornaio islamico nero), situata sulla San Pablo Avenue a Oakland, in California. Il suo fondatore, di nome Yusuf Bey, è stato arrestato nel 2002 con l’accusa di violenza sessuale ai danni di ragazze minorenni.
(C) Christopher Hitchens, distribuito da The New York Times Syndicate Traduzione di Rita Baldassarre
domenica 2 settembre 2007
Marito padrone e violento
di Alessandro Cori
«Ero uscita a far la spesa con i miei bambini senza avergli chiesto il permesso, per questo mi ha picchiato». Agitata e spaventata, dopo essersi chiusa nel bagno del suo appartamento insieme ai figli per paura che il marito continuasse a colpirla, una donna marocchina di 36 anni ha spiegato così il comportamento del suo uomo agli agenti che l´hanno soccorsa dopo averla sentita gridare.
Lui, un tunisino di 40 anni, regolare, come la moglie del resto, era ubriaco e visibilmente su di giri, quindi, non contento, si è scagliato anche sui poliziotti e sul fratello della donna, arrivato con gran foga per farsi giustizia da solo.
La giovane marocchina, dopo aver trovato il coraggio di chiamare il 113, cosa non sempre scontata in questi casi, non ha voluto però denunciare il marito, Hamami Bechir Ben Mohamed, che comunque è stato arrestato dalla polizia per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni finalizzate alla resistenza e minacce aggravate. Stesse accuse che hanno fatto scattare le manette anche per il fratello della donna, San Haji Abdelhafid, di 32 anni.
E´ poco prima delle sette di mercoledì pomeriggio, quando al sesto piano di un palazzo popolare di via Gandusio va in scena la violenta lite familiare. L´edificio, abitato in gran parte da famiglie straniere è imponente ma sporco e degradato. Quando i poliziotti, chiamati con il cellulare dalla donna marocchina, arrivano nell´appartamento, della 36enne non c´è traccia. Gli agenti identificano il marito, chiaramente ubriaco, si trattengono ancora un po´ e solo allora sentono la donna urlare dal bagno. Aprono la porta e la giovane marocchina inizia a raccontare la sua verità. Dopo essere uscita a fare la spesa con i figli, di 1 e 3 anni, al suo rientro aveva trovato il marito già in casa. L´uomo, furioso per non averla vista, ha pensato bene di colpirla con una serie di schiaffi sul collo e sul volto. Il racconto della donna viene però interrotto dall´arrivo del fratello, chiamato anche lui dalla giovane dopo essersi chiusa nel bagno. Alla vista del marocchino, il tunisino ubriaco ha afferrato un coltello e si è scagliato contro il cognato, che per tutta risposta si è difeso con un bastone.
All´arrivo di una seconda volante, però, i due hanno cominciato a menare i poliziotti che poi sono riusciti a dividerli e li hanno portati in questura. Per il tunisino, poi, è scattata anche la denuncia per violenza privata e percosse: su questo in Procura è stato aperto un fascicolo. Gli agenti coinvolti nella lite hanno ricevuto 5 e 7 giorni di prognosi per contusioni alla spalla, polsi e gomito. «Non credevo potesse accadere una cosa del genere - racconta un vicino di casa della famiglia, che abita sullo stesso piano - sono due persone molto tranquille, abitano qui da più di un anno e non avevano mai creato problemi. Lei è una ragazza molto gentile, veste all´europea, senza veli o altro. Parla bene l´italiano e mi sembrava fosse felice».
(31 agosto 2007)
Fonte: repubblica.it
sabato 1 settembre 2007
Stupra 15enne: assolto per sonnambulismo
Un militare inglese che ha abusato di una ragazzina è stato prosciolto. La difesa: «Mi sono svegliato nudo in strada»
LONDRA - Un uomo accusato dello stupro di una 15enne è stato assolto perché quando ha abusato della ragazza era in stato di sonnambulismo.
Il fatto è successo il 19 novembre scorso. Kenneth Ecott, un militare della Royal Air Force (l'aviazione militare britannica), allora si trovava al Royal British Legion club di Poole (nel Dorset) per festeggiare il compleanno di un amico. Dopo una serata a base di vodka e altri alcolici, il gruppo di invitati, fra cui la ragazza e la sua famiglia, si erano coricati alla buona su alcuni materassi gonfiabili del club. Ad un certo punto della notte, la giovane si era però svegliata rendendosi conto all'improvviso che l'uomo era sopra di lei e la stava violentando. Ma il giovane ha detto che solo più tardi, ritrovandosi nudo in mezzo alla strada, e sentendo le grida della ragazza, il si era reso conto di quanto era successo e si era scusato con la famiglia della giovane. È stato creduto ed assolto.
LA DIFESA - «Sono andato a dormire - ha detto Elcott durante in processo, ricostruendo quanto era avvenuto -. Dopo, mi sono ritrovato in mezzo alla strada, nudo. Sono rientrato, e l'ho sentita piangere: tutto mi è tornato in mente. Tutti mi chiedevano: "Cosa hai fatto?", ma io non sapevo rispondere, non potevo crederci». «Ero sotto shock - ha continuato l'uomo -. Non ero neanche sicuro di cosa avessi fatto». Ecott entrò nella Raf nel 2004. Lo scorso hanno, ha prestato servizio per quattro mesi in Iraq e per tre mesi in Afghanistan: in seguito a queste esperienze, secondo quanto ha spiegato in tribunale, ora avrebbe problemi di sonno e soffrirebbe di sonnambulismo. Non è una novità infatti che alcune persone facciano sesso senza accorgersi durante la notte. La patologia studiata dagli scienziati inglesi è stata chiamata «sexsomnia».
07 agosto 2007
Fonte: Corriere della Sera
venerdì 13 luglio 2007
Cassazione:"Stupro non sempre reato
La Corte suprema annulla la condanna di un giovane di Latina
accusato di aver violentato l'ex fidanzata minorenne
ROMA - Una sentenza della Cassazione riguardo ad un caso di stupro è destinata a far discutere: non è sempre reato se il rapporto inizia con l'assenso di entrambi i partner, ma non viene poi interrotto su richiesta di uno dei due. La Corte suprema lo ha decretato annullando la condanna del Tribunale di Latina e della Corte d'appello di Roma a quattro anni di reclusione per un giovane ventenne di Latina, accusato di violenza su una minorenne.
La storia risale al 2000, quando i due fidanzati si erano appartati per scambiarsi effusioni, sfociate in un rapporto completo. La ragazza aveva allora 16 anni e poco dopo la sua prima volta ha denunciato il fidanzato: dopo un primo consenso la ragazza avrebbe chiesto invano al partner di fermarsi, senza però essere ascoltata.
Dopo le due sentenze di condanna l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione denunciando vizi di
motivazione e, in particolare, una erronea ricostruzione dei fatti e l' inattendibilità della minorenne. E con la sentenza 24061 la Corte ha dato ragione al ragazzo. La motivazione riguarda proprio quel "sì" iniziale della ex fidanzatina: "I giudici non hanno adeguatamente tenuto conto del fatto che la ragazza avrebbe accettato di avere un rapporto
sessuale con l'imputato, ma si era opposta nel momento in cui aveva iniziato a sentire forti dolori nella zona vaginale".
La Cassazione crede poi al ragazzo che dichiara di aver agito "nella certezza di avere un rapporto consentito" e che quindi "poteva non aver percepito quel disagio che la ragazza avrebbe successivamente manifestato". Considerato indicativo del fatto che la ragazza fosse consenziente il suo comportamento il giorno successivo alla presunta violenza: "Era tranquillamente andata in macchina con l'imputato".
(12 luglio 2006)
Fonte: LaRepubblica.it
venerdì 15 giugno 2007
"Io lottavo con quel bruto ma nessuno mi ha dato una mano"
«IO UN EROE? Mo valà, ho preso un po' di pacche, ho salvato una ragazza da uno stupro, e ho solo fatto il mio dovere. Chiunque avrebbe fatto altrettanto. Oddio, magari tutti quanti proprio no. In piazza Malpighi, mentre lottavo con quel tipo, c'erano un'ottantina di persone davanti a un bar. S'è mossa solo una ragazza. Una punkabestia. Mi ha detto "Hai bisogno d'aiuto? Se vuoi gli aizzo contro il cane". Gli altri non hanno fatto niente».
Chissà, forse nessun altro s'è mosso solo perché Hendrick Atti, 28 anni, il tassista della Cat che ha salvato una giovane donna da uno stupro la notte scorsa, è un ragazzone grosso come un armadio. A Bologna lo conoscono tutti come "Ricky", il nomignolo col quale è noto dal '96 nel corpo delle Pattuglie Cittadine. Volontario. Uno che non dorme mai, insomma, e col pallino della sicurezza. Niente eccessi, però. Nessuna cultura ossessiva del corpo, palestra o arti marziali. «Solo tagliatelle e tortellini», scherza. Ma la sua è stata una notte difficile. «Poco dopo mezzanotte - racconta - ero in piazza Malpighi e stavo tornando verso la stazione. All'altezza del Sushi Bar, dove c'è una fermata del bus poco illuminata, ho visto una ragazza minuta che lottava con un uomo. Bruttissima scena. Lui le è saltato addosso, l'ha stretta al collo con un braccio, ho visto che avvicinava il suo viso a quello di lei, come se volesse baciarla. Ho accostato di botto. Lei piangeva, lui l'insultava. Diceva "stai tranquilla, voglio solo parlarti". Bel coraggio».
La portiera della Multipla che s'apriva è stata la salvezza per la donna, che s'è buttata a capofitto in macchina piangendo e tremando. «Ho chiuso subito le portiere - racconta Rikcy, evidentemente affetto dalla "sindrome del salvatore": fu sempre lui, anni fa, a trarre in salvo alcuni automobilisti rimasti intrappolati da un allagamento sull'asse attrezzato - e ho cercato di tranquillizzarla. L'uomo invece ha attraversato la piazza, ha raggiunto il portico di fronte e s'è incamminato verso via Sant'Isaia. Ho fatto un'inversione "a urlo", ho raggiunto il semaforo, ho fermato la macchina di traverso all'incrocio e l'ho guardato negli occhi. "Adesso tu te ne stai fermo qua - gli ho detto - perché ho chiamato la polizia". "Fatti i c... tuoi", ha risposto. Impaurito? Direi proprio di no, semmai era arrogante. Eppure doveva sentirsi in pericolo, visto quello che aveva fatto».
Prima di scendere dall'auto Ricky ha lanciato il telefonino alla ragazza seduta dietro, dicendole di chiamare il 113. A quel punto, il "contatto" col bruto. Le botte. «Si è scagliato contro di me colpendomi a calci e pugni, siamo caduti a terra, ma sono riuscito a immobilizzarlo. L'ho dovuto fare, per la mia incolumità e per quella della ragazza. Temevo che potesse farle ancora del male. E lì, mentre lottavo, è successa una roba assurda. Passa una donna e mi fa "Lascialo, lascialo stare". Insomma, il cattivo ero io. Quello menava, aveva cercato di violentare una ragazza, ma io sono passato per un picchiatore. Buffo, no?».
Ma non era una battuta. A due passi da lì, da due uomini avvinghiati che si pestano sull'asfalto, la solita folla ai tavolini del bar. Dehors, birra, chiacchiere e candele. «Saranno stati almeno 80 ragazzi - racconta il tassista - ma solo quella col cane, e poi un altro tizio, son venuti a chiedermi se avevo bisogno di aiuto. Per fortuna la polizia è arrivata in un attimo. Due volanti. Gli agenti sono scesi e hanno ammanettato l'indiano. Io? Dodici giorni di prognosi: ho lividi al petto, sulla pancia e le braccia graffiate. No, non voglio pensare a chi non mi ha aiutato. Preferisco ricordare la ragazza che mi ha abbracciato quando lui è stato portato via. Piangeva, tremava come una foglia, ma non la finiva più di ringraziarmi. "Se non c'eri tu finiva male - diceva - ce ne vorrebbe di più di gente come te".
Certo, mi ha fatto piacere». Non solo ringraziamenti, però. «Era sconvolta. Ha visto l'aggressore in manette e mi ha chiesto cosa sarebbe successo. "Ho paura che esca dal carcere e mi venga a cercare - diceva - io lavoro in centro, faccio la commessa. Ho il terrore di rivedermelo davanti un giorno o l'altro». Lunga notte in Questura, la denuncia, il pronto soccorso. Mica facile, la vita dei tassisti. «Mio padre, anche lui fa il tassista, due settimane fa è stato aggredito da due uomini che si erano fatti portare a porta Saffi ed erano scesi senza pagare la corsa. Ne ha afferrato uno, quello s'è rivoltato e l'ha preso a calci nella schiena. Sì, è cambiata, Bologna».
(14 giugno 2007)
Fonte: repubblica.it
"Salvata da un tassista eroe"
di Alessandro Cori
Per un soffio ha perso l'autobus, e mentre era in piedi accanto alla fermata ad aspettare il successivo, si è sentita improvvisamente abbracciare da dietro, stretta in una morsa che non le lasciava scampo. Uno sconosciuto ha iniziato a toccarla, baciarla, pochi minuti che sembravano infiniti, poi l'incubo è svanito, grazie all'intervento di un tassista che ha prima messo in fuga e poi bloccato l'aggressore al termine di una scazzottata.
Un'altra violenza sessuale nel giro di pochi giorni, e anche in questo caso l'intervento di un conducente di «auto bianche» è stato provvidenziale. Solo domenica scorsa infatti, un tassista aveva soccorso una ventiquattrenne che era stata sequestrata e violentata dal fidanzato geloso. L'ultimo episodio invece è accaduto nella notte tra martedì e mercoledì, intorno a mezzanotte, alla fermata del bus 13 di piazza Malpighi, in pieno centro, con il bar a due passi pieno di gente.
«Sono estremamente ansiosa, e sempre preoccupata della mia incolumità - racconta Silvia (il nome è di fantasia) 28 anni, pugliese, commessa in un negozio del centro - per questo non vado mai in giro da sola. Bologna di notte è una città pericolosa. L'altra sera però, tornavo da casa del mio fidanzato e per una serie di coincidenze sfortunate è andata così - dice la ragazza - Il tassista è stato molto bravo, ha sentito le mie richieste d'aiuto e mi ha salvato facendomi salire sulla sua vettura».
Quando la polizia è intervenuta, l'aggressore, Manjit Lac, indiano, regolare, era già stato immobilizzato dal giovane autista bolognese, che nella colluttazione ha riportato diverse contusioni. Oltre che per violenza sessuale, il 31enne straniero dovrà rispondere anche dell'accusa di lesioni personali ai danni del tassista.
«Mi si è avvinghiato all'improvviso e ha cercato di baciarmi, io gli ho detto che avrei chiamato la polizia e mi sono allontanata. Ho fatto pochi metri - continua Silvia - e ho visto che anche lui se ne stava andando, allora con il cellulare in mano sono tornata alla fermata, a qual punto lui si è rigirato e mi ha detto di volermi parlare, mettendomi però di nuovo le mani addosso. In quell'istante è passato il tassista». Proprio quando il conducente si è fermato davanti alla pensilina del bus, l'indiano ha lasciato andare la ragazza, che si è rifugiata nel taxi. Il giovane bolognese, a quel punto, prima ha detto alla 28enne di chiamare la polizia, poi con la macchina ha iniziato ad inseguire il violentatore, riuscendo a tagliargli la strada nei pressi dell'incrocio con via San'Isaia. Nonostante graffi e pugni, l'autista è riuscito ad immobilizzare l'aggressore fino all'arrivo della volante. «Ripeto, questa città di notte è pericolosa, è una cosa che si percepisce anche solo girando per strada, a volte anche di giorno. Via Zamboni per esempio, la sera dopo una certa ora è off limits».
Ieri infine, è emerso che la Procura ha aperto un fascicolo, ora nelle mani del procuratore aggiunto Luigi Persico, con l'accusa di violenza sessuale a carico di ignoti, dopo che una quarantenne ha denunciato di essere stata aggredita il 4 giugno in via Trauzzi, al Pilastro. La donna, verso le 22, stava camminando quando è stata avvicinata da un uomo, descritto come africano, vestito di nero. L'aggressore l'avrebbe immobilizzata con un braccio, e con l'altro strappato il bottone dei pantaloni e toccato le parti intime. L'uomo è anche riuscito ad abbassarsi i calzoni, ma le urla e i calci della vittima lo hanno messo in fuga.
(14 giugno 2007)
Fonte: repubblica.it